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Avvocato ucciso a Pietraperzia nel 2016: un arresto. L’assassinio per contrasti dopo l’acquisto di un auto

Redazione

Avvocato ucciso a Pietraperzia nel 2016: un arresto. L’assassinio per contrasti dopo l’acquisto di un auto

Mer, 30/09/2020 - 09:47

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Avvocato ucciso a Pietraperzia nel 2016: un arresto. L’assassinio per contrasti dopo l’acquisto di un auto

Svolta nelle indagini sull’omicidio dell’avvocato Antonio Giuseppe Bonanno, avvenuto a Pietraperzia, in provincia di Enna, la sera del 28 settembre 2016: carabinieri e polizia hanno eseguito una ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal gip del tribunale di Caltanissetta su richiesta della Dda nissena, nei confronti di Andrea Bernunzo, ritenuto responsabile dell’omicidio. L’uomo dovra’ rispondere di concorso in omicidio eseguito con premeditazione, riciclaggio e danneggiamento seguito da incendio. La sera del 28 settembre 2016, secondo gli investigatori, Bernunzo e Filippo Giuseppe Marchi’, che fu poi ucciso in un agguato mafioso, raggiunsero la residenza estiva del legale a Pietraperzia e dopo avere atteso l’arrivo del professionista esplosero tre colpi di pistola calibro 9×21: l’avvocato mori’ due giorni dopo per le conseguenze dell’agguato. Alla base dell’omicidio ci sarebbero dei dissapori dovuto all’acquisto di un’auto da parte del suocero di Bernunzo in una concessionaria di alcuni aprenti di Bonanno.

Nei giorni successivi all’acquisto sorsero delle contestazioni in merito all’effettivo chilometraggio del veicolo appena acquistato e il legale chiese al suocero di Bernunzo di onorare il debito contratto per l’acquisto del mezzo: “Circostanze che alimentarono il livore di Bernunzo nei confronti del legale”, ricostruiscono gli inquirenti. Le indagini portarono alla scoperta che Bernunzo, vigilante in un supermercato di Caltanissetta, era essente dal lavoro il giorno dell’omicidio e inoltre era il legittimo detentore di due pistole dello stesso calibro di quella utilizzata nell’agguato e che non sono state trovate nel luogo in cui avrebbero dovuto essere custodite. Le intercettazioni hanno poi portato alla scoperta del “timore dell’indagato di aver lasciato delle impronte digitali all’interno dell’auto utilizzata per l’omicidio”.