Salute

Rassegna Stampa. Il tormento di Ferragosto: muro istituzioni-famiglie fra divieti e giovani contro

Andrea Lodato - La Sicilia

Rassegna Stampa. Il tormento di Ferragosto: muro istituzioni-famiglie fra divieti e giovani contro

Gio, 13/08/2020 - 09:43

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Rassegna Stampa. Il tormento di Ferragosto: muro istituzioni-famiglie fra divieti e giovani contro

F erragosto? Un tormento. Partiamo da qui. Il rito del falò, la trasgressione sulla spiaggia, ubriacature, birra e rum a fiumi, promiscuità in serate con adunate oceaniche. Da Giardini Naxos a Letojanni, da San Lorenzo a Portopalo e Marzamemi, sino a Marina di Modica, di Ragusa, sino alle coste dell’Agrigentino, Menfi, Eraclea e dintorni, sino a tutta l’area del Trapanese, Palermo, Cefalù. La battaglia è aperta, da un lato le istituzioni, dalla Regione ai Comuni, che stanno chiudendo accessi e varchi per impedire l’i n v asione, dall’altra un esercito di ragazzi e ragazzini che pare se infischino totalmente dei divieti, dei rischi legati al Covid che continua a circolare e a passare di festa in festa, di serata in serata, di spiaggia in spiaggia, utilizzando anche il canale dell’importazione diretta. Perché nonostante le raccomandazioni, nonostante viviamo in un paradiso terrestre, beh molti sono andati a cercare la loro estate in Paesi stranieri ad alto rischio coronavirus, portandosi a casa come ricordo un contagio che si sarebbe potuto evitare scegliendo la Sicilia come meta per le vacanze, almeno quest’anno. Ma la battaglia sul Ferragosto non divide soltanto istituzioni e giovani.

La vera guerra si combatte in casa, nelle famiglie, in dibattiti estenuanti tra genitori e figli, con i primi che, disperatamente in molti casi, cercano di sconsigliare i bagordi ferragostani senza controlli, senza limiti, senza protezione. Senza senso, mai come in questo caso e al netto del fatto che essere giovani è bello anche perché ci si sente liberi di fare tutte le cazzate possibili e immaginabili, soprattutto quelle senza senso. Qui, però, la questione stavolta è un po’ più complessa perché investe la sfera della salute pubblica, quindi non siamo più al non senso, ma al danno, in qualche caso inevitabile, inesorabile, cui si rischia di andare incontro. Come? Affollando quelle spiagge in maniera sconsiderata. E, infatti, si cercherà di tenerle chiuse, come da ordinanze dei sindaci che, però, domandano anche come dovranno fare, con quali risorse umane, a far rispettare le loro stesse ordinanze. Ma anche riempiendo locali, discoteche, anche e soprattutto alle Eolie, che sono già state prese d’assalto e rischiano il soffocamento nelle prossime 48 ore. Il dibattito nelle famiglie passa rapidamente dal dispensare saggi consigli, a spiegare con ansia e crescente stato d’angoscia genitoriale, che riempire aliscafi come sardine, imbarcarsi per la mitica serata di Panarea, dividere case, stanze, bagni, drink, sigarette, canne e altro anche con amici di lunga data, è un rischio gigantesco. Ma ai ragazzi chi glielo spiega, ovvero chi glielo impone di obbedire per stavolta, per una volta, a un divieto?

Peraltro divieto somministrato a fin di bene anche sociale. Siamo al muro contro muro alla vigilia della notte più lunga dell’estate, ma siamo anche al trionfo dell’incoscienza. Dopo il caso del ragazzino che ha partecipato ad una serata con mille altri ragazzi all’Afrobar della Plaia di Catania, c’è stata la corsa al tampone, ai test, alla ricerca di una patente di sanità da acquisire al più presto. Da un lato, da quello delle famiglie, per tranquillizzarsi sulle condizioni dei pargoli e sulla sicurezza, dunque, dei nuclei familiari, dall’altro lato i ragazzi un po’ i mpauriti essendo stati alla serata, quindi potenzialmente a rischio, ma soprattutto preoccupati dal dovere restare in isolamento non avendo una certificazione di negatività. Ore e giorni surreali, con molti che hanno risposto all’a ppello dell’Asp per fare i test in ospedale, ma tanti altri che percorrendo strade alternative, hanno cercato qualche laboratorio di analisi aperto anche nella cruciale settimana ferragostana, per un tampone in extremis. Si racconta di laboratori aperti per l’o c c a s i one, di ferie posticipate per un test o un tampone a figli di amici, la ricerca affannosa di quella patente di innocuità che anche chi aveva partecipato a quella serata voleva immediatamente incassare. Mai Ferragosto così tormentato, mai così dibattuto, mai così pericoloso e così inutile, se non a farci comprendere quanto sia diventato difficile fare anche la più piccola rinuncia. Da parte dei ragazzi prima di tutto, ma spesso anche da parte di adulti che hanno contribuito a far abbassare pericolosamente non la sdoglia di paura, ma quella di attenzione rispetto al rischio pandemia.

Eppure, tutti gli epidemiologici, in testa i non catastrofisti, avevano ribadito la necessità di rispettare distanze di sicurezza, uso delle mascherine, igiene delle mani, protezioni varie. Ignorati, sbeffeggiati, arruolati nell’esercito dei patofobici nel migliore dei casi, dei complottisti in quella peggiore, da quelli che hanno raccontato che il Covid non è mai esistito, per intenderci, che qualcuno ha semplicemente voluto uccidere la nostra economia. Salvo a scoprire che il virus, invece, esiste se approda con barchette di migranti sulle nostre coste. Così è andata e così sta andando, con una scelta, fatta dalla Regione, che ha lasciato abbastanza disorientati: perché autorizzare la riapertura di discoteche capaci di ospitare migliaia di persone, chiedendo l’impossibile rispetto delle distanze di sicurezza ai botteghini, al bar, in pista, dove si dovrebbe ballare con la mascherina, stando all’ultima ordinanza del presidente Nello Musumeci? Riaprire le discoteche era la grande incognita con un finale quasi scontato considerato che quelle capaci di far rispettare le regole sono state e sono poche: il resto è fatto di migliaia di ragazzini scatenati, luoghi incontrollabili, assembramenti inevitabili, virus insinuante. Per tutti gli esercizi pubblici, invece, regole giustamente stringenti, dalle arene ai concerti (pochi) organizzati e autorizzati, folle strabocchevoli sulle piste da ballo, soprattutto in riva al mare. E ora Ferragosto. Mai così tormentato, mai così pericoloso. Che passi presto, che sia già domani il 30 agosto, con 15 giorni di attesa per capire che cosa diavolo potrebbe essere accaduto. Anche perché a breve quello stesso esercito di ragazzini tornerà ad invadere le classi delle nostre scuole. E quel che porteranno in dote dall’estate, sarà trasmesso a compagni, docenti e personale Ata. E lì il rischio di problemi più seri potrebbe diventare altissimo da scongiurare.