Si abbassa l’età dei contagiati:
se nei primi mesi della pandemia e-
mergevano nella grande maggioran-
za i casi registrati in persone anziane,
adesso le infezioni sono rilevate so-
prattutto nei giovani, tanto che l’Or –
ganizzazione Mondiale della Sanità
(Oms) rileva che a spingere la pande-
mia sono i contagi che avvengono fra
chi ha da 20 a 40 anni. La guardia deve
quindi restare alta, considerando i ri-
schi per le fasce d’età più vulnerabili.
«L’epidemia sta cambiando e le per-
sone di 20, 30, 40 anni stanno sempre
di più pilotando la diffusione», ha
detto il direttore dell’ufficio del Paci-
fico Occidentale dell’Oms, Takeshi
Kasai. «Molti non sanno di avere l’in –
fezione – ha aggiunto – e ciò aumenta
il rischio di contagio dei più vulnera-
bili».
Una preoccupazione confermata in
Italia dalla curva delle nuove diagno-
si di infezione, che continua a salire
nonostante le fisiologiche oscillazio-
ni quotidiane. I dati del ministero del-
la Salute indicano che nelle ultime 24
ore (dato di ieri) si sono registrati 403
casi (83 in più) concentrati soprattut-
to in Veneto (60) e Lombardia (50);
contemporaneamente aumentato il
numero di tamponi: quasi 54.000
contro i 30.000 del 18 agosto. I decessi
sono stati cinque, contro i quattro del
giorno precedente. I dati italiani con-
fermano anche i timori dell’Oms re-
lativi ai rischi legati all’aumento dei
casi da asintomatici e fra i giovani. I
numeri più recenti diffusi dall’Istitu –
to Superiore di Sanità indicano, per e-
sempio, che all’11 agosto il 51,5% dei
casi di infezione (pari a 9.303) era da
individui asintomatici, l’8,9% da per-
sone con sintomi molto lievi (1.616) e il
22,6% (22,6%) da persone con sintomi
lievi. I dati italiani indicano inoltre
che l’età media è scesa dagli oltre 60
anni registrati nei primi due mesi
dell’epidemia ai 35 anni di quest’ulti –
mo periodo. Sempre nelle ultime set-
timane si è assistito a un incremento
dei casi nella fascia di età compresa
fra 0 e 18 anni. La stessa tendenza e-
merge dai dati Istat relativi ai primi
risultati dei test sierologici condotti a
campione sulla popolazione italiana e
relativi a quasi 65.000 persone. E-
merge infatti che oltre il 48% dei casi
positivi ha meno di 50 anni e che fra
questi il 13,1% ha meno di 17 anni, il
14,8% ha fra 18 e 34 anni e il 20,2% ha
fra 35 e 49 anni. La maggior parte dei
casi riguarda ancora gli ultracin-
quantenni, con il 19,9% di casi positivi
nella fascia d’età compresa fra 50 e 59
anni, il 13,3% fra 60 e 69 anni e il 18,7%
fra chi ha più di 70 anni.
«L’età media dei casi di infezione
varia a seconda di chi è stato sottopo-
sto a tampone: attualmente si fanno
tamponi in prevalenza a persone che
tornano dall’estero o a contatti di
persone infettate, quindi in persone
molte delle quali sono del tutto asin-
tomatiche e spesso giovani», ha os-
servato l’infettivologo Massimo Gal-
li, dell’Università di Milano e prima-
rio dell’ospedale Sacco. «Al momento
del grande disastro – ha detto riferen-
dosi alle prime fasi dell’epidemia in I-
talia – si facevano tamponi solo ai pa-
zienti gravi, che erano in maggioran-
za anziani. Gli anziani, come dimo-
strano varie evidenze, compresi i no-
stri dati di Castiglione d’Adda, non
solo sviluppano un’infezione più gra-
ve, ma sono anche più suscettibili dei
giovani all’infezione, si infettano più
facilmente». Adesso però «gli anziani
hanno imparato a essere prudenti, a
proteggersi, ma bisogna evitare che
l’infezione esca di controllo e si e-
stenda di nuovo alle fasce più fragili».
A far scattare il campanello d’allarme
sono i ricoveri nelle unità di terapia
intensiva: «stiamo cominciando a ri-
vedere casi che necessitano di ricove-
ro in rianimazione, anche se pochi,
per fortuna».
Casi ancora in risalita e Covid più aggressivo su chi ha tra 20 e 40 anni
Mer, 19/08/2020 - 09:03
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