Grande partecipazione per il convegno “Cavità ipogee e architettura della sottrazione” tenutosi al Museo Regionale interdisciplinare di Caltanissetta.

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Grande affluenza di tecnici e non solo al corso-convegno dal titolo “Cavità ipogee e architettura della sottrazione” tenutosi nella splendida location nel Museo Regionale Interdisciplinare di Caltanissetta inseriti nell’ambito delle iniziative di promozione e valorizzazione del Polo Museale di Gela e Caltanissetta.

I lavori sono iniziati sotto la guida attenta dell’organizzatore dell’evento nonchè direttore del Museo Regionale Interdisciplinare di Caltanissetta, Arch. Giovanni Crisostomo Nucera.  L’architetto Nucera ha ringraziato i vari ordini professionali e i patner per aver collaborato alla buona riuscita dell’evento.     I primi a prendere la parola sono stati l’Arch. Salvatore Gueli, Soprintendente ai Beni Culturali e Ambientali della provincia di Enna e Caltanissetta, l’Arch. Paolo Lo Iacono presidente dell’Ordine degli Architetti e P.P.C. della provincia di Caltanissetta e il Geol. Giuseppe Collura, presidente dell’Ordine Regionale dei Geologi di Sicilia.    Successivamente i lavori sono stati condotti dall’Arch. Anna Tiziana Amato Cotogno, tesoriere dell’ordine degli architetti che ha presentato i relatori e gli argomenti trattati.     I primi interventi sono stati curati dal geologo Angelo Alfano, componente della Consulta provinciale di Caltanissetta e dal geologo Carmelo Orlando, vice presidente dell’Associazione geologi della provincia di Caltanissetta che hanno relazionato sulle “natura degli ipogei” sparsi per il mondo. A seguire il direttore del museo, Arch. Giovanni Crisostomo Nucera, che ha fatto un intervento sulla “Conservazione” e “Innovazione”.   L’Arch. Daniela Vullo, direttore della sezione architettonica e storico-artista della Soprintendenza BB.CC.AA. di Caltanissetta, ha relazionato sui “cunicoli e cripte nel sottosuolo nisseno”    Ha poi appasionato il pubblico presente l’architetto Carmelo Montagna docente di storia dell’arte e profondo conoscitore delle Grotte della Gulfa con gli ipogei tholoidi e l’Architettura “dedalica” per la Catabasi nell’antica Valle del Platani.    Successivamete è stata la volta dell’Arch. Alfonso Cardinale, Coordinatore attraversamenti_officina e dell’Arch. Gianni Geraci, cultore di composizione architettonica e urbana dell’università di Palermo che hanno relazionato sul luogo della sospensione e la materia dell’assenza.    Ha chiuso il convegno il Prof. Arch. Marcello Panzarella, docente ordinario di composizione architettonica dell’Università di Palermo con l’intervento sulle cavità radicali dell’architettura.    L’architetto Nucera dichiara che è stata una straordinaria giornata culturale con arricchimento  e scambio di conosce professionale tra architetti e geologi, introducendo ironicamente il corso-convegno “Cavità ipogee e Architettura della sottrazione”, affermando: “Un architetto lo si riconosce perchè ha gli occhi puntati verso l’alto, osservando lo sviluppo in altezza degli edificati, la sua tipologia, le stratificazioni dei restauri, non curandosi dei propri passi, rischiando di capitombolare” .    Attraverso questo studio si vuole portare lo sguardo verso le profonde stratificazioni del sottosuolo, riproponendo il medesimo zelo e curiosità sullo sviluppo delle costruzioni ipogee.    Pertanto, lo spazio ipogeo deve costituire una nuova occasione per la volontà creativa dell’architetto moderno, utile a tutti coloro che lamentano la fine del principio creativo, perché tutto è già stato fatto.    Inoltre l’arch. Nucera, nella qualità di Direttore del Museo Regionale Interdisciplinare di Caltanissetta, coglie l’occasione per ringrazia, la Prof. Agata Galfano, Dirigente dell’Istituto Statale d’Arte Filippo Juvara di San Cataldo, per avere autorizzato i ragazzi e la Professoressa Arch. Serena Mastrosimone per avere accompagnato i ragazzi delle classi.    Il mio intendimento è quello di far vivere ai ragazzi, il Museo Archeologico di Caltanissetta, attraverso l’immersione profonda nel vissuto che li ha preceduti, per renderli coscienti e consapevoli che essi sono il frutto di quel vissuto e rappresentano la continuità della nostra storia e delle nostre radici.

 

 

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