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“Sotto un implacabile cielo””. si presenta a Caltanissetta il nuovo libro dello scrittore e giornalista Filippo Falcone

Redazione

“Sotto un implacabile cielo””. si presenta a Caltanissetta il nuovo libro dello scrittore e giornalista Filippo Falcone

Sab, 10/12/2016 - 09:23

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CALTANISSETTA – Si presenta, con il patrocinio del Comune e della Pro Loco Caltanissetta, il nuovo libro di Filippo Falcone Sotto un implacabile cielo (collana di Prova di narrativa siciliana diretta dal prof. Sergio Mangiavilano per le Edizioni Lussografica).

Si tratta di una sorta di incursione nella narrativa, un omaggio alla Sicilia contadina e mineraria dei suoi ricordi, da parte di un autore che si, sino ad ora, si è misurato con studi e ricerche storico-giornalistiche (è giornalista dell’ordine della Sicilia e direttore della rivista Studi storici siciliani). Ha scritto del libro la prof.ssa Sonia Zaccaria: “Fino ad ora abbiamo conosciuto Filippo attraverso i suoi lavori storici, i suoi lavori biografici, la sua attività strettamente documentaria. Ed ecco ora un racconto lungo con un unico protagonista narrante che rivede con l’intensità fatti e contesti della memoria remota, a loro volta tramandati in rituali quasi etno-antropologici. Usi e costumi di un tempo trascorso, sedimentati in comportamenti infantili, diventati attuali e naturali ancora durante la sua infanzia, ma adesso irrimediabilmente scomparsi, annegati in un mondo in tempesta dove tutto è appiattito nella superficialità. E’ la testimonianza di un periodo storico, delle relazioni sociali di quel periodo e della sua incidenza nel carattere di un uomo, di un intellettuale che ancora si raccapriccia, si indigna per la impotenza a trasformare la realtà. Emerge tutto quanto il potenziale evocativo del mondo tragico delle miniere, dello sfruttamento bracciantile; il ruolo che quel mondo ebbe nella formazione culturale e politica di capi popolo, di avanguardie di classe, di gente “di tenace concetto” per dirla con le parole di Sciascia, che hanno saputo vivacizzare la storia delle classi sociali più umili di una intera zona.

“Figli del popolo” come Filippo ama ricordarli, che egli stesso ha guardato con devozione e ammirazione, e che ha assunto quali maestri di vita. Filippo, quasi sempre con toni pacati (molto spesso ironici) rievoca la sua formazione politica, il suo impegno nelle istituzioni e la disillusione del cambiamento, della inamovibilità o peggio ancora dell’involuzione della storia. A quel punto sembra farsi strada il pessimismo, il senso della sconfitta, l’abbassamento della guardia. Ma non è così! Non può essere così in una persona che ricerca la soluzione alle contraddizioni di un epoca, alle incertezze del momento, alle prospettive di un futuro (immanente nel presente). Sta in questo la testimonianza di Filippo vox clamans in deserto: a ricomporre questi comportamenti e la cultura che ne deriva in un unico prodotto positivo della storia più genericamente siciliana. Questo è quanto. Diremmo. Se non ci fermiamo davanti alle apparenze e conosciamo minimamente l’intelligenza, la creatività e la forza culturale di Filippo Falcone.

Ed ancora scrive la prof.ssa Fiorella Falci: “E’ l’autobiografia di una coscienza l’ultima esperienza narrativa di Filippo Falcone. Un rapporto fecondo con le generazioni precedenti, vissuto con intensità negli anni della sua esperienza politica, quando “molti avevamo creduto nella bellezza della politica con la poesia nel cuore e un sogno da inseguire”.

Falcone fa pure i conti con spietata lucidità con i fallimenti della sua generazione. Un vuoto da cui l’autore si lascia interrogare senza sconti né alibi. Capace di ascoltare il rumore silenzioso di quel “girare perennemente a vuoto, senza storia dell’oggi, dopo che, per decenni, la dissennatezza della politica ha inghiottito tutto quello che era rimasto del suo passato”.

Il tempo che rimane per questa generazione è prezioso, anche se fortissima è la tentazione di rifugiarsi negli studi, nei libri “una sorta di patria invisibile, un posto dove stare al sicuro”. La vera battaglia da combattere è ora contro chi siamo diventati. Perché oggi “senza bandiere e senza musica” quello che sta sotto le ceneri non può essere un “discorso chiuso”.

Infine il prof. Sergio Mangiavillano, che scrive in una recensione che sarà pubblicata nel 4° n. della rivista Studi storici siciliani di gennaio 2016: “Filippo Falcone è uno studioso che, nelle sue ricerche, pur dilatando lo sguardo a un più ampio quadro regionale e nazionale, ha riservato una particolare attenzione al suo paese che lo ha visto anche protagonista di battaglie politiche e civili. Adesso ci consegna una prova narrativa, un racconto, nel quale, con modestia rivisita il suo vissuto alla maniera della recherche proustiana, per fissare una stagione definitivamente tramontata dell’identità storica del suo territorio e le conseguenze della trasformazione/devastazione intervenuta che ne ha sconvolto l’antica identità, come peraltro è accaduto nel resto della Sicilia e della nazione.

Sotto un implacabile cielo ripercorre, attraverso la vivida e alacre memoria dell’autore, con una serie di rapidi flashback, sequenze di vita di una comunità di prevalente cultura agricola e mineraria che non esiste più, livellata dall’omologazione che ha spazzato via tutto e, più che un racconto in senso stretto, è un testo di scrittura civile, un breve saggio sociologico nel quale l’io narrante si fa tramite di contaminazione con un testo narrativo vero e proprio.

Il racconto è permeato della medesima impronta pessimistica che accompagna le riflessioni e le analisi degli scrittori siciliani. Sul suo pessimismo, però, Falcone fa chiarezza, richiamando le valutazioni di Sciascia sullo scetticismo conseguente alle sconfitte e alle delusioni storiche e personali che, tuttavia, lo scrittore di Racalmuto considera salutari, “migliore antidoto per il fatalismo”, “valvola di sicurezza della ragione”. Anche il pessimismo di Falcone non è da considerare, come egli scrive programmaticamente nell’esergo, “un pessimismo da discorso chiuso, ma nel quale si intravede pure una speranza, per quanto flebile”.

La presentazione del libro avrà luogo a Caltanissetta martedì 13 dicembre 2016 alle ore 17,00 presso la galleria Civica d’arte di Palazzo Moncada (Museo Tripisciano) in Largo Barile (vicino Cinema Bauffremont).

Prenderanno parte all’iniziativa: Giuseppe D’Antona, presidente della Pro Loco di Caltanissetta; la prof.ssa Fiorella Falci, docente di filosofia e storia al Liceo classico “R. Settimo” di Caltanissetta; la prof.ssa Sonia Zaccaria, docente di filosofia e storia al Liceo scientifico “A. Volta” di Caltanissetta, il dott. Gero Difrancesco, storico e lo stesso autore.

Sarà anche presenta il pittore Croce Armionia (che ha illustruto le pagine del libro) e che spiegherà la Mostra di pittura “Poesia dello zolfo – Sicilia mineraria”, che sarà aperta nella stessa Galleria dal 17 al 29 dicembre.

 

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