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Palermo, via D’Amelio: le note del silenzio ricordano le vittime. Dopo 24 anni si cerca la verità

Redazione

Palermo, via D’Amelio: le note del silenzio ricordano le vittime. Dopo 24 anni si cerca la verità

Mar, 19/07/2016 - 20:31

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Palermo, via D’Amelio: le note del silenzio ricordano le vittime. Dopo 24 anni si cerca la verità

PALERMO – Alle 16.58 le note del silenzio rievocano il boato di 24 anni fa, quando il tritolo mafioso dilanio’ il giudice Paolo Borsellino e gli agenti della scorta Emanuela Loi, Agostino Catalano, Walter Cosina, Vincenzo Li Muli e Claudio Traina. In alto le agende rosse e poi un lungo applauso. Per tutta la giornata il popolo delle agende rosse ha animato la strada con tantissimi bambini coinvolti in molte attivita’ educative e di gioco. Decine di striscioni campeggiano sulla cancellata del palazzo dove abitava la madre del giudice: la maggior parte sono del movimento “Le agende rosse”, portate da volontari provenienti da piu’ parti della Sicilia e d’Italia, ma anche di Scorta civica e del Siap, il sindacato della polizia e del reparto scorte di Palermo. Su alcuni striscioni si legge “ricordare ci rende consapevoli, forti, ma solo agire ci rende simili”, “via D’Amelio strage di Strato”. E poi decine le magliette e i cappellini rossi che ricordano le stragi del ’92, alcune recitano “la mafia uccide, l’indifferenza pure”, “un giorno questa terra’ diventera’ bellissima”, e ancora “le loro idee camminano sulle nostre gambe” e “mai piu’ trattative Stato-mafia”. Presenti tra gli altri, il fratello del giudice Paolo e leader del movimento Agende Rosse, Salvatore Borsellino, il sindaco di Napoli Luigi De Magistris, di Messina Renato Accorinti e di Palermo Leoluca Orlando. Sul palco allestito in via D’Amelio le testimonianze di vita e di impegno e l’orchestra dell’istituto comprensivo di Ficarazzi.

Ventiquattro anni fa la strage mafiosa che dilanio’ il giudice Paolo Borsellino e gli agenti della scorta Emanuela Loi, Agostino Catalano, Walter Cosina, Vincenzo Li Muli e Claudio Traina. Quasi un quarto di secolo, ma la “verita’ vera” ancora non e’ stata scritta, nonostante tre processi celebrati e un quarto in dirittura d’arrivo, con la sentenza attesa dopo l’estate. Cosi’, sull’eccidio piombano le parole della presidente dell’Antimafia Rosy Bindi, in missione a Palermo e Trapani: “Finisca la stagione dei silenzi”. E spiega che “la Commissione intende valutare se ci sono le condizioni per accogliere l’invito rivolto dai familiari a fare la nostra parte. La sede giudiziaria non puo’ piu’ essere l’unica in cui porsi degli interrogativi”. Sotto i riflettori anche la ‘cattiva antimafia’ e le complicita’ di pezzi di Stato. “Quello che fa male – e’ la voce di Antonio Vullo, agente della scorta sopravvissuto alla strage – e’ non avere ancora una verita’. Ci hanno dato qualcosa che poi si e’ rivelato essere stato falsificato e questo alimenta l’amarezza perche’ sembra a volte che quello che abbiamo fatto non sia servito a nulla”. Per questo la presidente della Camera Laura Boldrini sottolinea che non esiste solo “il dovere della memoria”, ma anche quello di fare “piena luce sulla strage”. “Le vittime innocenti della mafia – sottolinea il presidente del Senato Pietro Grasso – gli uomini e le donne delle forze dell’ordine caduti, le persone che facevano il tifo per Giovanni e Paolo ai tempi del maxiprocesso e che non hanno smesso di impegnarsi per la legalita’, chiedono a gran voce che sia fatta giustizia”. La posta in palio e’ alta ricorda il Capo dello Stato Sergio Mattarella, perche’ “l’assassinio di Borsellino, delle donne e degli uomini della scorta, costituisce una ferita grave inferta nel corpo della democrazia italiana. Lo Stato e la societa’ hanno gli anticorpi per colpire e sconfiggere tutte le mafie”. “L’Italia non dimentica #19luglio”, twitta Matteo Renzi. Ma la “battaglia e’ ancora lunga”, sottolinea il capo della polizia Franco Gabrielli, che ha deposto una corona di fiori alla caserma Lungaro. Delle mafie “non si vede la fine, anzi, nonostante i risultati, assistiamo a una loro propagazione”, sostiene il procuratore nazionale antimafia Franco Roberti. Ed e’ un fatto che non si sono chiusi i conti con il passato: “A distanza di 24 anni ci sono ancora dei punti da accertare, delle zone d’ombra da illuminare”. Da Palermo annuncia che “domani la Dna riunira’ le procure di Palermo, Caltanissetta e Reggio Calabria che si stanno occupando delle indagini collegate alle stragi e faremo il punto per coordinare una ulteriore azione investigativa. Non ci fermeremo fino quando non sara’ fatta luce”. Incalza Gabrielli: “Non accetteremo mai verita’ di comodo”.