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Michele Pilato: “Troppi comunicati stampa, tanti grilli parlanti, abuso ed abusi dei mass-media”

Redazione

Michele Pilato: “Troppi comunicati stampa, tanti grilli parlanti, abuso ed abusi dei mass-media”

Dom, 10/04/2016 - 16:54

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pensieroCALTANISSETTA – Riceviamo e pubblichiamo.

Ho appreso dai giornali che si svolgerà sabato 23 Aprile al teatro Rosso di San Secondo la quarta edizione del Premio al giornalismo e alla cultura “Memorial Nuccia Grosso”. 

L’occasione, penso, oltre ad essere un momento dedicato al ricordo di una nostra importante concittadina, con l’approfondimento dei temi assegnati, potrebbe aiutarci a capire meglio la funzione dell’informazione e della comunicazione, in un epoca caratterizzata dalla spasmodica ricerca della visibilità virtuale.

Diceva Nuccia Grosso: “ci sono due tipi di giornalismo: quello d’assalto e quello che si limita a riferire la cronaca”.

In entrambi i casi, sono convinto, che la sua funzione sia una funzione sociale, rispetto alla quale, diceva Italo Calvino, “per prima cosa ci vogliono delle basi di esattezza, quindi, il metodo, la concretezza e il senso della realtà.”

In Italia, sovente, anche per le giovani leve del giornalismo, sembra, tuttavia, che l’aspetto sociale sia facilmente sacrificabile sull’altare dell’opportunismo; la conseguenza è che è sempre più raro l’approfondimento, la riflessione e l’informazione istruttiva rispetto alla divulgazione scandalistica “cotta e mangiata” asservita alle lobby di potere e all’interesse personale.

In questo senso occorre sempre tenere presente l’importanza che il giornalismo riveste per la sopravvivenza della democrazia. Ciò, in quanto assolve due funzioni basilari: in prima istanza è strumento di controllo del potere (giornalismo investigativo) ed in seconda istanza è un servizio pubblico, crocevia di relazioni sociali (giornalismo locale). Scriveva Leo Longanesi, intellettuale controcorrente e polemico: “un vero giornalista spiega benissimo quello che non sa”. 

Ci si lamenta della scarsa qualità delle classi dirigenti, del leaderismo mediatico e della traviata capacità carismatica di interpretare la volontà popolare, dimenticando che tutto questo viene amplificato, anche, da un circuito comunicativo condizionato e distorto che si alimenta e si nutre degli eccessi populistici.

L’utilizzo spasmodico dei comunicati stampa o il confezionamento ad hoc di trasmissioni radio-televisive, per esternazioni di dissenso o compiacimento rispetto alla gestione politico-amministrativa, sono mezzi abusati da chi cerca più l’affermazione individuale che la seria analisi sulle possibili soluzioni strutturali per cambiare realmente le condizioni sociali ed economiche del proprio contesto territoriale.

L’impiego dei “mass-media”, in particolare nella comunicazione politica, incide sulle coscienze, nel bene e nel male, per le conseguenti distorsioni che possono derivarne, dell’illusione e della manipolazione.

La gestione leaderistica degli apparati, abbinata  al crollo del sistema dei partiti ha innescato spinte contraddittorie, con la formazione di gruppi e sottogruppi che nulla hanno a che fare col “bene comune” o l’interesse generale. Se da un lato, per la promozione della cooperazione tra potere politico e società civile, è evidente la necessità di dotare la realtà sociale di una rete permanente di elaborazione e consultazione per il protagonismo dei cittadini, dall’altra sembra che gli apparati si affannino a voler impedire forme di organizzazione codificate di condivisione e di partecipazione.

Per aggredire le disuguaglianze, gli squilibri e le inefficienze non basta una mera attività di denuncia, non servono “grilli parlanti”, occorre creare condizioni e ambiti nei quali sia possibile formare pensiero consapevole e concreta azione responsabile. Infatti, lì dove si rafforza il protagonismo della società civile, non lamentoso ma consapevole, si è innescata una gestione virtuosa della cosa pubblica che ha portato vantaggi concreti alle comunità, con servizi efficienti, tassazioni contenute e funzionalità degli apparati burocratici. Viceversa, quando l’azione politico-amministrativa si compone in una conduzione verticistica e populistica si generano fenomeni di trasformismo, conflittualità crescente ed inefficiente incidenza dell’organizzazione amministrativa.

La consapevolezza di essere cittadino è conquista della ragione e, quindi, del pensiero e della riflessione.

L’augurio è che coloro i quali gestiscono o utilizzano i mezzi di comunicazione e di informazione, sentano forte la responsabilità etica di essere anche formatori di coscienze, in un periodo di grave crisi sociale, politica, economica e culturale che il nostro paese e la nostra città stanno vivendo.

Michele Pilato

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