La tragedia del treno dimenticata: il 21 marzo 1943 a Xirbi morti 137 militari, 360 i feriti

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imageCALTANISSETTA – Sono trascorsi 72 anni dalla tragedia del treno 8864 nella quale morirono 137 militari e ne furono feriti 360. Ma nella mente del signor Salvatore Carapezza, cavaliere ufficiale e capostazione sovrintendente ex titolare di Agrigento, quello è un ricordo indelebile e ne riesce a raccontare la storia come fosse accaduto soltanto ieri.
“Il 19 marzo 1943 il treno 8864 era in partenza da Castrofilippo per raggiungere Termini Imerese. Su quel treno viaggiavano 800 militari del 476° battaglione costiero. A Canicattì era stata mitragliata la locomotiva di testa ed era ripartita dopo un giorno alla volta di Caltanissetta Xirbi. All’ingresso di Serradifalco, un aereo nemico mise fuori uso la locomotiva di testa, il treno rimase fermo ancora un altro giorno e fu stato sostituito con il treno 8860. Il convoglio, alle 4 del 21 marzo, giunse a Caltanissetta centrale e alle 5,10 il dirigente movimento chiese il consenso telegrafico ed io trasmisi il via libera. Alle 15,15 il capostazione in seconda, Candido Casagni, mi trasmise la partenza telegrafica quindi mi affacciai per comunicare la manovra del treno in arrivo. Dopo alcuni minuti uno strano rumore destò la mia attenzione. Si trattava di un rumore cupo, assordante e prima che me ne rendessi conto, vidi sbucare dalla galleria un tender che lanciava il suo carbone in tutte le direzioni. Dai finestrini i soldati facevano cenni con le braccia: il treno era ormai senza controllo e investì il convoglio in manovra. Nel violento impatto sono scoppiarono anche gli esplosivi: pezzi di convoglio e di uomini calavano dal cielo. C’era gente con le ruote dei vagoni sul petto, arti disseminati ovunque, pezzi di corpi pendenti dai veicoli. I soldati superstiti trasportarono i colleghi feriti alla stazione. I morti furono 137 e i feriti 360. Pare che tutto si riconducesse a un sabotaggio”. Alla stazione di Caltanissetta Xirbi esiste una stele a ricordo dei caduti, con la data marzo 1943. Il nostro ospedale era l’ unico funzionante in città: danneggiato gravemente dalle incursioni aeree l’ ospedale civile “Vittorio Emanuele” distrutto, prima ancora di essere attivato, l’ ospedale militare che si stava allestendo nella scuola di Santa Lucia, dissolti i vari ospedaletti da campo al seguito delle nostre truppe in ritirata.
I feriti, gli ammalati, i vecchi sofferenti, erano tutti ricoverati in questo che era diventato un porto-rifugio specialmente per i militari «continentali» che non avevano la possibilità di raggiungere le famiglie. Solo i feriti del 476° battaglione costiero del 17° reggimento fanteria, superstiti di quel treno carico di soldati avevano fatto in tempo prima dell’ invasione della Sicilia a ritornare a casa in licenza di convalescenza. La popolazione nissena era stata prodiga di visite e di regali ai feriti, in maggioranza veneti e lombardi, durante la loro degenza in ospedale. I 137 morti, composti dalla pietà di un sacerdote (padre Carvotta) e dei ferrovieri, dei soldati, dei contadini accorsi dalle campagne vicine, erano stati trasportati al cimitero su autocarri, coperti da tende per «non allarmare la cittadinanza». Ma le donne dei quartieri popolari, al passaggio del triste convoglio, erano scese in massa per le strade e avevano seguito gli autocarri piangendo e invocando ad alta voce: «Figli, figli miei!», secondo la nostra usanza siciliana. A distanza di tanti decenni qualche anziano ferroviere, che prestava servizio presso la stazione centrale di Caltanissetta, ipotizza ancora il sabotaggio per opera di un operaio sindacalista delle ferrovie che chiuse le valvole di frenatura ai vagoni. Essendo il percorso, Caltanissetta Centrale – Caltanissetta Xirbi, tutto in discesa non fu possibile rallentare il convoglio con la sola frenatura della motrice. C’era la guerra ed era l’anno del bombardamento a Caltanissetta e dintorni. Tutto fu messo a tacere. Non fu fatta alcuna indagine. Buona parte dei Nisseni sconosce la tragedia di Xirbi. I militari deceduti, veneti e lombardi, erano tutti giovanissimi di età compresa tra i 21 e 30 anni. Perché non ricordali?
Angelo Sole

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