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Yemen: indicatori della crescente attività di al-Qaeda e dell’erosione del sistema antiterrorismo nel sud

Redazione

Yemen: indicatori della crescente attività di al-Qaeda e dell’erosione del sistema antiterrorismo nel sud

Mer, 19/08/2026 - 17:26

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Dall’inizio di quest’anno, il sud dello Yemen è entrato in una nuova e complessa fase di sicurezza. La transizione è iniziata con l’escalation degli scontri tra le Forze Armate Meridionali e le fazioni sostenute dall’Arabia Saudita – affiancate dall’intervento aereo militare saudita – ed è culminata in una ridefinizione della mappa del controllo territoriale nelle province meridionali e orientali. Questi eventi hanno coinciso con il completamento del ritiro delle restanti forze degli Emirati Arabi Uniti (EAU) dallo Yemen nel gennaio 2026. Tali sviluppi sono stati accompagnati da un rapido passaggio di controllo nell’Hadramawt e nel Mahra, poi ad Aden, e da una massiccia ridistribuzione delle truppe e delle formazioni di sicurezza.

Questa evoluzione assume un’importanza cruciale per il dossier sul contrasto ad al-Qaeda nella Penisola Arabica (AQAP). Negli ultimi anni, il sud e l’est dello Yemen hanno rappresentato il teatro principale delle operazioni locali antiterrorismo condotte contro il gruppo, con il sostegno degli Emirati. Le operazioni, portate avanti dalle forze emiratine e dai loro alleati fin dal 2016, avevano di fatto espulso l’organizzazione terroristica dai principali centri urbani – in primis dai capoluoghi della provincia dell’Hadramawt, che copre un terzo della superficie del Paese – indebolendone significativamente la presenza ad Abyan, Shabwa e nello stesso Hadramawt.

Una precedente valutazione del centro ACLED evidenziava un crollo del raggio d’azione dell’organizzazione: dalle 82 province controllate al culmine della sua espansione (2015-2016), a circa 20 province nel biennio 2019-2020. Allo stesso modo, il Dipartimento di Stato americano aveva documentato che le operazioni antiterrorismo del 2018, guidate principalmente dalle forze meridionali sostenute dagli EAU, avevano mirato con successo ai rifugi di al-Qaeda ad Abyan, Shabwa e nell’Hadramawt.

Una minaccia in ripresa

Sebbene al momento i dati non indichino un ritorno del gruppo al controllo delle principali città, né la ricostituzione del modello di “Emirato” imposto a Mukalla nel 2015, gli indicatori attuali confermano l’esistenza di una minaccia operativa continua e in potenziale espansione. Si profila un ambiente molto più favorevole per l’organizzazione, che sta riorganizzando le proprie fila in diverse aree yemenite – in particolare nelle zone rurali e montuose di Abyan, Shabwa e Hadramawt – approfittando della ristrutturazione delle forze armate e del mutamento nel sistema di comando e controllo.

Questi timori assumono maggiore gravità alla luce delle più recenti valutazioni del Comitato per le sanzioni delle Nazioni Unite. I report indicano che l’AQAP continua a trarre vantaggio dal contesto yemenita, cercando di sviluppare capacità nel settore dei droni e acquisendo armi attraverso reti di contrabbando, scambi con gli Houthi e, più recentemente, saccheggiando i campi militari bombardati dai caccia sauditi nell’Hadramawt lo scorso gennaio. Con l’allentamento delle pressioni che ne avevano limitato i movimenti negli anni passati, è probabile che l’organizzazione stia entrando in una fase di ricostruzione graduale, sfruttando le transizioni politiche e di sicurezza guidate dall’Arabia Saudita dopo aver preso il controllo delle città del sud all’inizio dell’anno.

Il punto di svolta nel panorama della sicurezza

L’annuncio del ritiro degli EAU nel gennaio 2026 ha rappresentato uno snodo cruciale per l’architettura di sicurezza formatasi nel sud dello Yemen dal 2015. È fondamentale distinguere tra questo ritiro e il precedente disimpegno parziale: se nel 2019 gli Emirati avevano ritirato la maggior parte delle truppe dirette, avevano comunque mantenuto influenza, capacità operative e una rete di Forze Armate Meridionali ben addestrate e attive nell’antiterrorismo. (Anche un rapporto della biblioteca della Camera dei Comuni britannica ha confermato che gli EAU hanno ritirato le forze rimanenti nel gennaio 2026).

Questo ritiro definitivo è avvenuto sulla scia degli sviluppi militari iniziati nel dicembre 2025. In quel frangente, le Forze Armate Meridionali erano avanzate nell’Hadramawt e nel Mahra, prima di subire la controffensiva delle forze salafite jihadiste sostenute e coperte a livello aereo da Riad, che ha portato le due province sotto la diretta influenza saudita. Il controllo è poi passato ad Aden tra il 7 e il 9 gennaio. Pertanto, l’impatto sulla sicurezza del ritiro non dovrebbe essere ridotto alle sole operazioni militari, ma esteso al successivo smantellamento di un intero apparato locale che gli Emirati avevano costruito, addestrato e finanziato per anni contro le roccaforti di AQAP.

Il ruolo emiratino contro al-Qaeda (2015-2025)

Le ripercussioni dell’uscita degli EAU dal dossier antiterrorismo non possono essere comprese senza valutare il loro impatto dal 2015. Nei primi anni di guerra, al-Qaeda sfruttò il collasso delle istituzioni statali per prendere il controllo di Mukalla (aprile 2015), mantenendolo fino all’offensiva delle forze meridionali supportate da Abu Dhabi nell’aprile 2016. Durante quel periodo, nota ACLED, l’AQAP operò come un governo semi-statale, sfruttando risorse finanziarie e istituzioni locali.

Dal 2016, il Critical Threats Project sottolinea come gli EAU abbiano svolto un ruolo decisivo nell’addestramento e nell’equipaggiamento delle forze locali, istituendo le forze d’élite Hadrami e Shabwani e adottando un modello di contrasto su base locale. Queste operazioni riuscirono a cacciare al-Qaeda dai principali centri abitati, pur non sradicandone i rifugi storici nelle aree montuose più impervie.

Indicatori dello sfruttamento della crisi da parte di al-Qaeda

Gli analisti osservano diversi segnali che indicano come al-Qaeda stia capitalizzando l’attuale vuoto di potere:

  • La celebrazione del cambio di guardia militare: Secondo il South24 Center for News and Studies, la leadership di al-Qaeda ha accolto con favore l’uscita delle forze meridionali ed emiratine dall’Hadramawt. Il leader del gruppo, Saad bin Atef al-Awlaki, ha descritto lo sviluppo come “la distruzione degli idoli”, celebrando in un discorso la rimozione di coloro che l’organizzazione considerava i suoi principali nemici sul campo.
  • Lo sfruttamento del caos nei depositi di armi: Il 4 gennaio 2026, la città di Mukalla e l’area circostante l’aeroporto di Riyan hanno vissuto momenti di caos e saccheggi mirati a siti militari, in seguito a intensi bombardamenti aerei sauditi. Fonti sul campo indicano che parte delle armi saccheggiate è stata successivamente trasferita ad al-Qaeda a Marib tramite intermediari. Un’analisi recente di ACLED avverte che l’instabilità all’interno del campo governativo riconosciuto a livello internazionale rischia di declassare la priorità della lotta al terrorismo.

Abyan: l’indicatore più sensibile

La provincia di Abyan rimane una delle aree nevralgiche per monitorare l’attività di al-Qaeda. Situata in una posizione strategica tra Al Bayda, Shabwa e il Mar Arabico, offre un terreno montuoso ideale per il movimento delle cellule armate. L’organizzazione non è mai scomparsa del tutto da quest’area prima del ritiro emiratino; gli sviluppi attuali, dunque, non indicano un ritorno dal nulla, ma un pericoloso calo della pressione sulle cellule preesistenti.

Il 14 luglio scorso si è verificato un attacco armato contro un accampamento delle forze… [Il testo originale si interrompe qui]

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