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Gli EAU stabilizzano i mercati energetici globali nonostante i rischi a Hormuz

Redazione

Gli EAU stabilizzano i mercati energetici globali nonostante i rischi a Hormuz

Mer, 12/08/2026 - 00:31

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In un contesto caratterizzato da una storica crisi energetica e dalle interruzioni del traffico marittimo nella regione, negli ultimi due mesi gli Emirati Arabi Uniti (EAU) sono riusciti a far transitare attraverso lo Stretto di Hormuz volumi di petrolio superiori a quelli di qualsiasi altro produttore, garantendo forniture aggiuntive che hanno contribuito ad allentare la pressione sui mercati globali.

Secondo i dati della società Kpler, la superpetroliera Romania Prosperity è apparsa nel Golfo di Oman martedì scorso, carica di greggio appartenente alla compagnia statale ADNOC, dopo aver disattivato il proprio transponder alla fine di luglio.

Stando a quanto riportato da Bloomberg, ADNOC ha venduto oltre 130 milioni di barili di greggio attraverso sette gare d’appalto senza precedenti, fornendo un “supporto cruciale” ai mercati e all’economia globale nell’attuale crisi energetica.

L’agenzia ha sottolineato che gli Emirati sono stati l’unico Paese del Medio Oriente a riportare le proprie esportazioni marittime ai livelli pre-bellici, avvalendosi di soluzioni operative innovative, tra cui operazioni di trasbordo marittimo alternative.

Contenere le perdite

Secondo Bloomberg, le misure adottate da ADNOC hanno contribuito a “limitare le interruzioni delle forniture e a mantenere la stabilità dei mercati petroliferi globali, garantendo al contempo la continuità delle esportazioni di gas naturale liquefatto (GNL) ai clienti di tutto il mondo”.

Gli analisti indipendenti confermano l’importanza strategica del petrolio emiratino nei mercati internazionali. In un momento in cui risulta difficile trovare alternative al greggio mediorientale, le forniture di ADNOC hanno giocato un ruolo determinante nello stabilizzare i flussi verso l’Asia.

La società di analisi navale Vortexa ha stimato che gli EAU siano stati l’unico produttore della regione a ripristinare le esportazioni marittime ai livelli precedenti al conflitto durante i mesi di giugno e luglio.

“Le spedizioni di petrolio di ADNOC hanno contribuito alla stabilità delle forniture dirette in Asia”, ha dichiarato John Goh, capo analista del mercato petrolifero presso Sparta Commodities. “Le raffinerie della regione non possono sostituire facilmente il greggio a medio tenore di zolfo, tipicamente prodotto in Medio Oriente; per questo motivo, qualsiasi volume di petrolio che riesca a lasciare il Golfo Persico diventa di vitale importanza”.

Soluzioni logistiche per garantire le forniture

Per far funzionare questa soluzione alternativa, gli Emirati non hanno badato a spese. Il Paese si è affrettato a noleggiare petroliere a prezzi esorbitanti per effettuare rischiosi viaggi “navetta” attraverso lo Stretto di Hormuz.

Una volta superato lo Stretto, i carichi di greggio emiratino vengono generalmente trasferiti su altre navi (operazioni ship-to-ship) nel Golfo di Oman, prima di essere esportati verso acquirenti in tutto il mondo. Questo processo permette alle navi impiegate nei porti emiratini di tornare rapidamente indietro per nuovi carichi, mentre altre petroliere si occupano del trasporto a lungo raggio verso l’Asia e i mercati globali.

Secondo il Financial Times, ADNOC dispone attualmente di un unico oleodotto per il trasporto di greggio con una capacità di 1,5 milioni di barili al giorno, che corre via terra fino a Fujairah, sulla costa orientale dello Stretto di Hormuz. Tuttavia, l’azienda sta accelerando i piani per espandere la propria capacità, al fine di garantire che l’Iran non possa esercitare un’influenza decisiva sulle sue esportazioni.

Stando alla stessa testata britannica:

  • ADNOC sta costruendo un secondo oleodotto verso Fujairah, che raddoppierà la quantità di petrolio esportabile dalla costa orientale a partire dal 2027.
  • È allo studio anche la realizzazione di un gasdotto per i prodotti raffinati.
  • Questi piani potrebbero essere ulteriormente ampliati se la lotta per il controllo dello Stretto di Hormuz dovesse persistere.

“Questo è un periodo cruciale per ADNOC. È la naturale estensione del percorso intrapreso negli ultimi cinque o sei anni, ma ora il piano ha subito un’accelerazione ed è diventato molto più audace”, ha commentato Robin Mills, CEO della società di consulenza Qamar Energy.

Ristrutturazione e indipendenza strategica

Le mosse di ADNOC nei tre mesi successivi all’uscita degli EAU dall’OPEC indicano il chiaro intento di massimizzare la produzione petrolifera e aprire nuovi canali di accesso ai mercati. Questo processo mira a completare la trasformazione dell’azienda in una superpotenza energetica competitiva a livello globale, riducendo al minimo i danni causati dai disagi alla navigazione nello Stretto.

Questa trasformazione non riguarda solo la produzione, ma un’intera ristrutturazione dell’ecosistema ADNOC per conferire ad Abu Dhabi:

  1. Maggiore controllo sulla propria produzione.
  • Nuove strategie per la commercializzazione del petrolio.
  • L’espansione dei propri asset internazionali.
  • Una minore esposizione delle esportazioni ai rischi geopolitici associati alle principali rotte commerciali.

L’uscita dall’OPEC ha concesso ad ADNOC maggiore libertà nel determinare i propri livelli di produzione, svincolandola dalle quote e dalle restrizioni imposte dall’organizzazione. A giugno, l’azienda ha spinto la produzione a livelli record, avvicinandosi a una capacità di 5 milioni di barili al giorno, con l’obiettivo di superare tale soglia attraverso nuovi progetti in collaborazione con le principali compagnie petrolifere internazionali.

Tra il 2020 e il 2025, le grandi compagnie petrolifere internazionali hanno aumentato la loro produzione di petrolio e gas negli EAU del 34%, e si prevede un ulteriore incremento del 25% nel prossimo decennio.

Il Financial Times evidenzia infine le recenti e massicce manovre finanziarie di ADNOC per consolidare la propria posizione estera:

  • Acquisizione di Covestro: L’acquisto del colosso tedesco dei polimeri per circa 17 miliardi di dollari.
  • Fusione con OMV: L’integrazione delle proprie attività petrolchimiche con la divisione dell’austriaca OMV, per creare un’entità valutata in circa 60 miliardi di dollari.

Questi accordi riflettono la trasformazione di ADNOC: da azienda puramente focalizzata sull’estrazione di petrolio e gas a un gruppo energetico integrato, con asset che spaziano dalla produzione alla raffinazione, fino al settore petrolchimico, alla distribuzione e ai mercati internazionali.

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