Sono passati dieci anni da quel 27 giugno 2016, il giorno in cui il mondo si è fermato per salutare, con un nodo alla gola, un uomo che non era solo un attore, ma un pezzo di casa, di infanzia e di cultura popolare per intere generazioni. Carlo Pedersoli, per il mondo intero Bud Spencer, ci lasciava, ma il vuoto che ha creato è stato immediatamente colmato da quel sorriso bonario e da quella stazza rassicurante che hanno segnato l’immaginario collettivo.
L’Eroe che non aveva bisogno di armi
Oggi, a dieci anni di distanza, la figura di Bud Spencer appare più nitida e luminosa che mai. In un’epoca di eroi tormentati e complessi, lui incarnava la semplicità disarmante della giustizia fatta a pugni – rigorosamente “a martello” – ma sempre con la nobiltà d’animo di chi sa che la forza serve solo a proteggere i più deboli.
Non c’era cattivo che potesse resistere alla sua pacatezza, né sfida, sullo schermo o nella vita, che non potesse essere affrontata con una risata fragorosa. Bud non era solo il colosso barbuto che mangiava fagioli a palate; era la personificazione della gentilezza. Quella sua capacità di essere “gigante” senza mai incutere timore, di trasmettere sicurezza con un solo sguardo, lo ha reso un porto sicuro per chiunque cercasse, nei suoi film, una pausa dal cinismo del mondo reale.
Molto più di un attore
Ricordare Bud Spencer significa celebrare un uomo poliedrico, la cui vita è stata un susseguirsi di sfide affrontate con la stessa dedizione. Dal nuoto, che lo ha visto primo italiano a scendere sotto il minuto nei 100 metri stile libero, ai cieli solcati come pilota di aerei, fino alla musica e alla scrittura: Carlo Pedersoli non si è mai accontentato di un solo traguardo.
Ma è nel rapporto con il pubblico che risiede la sua eredità più profonda. Bud Spencer è stato, ed è ancora oggi, un compagno di viaggio. Le sue battute, le scazzottate coreografate insieme all’amico di una vita Terence Hill, le colonne sonore che ancora oggi canticchiamo: tutto questo non è semplice nostalgia, è gratitudine. Gratitudine per averci insegnato che si può essere forti senza essere cattivi, e che la lealtà è il valore più prezioso che si possa condividere.
Un addio che è un arrivederci
Dieci anni senza di lui sembrano un’eternità, eppure, basta accendere la televisione e vedere quella sagoma imponente comparire sullo schermo per sentirlo di nuovo lì, pronto a difendere l’onore di qualche povero malcapitato.
Ciao, Carlo. Grazie per le risate, per i sogni e per averci insegnato che, alla fine, il bene trionfa sempre. Il tuo “martello” non ha mai fatto male a nessuno; ci ha solo ricordato, con la forza della tua umanità, che il mondo ha un disperato bisogno di giganti buoni.

