Salute

Stefano Argentino morto suicida in carcere, la mamma: “Era sotto la custodia dello Stato”

Redazione 3

Stefano Argentino morto suicida in carcere, la mamma: “Era sotto la custodia dello Stato”

Mer, 20/05/2026 - 12:06

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“Mio figlio Stefano è morto mentre era sotto la custodia dello Stato. In Italia la pena di morte non esiste, ma a lui, nei fatti, è stata data. Chiediamo che venga fuori la verità”. Lo afferma Daniela Santoro, madre di Stefano Argentino, il ventiseienne di Noto accusato del femminicidio della studentessa Sara Campanella, avvenuto il 31 marzo del 2025, e morto suicida nel carcere di Messina Gazzi. Sul decesso è aperta un’inchiesta per omissione in atti d’ufficio e morte come conseguenza di altro delitto: la procura ha iscritto sette persone nel registro degli indagati e ha disposto l’autopsia sul corpo. “Stefano era un soggetto fragile”, dice la madre. “Dagli accertamenti sul suo cellulare era emerso che era gia’ vittima di bullismo prima di commettere il reato. Questo non vuole essere – assicura – una giustificazione per il gesto commesso nei confronti di Sara, inspiegabile e ingiustificabile. Il nostro è un appello alla sensibilizzazione dei genitori e delle istituzioni. Stefano aveva bisogno di protezione. Se non gli fosse stata negata la perizia psichiatrica, tutto sarebbe venuto alla luce”. La famiglia, assistita dagli avvocati Stefano Andolina, Salvatore Catalfo e Giuseppe Cultrera, ritiene che Argentino avrebbe dovuto essere collocato in isolamento in ragione della tipologia di reato, e non inserito tra i detenuti comuni. “E’ stato dato in pasto”, denuncia Santoro, ricordando che nell’ultimo colloquio il figlio “era spaventato, veniva ingiuriato e minacciato”. Pochi giorni dopo, Stefano e’ morto. “La funzione del carcere non e’ far perdere la vita ai detenuti, ma tutelarli e fare scontare la pena”, prosegue la madre, che parla di “tante presunte negligenze” e spiega di aver inviato una pec al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Sul cellulare di Argentino, secondo quanto riferito dalla famiglia, sarebbero state trovate queste parole: “Questa storia si deve sapere”. “Chiediamo verita’ e giustizia per Stefano. Chiediamo tutela per i detenuti fragili. Che non ci siano piu’ altri Stefano abbandonati e non tutelati. Non ci fermeremo finche’ chi e’ colpevole non si renda reo confesso”, conclude Daniela Santoro. (AGI)

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