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Sociologia di un consenso: Vannacci a Caltanissetta e la generazione che si avvicina alla destra identitaria

Redazione

Sociologia di un consenso: Vannacci a Caltanissetta e la generazione che si avvicina alla destra identitaria

Sab, 30/05/2026 - 21:27

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Non è la retorica del passato che riempie quelle sale. È qualcosa di più nuovo, di più inquieto, e per questo di più difficile da catalogare. All’Hotel San Michele di Caltanissetta, nella tappa nissena del tour siciliano di Futuro Nazionale, la presenza più significativa non era quella del Generale Roberto Vannacci. Era quella dei volti giovani — giovanissimi — che lo ascoltavano in piedi, con l’Inno di Mameli sulle labbra. Un dato che merita analisi, non sentenza.

I. Il dato empirico

La tappa catanese del tour di Futuro Nazionale — prima tappa siciliana, svoltasi appena ventiquattr’ore prima dell’appuntamento nisseno — ha prodotto i numeri più eloquenti: oltre cinquecento persone all’interno della sala conferenze del Romano Palace Luxury Hotel, più di duecento rimaste fuori. Osservatori e cronisti hanno registrato un dato ricorrente: il pubblico era composto in larga parte da giovani e giovanissimi.

A Caltanissetta il comitato locale di Futuro Nazionale, attivo dalla primavera con il primo gazebo del 25 aprile, aveva già segnalato come elemento di maggior sorpresa proprio la risposta delle fasce più giovani. Il referente territoriale Antonio Muratore aveva descritto quell’entusiasmo come “davvero contagioso”, annunciando l’apertura di una sede pensata esplicitamente come “un luogo aperto soprattutto ai giovani”.

Questo non è un ornamento. È il punto di partenza dell’analisi.

II. Una generazione politicamente in movimento

Per leggere correttamente il fenomeno occorre smontare uno stereotipo resistente: l’idea che i giovani italiani siano fondamentalmente apatici o disinteressati alla politica. Le ricerche più recenti smentiscono questa vulgata. La ricerca GenerationShip 2025 di Unipol Changes rileva che quasi un giovane su due (45%) si dichiara molto o abbastanza interessato alla politica — dato quasi raddoppiato rispetto al 2022. La distinzione destra-sinistra è tornata significativa per la maggioranza degli under 35 (59%).

Il Rapporto Giovani 2025 dell’Istituto Giuseppe Toniolo descrive una partecipazione che non è scomparsa ma ha cambiato forma: “intermittente, tematica, selettiva”. I giovani si mobilitano quando un soggetto politico — un movimento, un leader, una causa — riesce a intercettare la loro tensione emotiva e valoriale. Non cercano programmi dettagliati. Cercano riconoscimento e coerenza.

In parallelo, il Rapporto Italia 2026 di Eurispes fotografa livelli elevati di sfiducia giovanile nelle istituzioni tradizionali e nei partiti consolidati. Ciò non produce necessariamente astensionismo: produce volatilità e apertura verso soggetti nuovi, percepiti come estranei al sistema.

III. Il profilo simbolico di Vannacci

Roberto Vannacci costruisce la propria figura pubblica su un codice ben riconoscibile: l’outsider in uniforme, l’uomo che dice ciò che “non si può dire”, l’anticonformista che ha pagato un prezzo istituzionale per le proprie opinioni. Questo profilo ha una presa trasversale che supera i confini dell’elettorato tradizionalmente di destra.

Per una generazione abituata a percepire la comunicazione politica come rituale e autoreferenziale, il registro di Vannacci funziona come rottura del codice. In termini sociologici, si tratta dell’attrazione verso un habitus percepito come autentico in un campo politico vissuto come saturo di mediazioni. A Catania, come a Caltanissetta, Vannacci ha scelto di restare tra la gente invece di sedersi al tavolo dei relatori: un gesto semplice, ma semanticamente denso per chi è abituato alla distanza dei rappresentanti politici.

Il suo partito, Futuro Nazionale, fondato nel febbraio 2026 dopo il percorso nella Lega, si articola attorno ai temi di identità nazionale, merito, sicurezza e valorizzazione del territorio. Temi che in una realtà come quella nissena — alta emigrazione giovanile, tessuto economico fragile, senso di marginalizzazione rispetto ai centri decisionali nazionali — trovano un terreno fertile non per ragioni ideologiche astratte, ma per corrispondenza con l’esperienza concreta.

IV. Il contesto territoriale: Caltanissetta come caso paradigmatico

Caltanissetta non è una capitale politica. È una provincia dell’entroterra siciliano con caratteristiche che la rendono un indicatore significativo di tendenze più ampie: emigrazione giovanile strutturale, scarsa mobilità sociale interna, percezione diffusa di distanza dalle istituzioni. In questo contesto, l’adesione a un movimento politico che tematizza esplicitamente l’identità locale e nazionale non è irrazionale. È una risposta coerente a un’esperienza di marginalizzazione.

La sociologia del populismo ha documentato ampiamente il legame tra instabilità socioeconomica e consenso verso movimenti che offrono una narrazione identitaria forte. Studi recenti (Princeton University Press, 2026) mostrano come, nel populismo di destra, l’insicurezza individuale tenda a trovare un’elaborazione attraverso la dimensione comunitaria e nazionale: non “perché sono povero”, ma “perché qualcosa di ciò che eravamo è stato eroso”. È una grammatica emotiva, non un calcolo razionale, e come tale va compresa.

Il nome stesso del partito — Futuro Nazionale — intercetta una domanda reale in un territorio dove la proiezione verso il futuro è diventata un atto di resistenza culturale prima ancora che politica.

V. Un fenomeno europeo, non un’anomalia locale

Il quadro caltanissettano non è isolato. Il consenso giovanile verso movimenti di destra radicale e populista è un trend documentato su scala continentale. In Germania, alle elezioni federali del 2025, l’AfD era il secondo partito tra i 18-24 anni (19%) e il primo tra i 25-34 anni (20,8%): una crescita di quasi quattro volte rispetto al 2013. In Francia, il Rassemblement National ha affidato la propria campagna a Jordan Bardella, trentenne di origini italiane, diventato il volto generazionale di un movimento che sembrava ancorato alla vecchia destra.

La ricerca comparata segnala un meccanismo comune: questi movimenti utilizzano i social network con una competenza comunicativa superiore a quella dei partiti tradizionali, raggiungendo i segmenti più giovani con linguaggi diretti e iconografici. Vannacci è anche questo: un fenomeno di comunicazione digitale prima ancora che un leader di partito. La sua visibilità precede e supera quella dell’organizzazione che ha costruito.

VI. Che cosa registra questo fenomeno

La presenza massiccia di giovani alle convention di Vannacci — a Catania come a Caltanissetta — non è un episodio folklorico né si presta a una lettura univoca. Non dice necessariamente che quella generazione aderisce a un progetto politico organico. Dice qualcosa di più fondamentale: che un segmento consistente dei giovani italiani, e in particolare di quelli del Mezzogiorno, ha trovato in questo tipo di offerta politica una risposta emotivamente credibile alla propria condizione.

La sociologia non è tenuta a valutare se questa risposta sia giusta o sbagliata. È tenuta a descriverla con precisione. E la descrizione precisa dice che si tratta di un fenomeno strutturato, con radici nei dati di sfiducia istituzionale, nelle dinamiche del mercato del lavoro, nella crisi della rappresentanza e nella capacità di certi leader di operare come specchi di un disagio collettivo.

Quella sala all’Hotel San Michele è uno strumento di lettura. Non un verdetto.

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