Hanno reagito ad un furto, ma hanno oltrepassato il limite della proporzione. È su questo confine che si è deciso il processo per la morte di Eros Di Ronza, il 37enne ucciso il 17 ottobre 2024 in un bar di viale Giovanni da Cermenate a Milano. Un’omicidio che si è consumato in pochi istanti: il tentativo di Di Ronza di rubare alcuni gratta e vinci, l’inseguimento da parte dei titolari del bar, la caduta e i colpi — oltre 40 – inferti con una forbice, che non hanno lasciato scampo all’uomo.
Sono 17 gli anni di reclusione inflitti per omicidio volontario dalla Corte d’Assise di Milano a Shu Zou, 33 anni, e a Liu Chongbing, 52, rispettivamente nipote e marito della titolare del bar. La sentenza, pronunciata dalla presidente Antonella Bertoja, con la giudice a latere Sofia Fioretta e i giudici popolari, supera di tre anni la richiesta della Procura, ma esclude l’aggravante della crudeltà sostenuta dalla pm Maura Ripamonti. Riconosciuta invece l’attenuante della provocazione, legata al furto subito all’interno dell’attività.
Secondo la ricostruzione emersa nel processo, Di Ronza era già in fuga e aveva perso la refurtiva quando venne raggiunto e gettato a terra. A quel punto i colpi di forbice, diretti al collo, al torace e all’addome. Una violenza concentrata in poco tempo che, per l’accusa, segna il passaggio da una reazione a un’azione letale. È proprio in questo passaggio che la Corte ha escluso la legittima difesa, chiesta dal legale dei due Simone Ciro Giordano, ritenendo che non vi fosse più un pericolo attuale da cui difendersi. La risposta dei due imputati, pur originata da una provocazione riconosciuta, è stata così qualificata come punitiva e non necessaria a scongiurare un danno.
I giudici hanno disposto anche il risarcimento dei familiari, costituiti parte civile con l’avvocato Mirko Perlino: provvisionali immediatamente esecutive tra 50mila e 200mila euro, oltre alle spese legali. Le motivazioni saranno depositate entro 40 giorni. Ma il punto, già tracciato nella sentenza, resta quello che attraversa l’intera vicenda: il confine tra difesa e punizione. Un confine che, hanno stabilito i giudici con la sentenza di oggi, è stato superato.

