Il termalismo può diventare uno dei motori economici più strategici per la Sicilia. È quanto emerge dalle analisi del Centro Studi Conflavoro Sicilia, secondo cui l’Isola, in uno scenario di pieno rilancio del comparto, potrebbe intercettare tra il 6% e l’8% del mercato termale nazionale, generando un impatto economico annuo compreso tra 240 e 320 milioni di euro tra ricavi diretti e indotto. A partire da questi dati interviene il vicepresidente nazionale vicario e segretario regionale della Sicilia di Conflavoro, Giuseppe Pullara, commentando le proposte presentate da due operatori, Terme di Saturnia e Massinelli & Partners, nell’ambito del partenariato pubblico-privato per il rilancio delle Terme di Sciacca. La Regione ha stanziato 50 milioni di euro di Fondi FSC (Fondi per lo Sviluppo e la Coesione) e, adesso, il Dipartimento è chiamato a valutare l’interesse pubblico prima della nomina della commissione. “Il termalismo- commenta Pullara- non è un capitolo marginale, ma un settore strategico ad alto valore aggiunto, capace di generare occupazione, attrarre investimenti e destagionalizzare i flussi turistici. Le terme – prosegue – non sono solo un luogo di cura, ma un vero ecosistema economico. Sciacca, con la sua storia e le sue acque uniche, può diventare un centro mediterraneo del benessere, se sostenuta da una governance efficiente e da investimenti privati di qualità”. Secondo le stime delle associazioni di settore, il turismo termale in Italia genera oltre 4 miliardi di euro l’anno, con una domanda internazionale in costante crescita nei segmenti wellness, medical wellness e prevenzione. La Sicilia, con poli come Sciacca, Acireale, Termini Imerese e numerose sorgenti minori, potrebbe conquistare una quota molto più ampia di questo mercato, oggi dominato da Toscana, Veneto ed Emilia-Romagna. Per Conflavoro, il rilancio di Sciacca deve essere l’avvio di una strategia più ampia: “Serve una legge quadro sul termalismo, una cabina di regia unica e un piano di marketing territoriale che valorizzi l’identità termale siciliana. Le imprese – conclude il vice presidente nazionale vicario– sono pronte a fare la loro parte, ma occorre una programmazione stabile e una burocrazia che accompagni, non che ostacoli”.
di Redazione 3
Mer, 15/04/2026 - 11:45

