In occasione della Giornata Mondiale dell’OBESITÀ del 4 marzo, Auxologico IRCCS richiama l’attenzione su una delle principali emergenze di salute pubblica del nostro tempo, alla luce dei dati contenuti nel 10° Rapporto sull’OBESITÀ in Italia, intitolato “La rivoluzione nell’OBESITÀ” e curato da trenta clinici e ricercatori italiani e stranieri.
Oggi si può parlare di una vera e propria “rivoluzione nell’OBESITÀ” perché: – è stata condivisa a livello internazionale la definizione di “OBESITÀ Clinica” (The Lancet Diabetes and Endocrinology Commission); – si afferma sempre più una medicina personalizzata, grazie alla disponibilità di protocolli di intervento diversificati ed efficaci; – si diffondono nuovi farmaci che hanno dimostrato effetti positivi non solo sulla riduzione del peso, ma anche sul rischio cardiovascolare e metabolico; – l’Italia ha adottato la prima legge che riconosce l’OBESITÀ come malattia progressiva e recidivante. Secondo le ultime stime dell’OMS, nel 2022 le persone adulte con OBESITÀ nel mondo sono 890 milioni (16%), mentre 2,5 miliardi risultano in sovrappeso (43%).
In Italia, secondo i dati Istat 2023, sono quasi 23 milioni le persone adulte in eccesso di peso, pari al 46,3% della popolazione adulta. Di queste, circa 5,8 milioni (11,8%) vivono con OBESITÀ.
Il fenomeno riguarda anche l’età pediatrica: oltre un ragazzo su quattro tra i 3 e i 17 anni (26,7%) è in eccesso di peso. Permane inoltre un marcato gradiente territoriale, con prevalenze più elevate nel Mezzogiorno. Campania (36,5%), Calabria (35,8%), Basilicata (35,0%) e Sicilia (33,8%) registrano le percentuali più alte di minori in eccesso di peso, mentre le Province autonome di Trento e Bolzano (15,1% e 17,4%), il Friuli-Venezia Giulia (18,4%) e la Lombardia (19,5%) presentano i valori più contenuti. Queste differenze territoriali evidenziano la necessità di interventi mirati e strategie che tengano conto delle specificità locali.
Negli ultimi decenni l’OBESITÀ ha mostrato una crescita costante a livello globale, al punto da essere considerata una vera e propria epidemia. Le complicanze della sindrome metabolica non trattata interessano numerosi organi e sistemi e comportano un impatto significativo sulla salute individuale e sulla spesa pubblica.
È quindi fondamentale non solo curare le persone già affette dalla patologia, ma anche rafforzare prevenzione, diagnosi precoce e presa in carico tempestiva. La prof.ssa Simona Bertoli, responsabile dei Centri OBESITÀ Lombardi e del Laboratorio di Ricerca sulla Nutrizione e l’OBESITÀ presso Auxologico, sottolinea che «l’OBESITÀ è una malattia cronica e recidivante, non semplicemente legata a errate abitudini alimentari o alla sedentarietà.
È essenziale garantire a tutte le persone affette un accesso equo e appropriato alle cure, riducendo lo stigma che ancora circonda questa condizione. Non si tratta di mancanza di volontà, ma di una patologia che richiede diagnosi precoce, presa in carico e continuità assistenziale». Nel 2025 la Lancet Commission ha proposto una nuova classificazione dell’OBESITÀ che distingue una forma preclinica e una clinica.
Nelle forme cliniche è necessario attivare tutte le opzioni terapeutiche più innovative, dai nuovi farmaci incretinici alla chirurgia bariatrica sempre meno invasiva, fino agli approcci multidisciplinari e riabilitativi per i casi più complessi. Restano centrali anche gli interventi sugli stili di vita e il potenziamento delle attività di prevenzione e sensibilizzazione.
Il prof. Gianfranco Parati, Direttore scientifico di Auxologico, evidenzia che «l’OBESITÀ è una malattia cronica e sistemica che può generare complicanze in diversi organi e sistemi, in particolare quello cardiovascolare. È necessaria una risposta integrata e personalizzata, che unisca ricerca, innovazione tecnologica e presa in carico multidisciplinare, garantendo accesso equo ai trattamenti su tutto il territorio nazionale». Anche la dimensione psicologica è centrale nel percorso di cura.
Il prof. Gianluca Castelnuovo, responsabile del Servizio e Laboratorio di Psicologia Clinica e Psicoterapia presso Auxologico, ricorda che «la cura dell’OBESITÀ è prima di tutto la presa in carico di una persona, con un impatto che coinvolge aspetti medici, psicologici e sociali. Le terapie di ultima generazione rappresentano un importante avanzamento, ma il successo nel lungo periodo richiede un adeguato sostegno psicologico, educativo e motivazionale e un lavoro continuo sullo stile di vita». Dal punto di vista economico e sociale, il prof. Pietro Ferrara, epidemiologo del Laboratorio Sperimentale Ricerche Sanità Pubblica di Auxologico, sottolinea che «l’OBESITÀ pesa per oltre 13 miliardi di euro l’anno, pari allo 0,8% del PIL e a circa il 5% della spesa sanitaria nazionale. I nuovi farmaci offrono prospettive cliniche rilevanti, ma pongono una sfida di equità di accesso e sostenibilità per il Servizio Sanitario Nazionale. È necessario definire criteri chiari di appropriatezza e costo-efficacia».
Il 10° Rapporto sull’OBESITÀ in Italia rappresenta un contributo aggiornato e multidisciplinare per operatori sanitari, decisori pubblici e società civile, con l’obiettivo di trasformare la ricerca scientifica in soluzioni cliniche applicabili e rafforzare una strategia nazionale coordinata contro l’OBESITÀ.

