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Arte, memoria e orgoglio nisseno: un’esperienza di museo diffuso a Caltanissetta nata dall’idea dell’architetto Liborio Di Buono

Redazione 1

Arte, memoria e orgoglio nisseno: un’esperienza di museo diffuso a Caltanissetta nata dall’idea dell’architetto Liborio Di Buono

Lun, 09/02/2026 - 07:00

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CALTANISSETTA. La Città di Caltanissetta, sabato 7 febbraio, è stata protagonista di un pomeriggio che ha superato il significato di una semplice visita culturale, trasformandosi in un autentico momento di riconoscimento collettivo. Un tempo di ascolto e di restituzione dell’identità cittadina, in cui memoria, arte e senso di appartenenza alla comunità si sono intrecciati in un’esperienza condivisa e profondamente sentita.

L’evento, di alto valore simbolico, civile e identitario, è stato fortemente voluto dal signor Salvatore Rizzo, amministratore della community “Insieme per… Caltanissetta”, e dal signor Sergio Farinella, ed è stato reso possibile grazie alla generosa disponibilità del proprietario della Mostra, l’architetto Liborio Di Buono, che ha scelto di aprire alla città uno spazio privato trasformandolo in luogo condiviso di memoria, bellezza e visione. Tra mobili, stigli, furmi e materiali di ’na vota, l’arte si è fatta casa, racconto ed esperienza vissuta. Un percorso capace di restituire alla comunità nissena un frammento vivo del Novecento e della contemporaneità, attraverso la collezione di arte e design Arredi Di Buono, arricchita e completata dalle preziose collezioni private del signor Sergio Farinella, che hanno conferito all’esposizione ulteriore profondità storica, valore culturale e raffinatezza espositiva.

L’esposizione si è configurata come un racconto visivo e umano, intrecciato a storie, ricordi ed esperienze personali. Ogni arredo, ogni oggetto, ogni dettaglio ha raccontato un modo di abitare, di vivere e di pensare il bello che appartiene alla quotidianità dei nisseni di ieri e che continua a dialogare con il presente. La visita, guidata direttamente dal proprietario Liborio Di Buono e dal collezionista Sergio Farinella che lo ha affiancato, custodi sentiti di questo luogo straordinario, hanno accompagnato i partecipanti in un dialogo continuo e profondo tra passato e presente: tra il nuovo e il vissuto, tra l’arte contemporanea e la signoria di una volta, tra il design come funzione e il design come memoria.

Di particolare valore sono state le testimonianze dei due signori che hanno permesso la visione di questo meraviglioso luogo: racconti autentici, generosi e appassionati che hanno arricchito i presenti di un sapere prezioso, fatto non solo di conoscenze, ma di vita vissuta. Attraverso le loro parole è stato possibile comprendere come questi oggetti siano stati realmente abitati, utilizzati e amati dai nisseni, diventando parte integrante della storia quotidiana della città.

Momento di intensa partecipazione emotiva è stata la lettura in dialetto nisseno della Preside Marisa Sedita, che con sensibilità, autorevolezza e profondo rispetto per la lingua del territorio ha dato voce alla memoria collettiva, declamando un testo scritto dalla Professoressa Daniela Micu Galiano. In quel momento il dialetto non è stato solo lingua, ma strumento culturale vivo, capace di rafforzare il senso di appartenenza e di contribuire in modo concreto alla valorizzazione del museo diffuso nisseno, rendendoci ancora più fieri di essere nisseni.

Accoglienza, dialogo, declamazioni in dialetto nisseno e documentazione fotografica hanno completato l’esperienza, trasformandola in un tempo condiviso di ascolto e comunità. L’appuntamento di sabato sette febbraio si è così trasformato in una vera passiata alliggiu: un cammino lento e consapevole tra arte, design e sapiri fari. Questa iniziativa rappresenta un primo, importante passo verso una riflessione più ampia sul ruolo delle collezioni private, sull’apertura dei luoghi domestici alla cultura e, soprattutto, sul concetto di museo diffuso, inteso come rete viva di spazi, storie e patrimoni che appartengono alla comunità e che, attraverso la partecipazione attiva dei cittadini, tornano a essere accessibili, narrati e vissuti.

In questo percorso si rende sempre più evidente un’esigenza concreta per la città di Caltanissetta: dotarsi di una struttura polivalente, capace di accogliere, connettere e mettere in rete le numerose collezioni private presenti sul territorio. Un luogo fisico e simbolico che possa fungere da nodo culturale, da spazio di coordinamento e di restituzione pubblica, offrendo ai collezionisti la possibilità di dialogare tra loro e con la città, senza snaturare l’identità dei singoli luoghi. Una rete museale diffusa, sostenuta da una struttura di riferimento, permetterebbe di costruire un’offerta culturale più ampia, articolata e diversificata, capace di valorizzare patrimoni oggi frammentati e spesso invisibili, restituendoli ai nisseni e a chi desidera visitare la città.

Un modello che rafforzerebbe il senso di appartenenza, favorirebbe la partecipazione attiva e renderebbe Caltanissetta un laboratorio vivo di cultura, memoria e progettualità condivisa. È proprio da qui che nasce un invito rivolto a tutta la cittadinanza nissena: il museo diffuso non può esistere senza la comunità. Ognuno, secondo le proprie capacità e competenze – culturali, professionali, artigianali, comunicative, educative o semplicemente umane – può contribuire a custodire, raccontare e valorizzare il patrimonio materiale e immateriale della città. Partecipare significa prendersi cura della propria memoria e trasformarla in futuro condiviso.

Un sentito e doveroso ringraziamento va: • al proprietario della Mostra, l’architetto Liborio Di Buono, e alla famiglia Di Buono, per la visione, la generosità e l’apertura dimostrate; • al signor Sergio Farinella, per aver completato l’esposizione con collezioni di straordinario pregio; • al signor Salvatore Rizzo, per l’impegno e la passione profusi nell’organizzazione della visita; • alla Preside Sedita, per la lettura in dialetto nisseno che ha reso il momento culturalmente più intenso e identitariamente più forte. Investire in una rete museale cittadina significa non solo custodire il passato, ma progettare un futuro culturale consapevole, in cui l’orgoglio nisseno si traduca in opportunità, bellezza e responsabilità collettiva.

Quella vissuta non è stata soltanto una visita, ma un vero atto d’amore verso Caltanissetta, la sua memoria e il suo futuro culturale. Un’esperienza che ci ricorda che la città vive davvero solo quando i suoi cittadini scelgono di esserci, insieme.

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