Sono già 13 i cadaveri di possibili migranti annegati recuperati in mare nelle ultime due settimane di fronte le coste siciliane e calabresi. In alcuni casi già in stato di decomposizione.
L’ultimo, ieri, sulla spiaggia di Torrazza, a Petrosino, comune a metà strada tra Marsala e Mazara del Vallo. Due giorni fa, invece, al tramonto, un altro nel mare di San Vito Lo Capo (Trapani). A notarlo è stato un pescatore che con la sua imbarcazione stava esplorando la costa per la prima battuta di pesca dopo giorni di bufera.
E martedì sera, un altro di fronte Custonaci, sempre nel Trapanese. Andando ancora a ritroso, nella mattinata di domenica 15 febbraio, un altro di fronte la costa meridionale di Marsala: un uomo con giubbotto salvagente. Poi, altri cinque corpi senza vita, nel giro di pochi giorni, al largo dell’isola di Pantelleria.
E lo scorso 5 febbraio, un altro corpo senza era emerso vicino l’isola della Colombia, di fronte il porto di Trapani. Altri tre cadaveri sulle coste tirreniche del Vibonese e del Cosentino. Tutti possibili migranti annegati per il naufragio dei loro barconi a causa del maltempo (tra il 18 e il 21 gennaio anche il violento ciclone “Harry”), quasi sempre impossibile da identificare perché in stato di decomposizione o con parti del corpo divorate dai pesci. Spesso non si riesce a distinguere neppure il sesso.

