L’accumulo di proteine nei piccoli vasi sanguigni del cervello puo’ quadruplicare il rischio di sviluppare demenza entro cinque anni, anche in assenza di un ictus. E’ quanto emerge da un ampio studio osservazionale su scala nazionale presentato all’International Stroke Conference 2026 dell’American Stroke Association, basato sull’analisi dei dati sanitari di quasi due milioni di adulti statunitensi coperti da Medicare.
La condizione sotto esame e’ l’angiopatia amiloide cerebrale (CAA), caratterizzata dal deposito di amiloide nelle pareti dei vasi cerebrali, che li rende fragili e vulnerabili a danni. Lo studio e’ guidato da Samuel S. Bruce, neurologo e assistant professor alla Weill Cornell Medicine di New York, e fornisce una delle stime piu’ ampie e dettagliate finora disponibili sulla velocita’ e sull’entita’ con cui la CAA puo’ evolvere verso un deterioramento cognitivo clinicamente rilevante.
Analizzando i dati raccolti tra il 2016 e il 2022, i ricercatori hanno seguito nel tempo diversi “stati di Salute” dei pazienti – senza CAA ne’ ictus, con sola CAA, con solo ictus o con entrambe le condizioni – ricostruendo il momento di comparsa di una diagnosi di demenza. I risultati mostrano che il 42% delle persone con CAA sviluppa demenza entro cinque anni dalla diagnosi, contro circa il 10% di chi non presenta la patologia. Colpisce in particolare il fatto che il rischio di demenza nelle persone con CAA sia elevato anche in assenza di un evento cerebrovascolare maggiore.
I pazienti con CAA senza ictus risultano infatti oltre quattro volte piu’ a rischio rispetto a chi non presenta ne’ CAA ne’ ictus, un valore simile a quello osservato nei pazienti con entrambe le condizioni. Al contrario, l’ictus da solo comporta un aumento del rischio piu’ contenuto. “Questi dati suggeriscono che meccanismi indipendenti dall’ictus giocano un ruolo chiave nello sviluppo della demenza associata alla CAA”, spiega Bruce, sottolineando come l’infiammazione e il danno diffuso ai piccoli vasi possano contribuire in modo diretto al declino cognitivo.
Secondo gli autori, i risultati rafforzano la necessita’ di monitorare precocemente le funzioni cognitive nei pazienti con diagnosi di angiopatia amiloide cerebrale, per intervenire prima che il deterioramento diventi irreversibile. Pur trattandosi di dati preliminari – lo studio e’ presentato sotto forma di abstract e non ancora pubblicato come articolo peer-reviewed – l’analisi apre un fronte rilevante nella prevenzione della demenza, indicando che una parte significativa del rischio potrebbe essere intercettata anni prima attraverso una maggiore attenzione clinica a una patologia spesso sottovalutata.

