Salute

Rapporto Oxfam 2026. “Il baratro della disuguaglianza non è una fatalità, ma una scelta politica.”

Redazione

Rapporto Oxfam 2026. “Il baratro della disuguaglianza non è una fatalità, ma una scelta politica.”

Lun, 19/01/2026 - 17:38

Condividi su:

“I dati diffusi oggi da Oxfam in occasione del Forum di Davos non sono solo numeri: sono un grido di dolore che arriva dai territori in cui operiamo ogni giorno, dalla Sicilia al cuore dell’Africa Subsahariana. Leggere che appena 12 persone possiedono una ricchezza superiore a quella di 4,1 miliardi di esseri umani è uno schiaffo alla dignità umana e al messaggio cristiano di giustizia sociale che ispira la nostra azione”.

Queste stime sono impressionanti e preoccupanti infatti il presidente prosegue “Siamo di fronte a una ‘regressione democratica’ in cui il potere economico di pochi sta letteralmente comprando il futuro di molti. Mentre a Davos si parla di ‘spirito di dialogo’, la realtà che tocchiamo con mano è quella di un mondo che ha deciso di ignorare l’altro”.

Certo questi dati invitano alla riflessione a prendere sul serio la situazione, per questo Agostino Sella aggiunge: “Perché i popoli versano nel degrado? Non è per mancanza di risorse, ma per una loro distribuzione criminale. La povertà estrema cresce sempre di più in Africa. Lo vediamo nei villaggi del Senegal, del Mali e del Gambia dove operiamo: le materie prime vengono depredate, ma i proventi non tornano mai alle comunità locali”.

Alla continua detrazione di risorse fanno anche seguito i tagli drastici del 17% ai finanziamenti per la cooperazione e per il sostegno alle fasce deboli.

“I tagli colpiscono sempre gli stessi – ammonisce Agostino Sella. È inaccettabile che, in un momento di ricchezza globale record, si scelga di tagliare sulla sanità, sull’istruzione e sull’accoglienza. Questi tagli non sono semplici aggiustamenti di bilancio: si traducono in 14 milioni di morti previste entro il 2030. Tagliare i fondi significa condannare a morte migliaia di bambini e negare ai giovani il diritto di non dover emigrare per disperazione”. Come Associazione Don Bosco 2000, seguiamo la politica di San Giovanni Bosco: che mette al centro gli ultimi, gli indifesi e gli abbandonati. “Invitiamo le istituzioni e la società civile a riflettere: non possiamo accettare un sistema dove il diritto alla vita dipende dal portafoglio di una dozzina di uomini. Dobbiamo invertire la rotta subito. Serve una Cooperazione Circolare che rimetta al centro la persona e non il profitto. Perché investire nelle persone, nei loro talenti e nel loro diritto a vivere dignitosamente nella propria terra o dove scelgono di migrare, è l’unico modo per fermare questa deriva autoritaria e disumana” conclude Agostino Sella.

banner italpress istituzionale banner italpress tv