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L’appello della figlia di Beppe Alfano all’Antimafia: “Dovete indagare”

Redazione

L’appello della figlia di Beppe Alfano all’Antimafia: “Dovete indagare”

Mer, 21/01/2026 - 19:59

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A distanza di 33 anni “dalla morte di mio padre” Giuseppe, freddato con un revolver calibro 22 in Sicilia a Barcellona Pozzo di Gotto, “chiedo verità e soprattutto giustizia in maniera definitiva e senza ombre. Soprattutto, alla presidente della commissione Antimafia chiedo che istituisca quel comitato che era nato nel 2003 e che avrebbe dovuto investigare sull’omicidio di mio padre, che invece non si è mai riunito”.

Il racconto di Sonia Alfano è dettagliato nel descrivere il clima di isolamento in cui questo assassinio è maturato (tra omertà, criminalità organizzata, “servizi segreti” e “complicità” politiche), con i depistaggi che ne sono seguiti, le tante domande rimaste senza risposta. La vicenda del giornalista siciliano, sul piano giudiziario, si è conclusa con la condanna dell’esecutore materiale del delitto (avvenuto l’8 gennaio 1993), Antonino Merlino, e del capomafia barcellonese Giuseppe Gullotti che “nel 1985 era stato candidato dal Msi al consiglio comunale di Barcellona”, quel Movimento sociale in cui lo stesso Alfano aveva militato. Lasciando molti interrogativi che Sonia definisce “buchi neri”.

Sonia Alfano, ora responsabile legalità di Azione dopo un passaggio nel M5S, parla durante una iniziativa, moderata da Paolo Borrometi, dal titolo ‘Il delitto Alfano. 33 anni di depistaggi e verità negate’, cui la presidente della commissione Chiara Colosimo non ha potuto partecipare ma a cui ha inviato una lettera in cui assicura “l’attenzione e l’impegno a mettere a disposizione la commissione Antimafia per continuare ad approfondire gli aspetti e i passaggi meno chiari di questa dolorosa vicenda, nel pieno rispetto di quanto già definitivamente passato in giudicato. Come già detto a Sonia, ci sono”.

Secondo il legale della famiglia Fabio Repici, c’è ancora molto da indagare. Repici riferisce di una “inspiegabile riunione nella sede del Ros a Roma” che è stata “scoperta” perché “c’è traccia nell’agenda del generale Mario Mori. Il 27 febbraio del 1993, sabato, al Ros di Roma si incontrano Mori, il consulente del governo italiano all’agenzia antidroga dell’Onu a Vienna, cioè il magistrato fuori ruolo Francesco Di Maggio e il magistrato Olindo Canali. L’ordine del giorno è: ‘omicidio giornalista a Barcellona Pozzo di Gotto’. Non c’è un solo atto che ha fatto seguito a quella riunione”.

“Queste cose – ha proseguito – sono in atti conosciuti dall’autorità giudiziaria e nel 2019, dopo l’ennesima richiesta di archiviazione sui mandanti occulti dell’omicidio”, “la Dda di Messina depositò una considerevole quantità di documentazione che era del tutto sconosciuta e che ci ha fatto trasalire perché da quegli atti si è scoperto come la presenza del superlatitante Nitto Santapaola, in provincia di Messina, non solo era stata scoperta da Alfano nell’autunno del 1992, ma era controllata da tutta la filiera di polizia del Viminale, Criminalpol, Sco, squadra mobile di Messina, commissariato di Milazzo e il solito servizio segreto Sisde”.

“La strage di Capaci – ha sottolineato – ha una quota barcellonese che è rimasta del tutto inesplorata. Il telecomando usato da Brusca, ed è Brusca che lo racconta, lo fece avere Pietro Rampulla e lo chiese a Gullotti. Ma chi è il legame tra Gullotti e Rampulla?”. Quando morì suo padre, una morte annunciata da “minacce”, Sonia ricorda i carabinieri arrivare in casa con un “gruppo di uomini in borghese” che vede prelevare “documenti e foto” di cui “non si è saputo più nulla”. Dopo il funerale ricorda di essere stata condotta in commissariato per incontrare un “superpoliziotto” che poi non vedrà mai più. E che oggi, aggiunge Repaci, “sappiamo essere consulente della commissione Antimafia. Nessuno si è premurato di andare a sentire questo signore”.

“Vorrei sapere chi è questa persona e parlarci. Racconti chi lo aveva mandato lì e se aveva ricevuto il plico inviato a lui da mio padre” prima della sua morte, chiede Sonia. “Dopo 33 anni – conclude – continuamo come famiglia ad elemosinare verità, mia madre è morta sei mesi fa senza che si sia arrivati alla verità, quindi riteniamo sia nostro diritto chiedere che si faccia piena luce e da parte delle istituzioni garantircela”. All’iniziativa è intervenuto il leader di Azione Carlo Calenda: “Credo che dobbiamo continuare a parlare degli abissi profondi” di cui il giornalista Alfano scriveva perché “la storia di un paese se non è completamente metabolizzata costituisce dei buchi che tengono a far emergere le aberrazioni”

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