Salute

Case e ospedali di comunità, ‘mancano 20mila infermieri’. Sindacati, ‘edifici senza professionisti, riforma a rischio’.

Redazione

Case e ospedali di comunità, ‘mancano 20mila infermieri’. Sindacati, ‘edifici senza professionisti, riforma a rischio’.

Mer, 28/01/2026 - 19:10

Condividi su:

Entro giugno, secondo la tabella di marcia fissata dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), dovrebbero entrare pienamente in funzione, ma ad oggi per renderle concretamente operative mancano ancora all’appello almeno 20mila infermieri. Le Case della comunità – perno della riforma dell’assistenza territoriale mirata a rendere prestazioni e cure primarie più vicine ai cittadini, decongestionando ospedali e Pronto soccorso – restano ancora un miraggio secondo i sindacati di settore: solo 46 quelle pienamente attive secondo gli ultimi dati Agenas disponibili e aggiornati a giugno 2025.

Una stretta sui tempi per la realizzazione e l’organizzazione delle nuove strutture dovrebbe arrivare anche dal tavolo tecnico permanente attivato lo scorso 27 gennaio dalla Cabina di regia Pnrr dedicata alla Missione Salute e tenutasi a Palazzo Chigi. L’obiettivo è quello di assicurare un sistematico confronto tra governo e Regioni proprio per dare impulso all’attuazione degli interventi. Occorre insomma accelerare, in particolare per rafforzare l’assistenza territoriale e le cure primarie, come sottolineato dal ministro della Salute Orazio Schillaci.

Ma difficilmente, avverte il sindacato degli infermieri Nursing up, i tempi potranno essere rispettati: “La riforma dell’assistenza territoriale prevista dalla Missione 6 Salute del Pnrr è a rischio, perchè procede sul piano edilizio ma non è accompagnata da un’adeguata dotazione di professionisti sanitari, indispensabile per rendere operative le nuove strutture”. All’appello mancherebbero, ad esempio, “almeno 20mila infermieri”. Secondo l’ultimo monitoraggio Agenas, rileva il sindacato, su 1.723 Case della Comunità programmate, solo 46 risulterebbero oggi pienamente operative con medici e infermieri, mentre 660 avrebbero attivato almeno un servizio e 172 avrebbero completato tutti i servizi obbligatori. Gli ospedali di comunità previsti sono invece 307. Un quadro che, secondo Nursing up, “evidenzia il rischio concreto di strutture formalmente aperte ma incapaci di garantire l’ottimale presa in carico dei cittadini, a fronte di circa 2 miliardi di euro di risorse Pnrr, con scadenza fissata al 31 dicembre 2026”.

Il problema, afferma Antonio De Palma, presidente nazionale Nursing Up, “non sono i muri ma la drammatica carenza di professionisti sanitari, a partire dagli infermieri di famiglia e comunità, individuati dalla normativa come perno dell’assistenza territoriale”. Il punto di partenza è la legge del 2020, che ha introdotto la figura dell’infermiere di famiglia e comunità prevedendo 9.600 unità a livello nazionale. A oltre cinque anni di distanza, gli infermieri di famiglia operativi, afferma, “sono stimati in circa 3.000, pari a poco più del 30% di quanto stabilito dalla norma”.

In totale, nel Ssn mancano almeno 175.000 infermieri rispetto agli standard europei: “È legittimo chiedersi – conclude De Palma – come si possa pensare di rendere operativa la sanità territoriale senza affrontare il nodo del personale”. Sulla stessa linea il sindacato dei medici Snami, secondo cui “si è costruito il contenitore prima di decidere cosa metterci dentro e, soprattutto, senza coinvolgere davvero i medici di famiglia”. Il rischio concreto, commenta il presidente Angelo Testa, è che alla scadenza di giugno 2026 “si arrivi con edifici pronti ma senza professionisti, rispettando formalmente gli obiettivi del Pnrr ma tradendo lo spirito della riforma”. Intanto, tre nuove Case della Comunità sono state inaugurate oggi a Roma, dopo un investimento di oltre 1,7 milioni di euro.

All’hub Nomentano sarà possibile la presa in carico 7 giorni su 7, h24: attivi anche uno sportello polifunzionale, un Cup, un ambulatorio di cure primarie, il servizio di assistenza domiciliare e servizi per la fragilità psichica. Le due strutture spoke Vigne Nuove e Casalotti saranno invece attive 6 giorni su 7, h12. Questo è “il volto della medicina del territorio reale. Qui si trovano risposte alle fragilità”, ha sottolineato il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca ricordando anche la firma, nei prossimi giorni, dell’accordo con i medici di famigli per garantire continuità di servizio h24.

banner italpress istituzionale banner italpress tv