Salute

Bain & Company: per 77% italiani salute è una priorita’ assoluta, Under 30 guidano il fenomeno

Redazione

Bain & Company: per 77% italiani salute è una priorita’ assoluta, Under 30 guidano il fenomeno

Dom, 18/01/2026 - 17:44

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Oltre il 70% degli italiani considera la salute fisica e mentale come la principale priorità, con un’attenzione più elevata tra gli under 30 della Gen Z. È quanto emerge dal Consumer Lab di Bain & Company, che ha analizzato le abitudini e i valori di oltre 1.500 consumatori italiani di varie generazioni, “ma con focus sulla Gen Z” (nati tra il 1996 e il 2015) ponga il benessere psicofisico davanti sia alla socialità, sia alla sfera economica.

Il dato più netto riguarda la salute mentale, indicata come prioritaria dal 77% degli italiani, sopra la media globale del 71%. Subito dopo arriva la salute fisica (76%), seguita da aspetti come sonno (42%) e vita sociale (47%). Il benessere finanziario è invece considerato rilevante solo dal 27% del campione, il valore più basso tra quelli misurati.

Il report rileva però un limite strutturale al benessere: l’iperconnessione. L’83% della Gen Z dichiara un rapporto “poco equilibrato” con lo smartphone e il 20% trascorre più di otto ore al giorno sui dispositivi digitali. Ne segue che il 66% segnala carenza di sonno e il 43% una riduzione della produttività. Nonostante ciò, nel tempo libero i giovani mostrano una preferenza crescente per attività fisiche e cura personale: il 20% dedicherebbe un’ora all’esercizio fisico e il 17% a momenti di relax o cucina. «La Gen Z sta reagendo alla crescente fatica digitale, riconoscendo l’impatatto negativo di un’eccessiva esposizione online e mostrando una chiara volontà di ridurre e monitorare il proprio consumo digitale», afferma in una nota Marco Caldarelli, responsabile italiano del settore consumer products di Bain & Company.

Sul fronte dei consumi, la Gen Z emerge come la generazione più propensa a boicottare marchi percepiti come non allineati ai propri valori. A livello globale il 57% degli intervistati ha evitato almeno un brand per motivazioni valoriali e il 75% abbandonerebbe un marchio coinvolto in pubblicità ritenute discriminatorie. Tra i motivi più frequenti di boicottaggio compaiono la crudeltà verso gli animali (36%), le affiliazioni politiche (31%) e pratiche di business giudicate non etiche (30%).

In Italia, oltre al food & beverage (52%), il settore più colpito è il fashion (42%), dove il fast fashion viene spesso associato a scarsa sostenibilità ambientale, portando i consumatori più giovani a preferire marchi considerati più coerenti con i loro valori. «La fidelizzazione del cliente non passa più semplicemente da qualità o prezzo, bensì da trasparenza, coerenza e sostenibilità, che non sono più elementi accessori ma requisiti fondamentali», conclude Caldarelli.

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