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Caltanissetta. Lettera esasperata di una mamma: “I bambini a scuola? Una follia. Non sono carne da macello”

Redazione 2

Caltanissetta. Lettera esasperata di una mamma: “I bambini a scuola? Una follia. Non sono carne da macello”

Lun, 19/04/2021 - 17:33

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Caltanissetta. Lettera esasperata di una mamma: “I bambini a scuola? Una follia. Non sono carne da macello”

Riceviamo e pubblichiamo la lettera di una mamma, esasperata dalla situazione contingente e dal fatto di essere obbligata a mettere la vita e la salute del proprio figlio nelle mani di scelte politiche che, spesso, dimenticano la realtà dei fatti.

Continuiamo a mandare i bambini a scuola tanto non si ammalano!

È questo quanto sembra essere diventato un tormentone per rassicurare i genitori e far tornare gli alunni in aula ma è veramente così?

Continuiamo a limitarci a guardare chi decide per noi, la nostra salute, la nostra vita.

Ma è così difficile capire che il movimento che si crea intorno alla scuola, è di proporzioni bibliche? Un inesorabile esodo quotidiano che fa impallidire la movida del sabato sera! Un paradosso agghiacciante!

Non mi interessa neanche più giudicare il lavoro dei politici, certo difficile, ma vorrei essere libera almeno di decidere per la salute dei miei figli.

Un anno di balle ed errori non ci hanno ancora messo nelle condizioni di prendere decisioni sensate?

Ma che razza di gente siamo, che se ci dicono di stare a casa, non abbiamo ancora trovato un modo per far funzionare l’istruzione da impartire ai ragazzi?

Hanno i libri? Li abbiamo comprati ad inizio anno scolastico? Speso molti soldi? E allora bisogna farglieli leggere! Capitolo per capitolo e finiamoli tutti, il tempo mi pare non gli manchi, poi settimanalmente si collegano con i professori e vengono interrogati! Facciamogli fare i buoni, vecchi, cari riassunti, tanto utili quanto indispensabili!

Dovranno seguire lezioni di matematica, scienze, arte, storia, geografia e tutte le altre materie disciplinari.

Fate video che i ragazzi possano vedere e rivedere.

Ma voler interagire come fossero classi virtuali, abbiamo visto che né porta frutti né stimola interesse maggiore.

Smettiamo di pensare come se fosse tutto come prima, adattabile a prima perché non è tutto come prima.

La scuola, come era prima, non può esistere in una situazione come quella che stiamo vivendo perché la vita non è più come prima.

Tornerà, magari anche migliorata, quando tutto questo sarà passato, ma fino ad allora smettiamo di pensare che si attraversi indenni una pandemia mondiale che ha messo tutto e tutti in ginocchio.

Si parla tanto dei risvolti emotivi e psicologici che sviluppano i ragazzi costretti all’isolamento, alle difficoltà, logiche, tecniche, pratiche.

Sono forse normali? Sono condizioni che vivrebbe normalmente?

No! E allora come possiamo credere sia possibile applicare le stesse modalità di studio o rapporto classe a come era prima?

Scaricare link, aggiungere a schermate, inserire assenze in presenza, e presenti in video, pretendere attenzione mentre la madre passa l’aspirapolvere, il fratello minore gioca con i Lego, la nonna guarda Forum, il telefono di casa squilla e il padre cerca di riposare dopo il turno di notte. Non è facile.

I nostri figli stanno perdendo l’equilibrio e la lucidità davanti ad uno schermo, di cellulare o computer che sia, non hanno idea di come si sfogli un vocabolario o si faccia una ricerca, perché basta digitare su una tastiera per trovare qualsiasi cosa. Hanno perso manualità, interessi e binari.

Il bisogno di normalità non deve però superare il timore di conseguenze ancora più catastrofiche.

Non dimentichiamo che la maggior parte dei loro nonni ha ricevuto un’istruzione sommaria e altalenante, eppure è stata una generazione di eroi che vivevano un mondo in bianco e nero ma avevano mille sogni colorati.

Mentre i nostri figli vivono davanti a schermi coloratissimi ma non hanno più sogni.

Provate a dire ai vostri figli che per una settimana non avranno Internet… le conseguenze non ho bisogno di specificarle, le sappiamo tutti.

Ecco perché mi sale la rabbia, perché non facciamo nulla per mettergli in moto il cervello.

Almeno diamogli una mano, semplifichiamo le modalità, modifichiamole, favorendo i libri cartacei, dando scadenze per interrogazioni e limitiamo le videolezioni ai momenti di verifica.

Credo che così si responsabilizzerebbero anche di più. Avremo tempo di tornare alla scuola come l’abbiamo sempre conosciuta e magari alla luce di questa pandemia, apportare modifiche e fare tesoro di sbagli.

I bambini che si affacciano per la prima volta a scuola in questo momento storico, ne hanno un’idea distorta, confusa e precaria.

Ma è così difficile capire che per il bene comune bisogna stare a casa?

No, non mando i miei figli al macello, non sono cavie per statistiche… e a chi ci chiama “allarmiste” dico che non posso sicuramente cambiarvi testa, ma almeno rispettate il mio sacrosanto diritto a non essere pecora. Con tutto il rispetto per le pecore.

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