«Mio padre è stato dimesso dall’Obi dell’ospedale di Caltanissetta alle 14 di sabato scorso, dopo una settimana di permanenza al “S. Elia”, a seguito di un incidente domestico, ma nessuno ora sa dirci che fine hanno fatto i due anelli d’oro giallo che teneva al dito e dove è finito il borsone contenente gli indumenti intimi che mia sorella ha consegnato ai soccorritori del servizio 118 nel momento in cui sono intervenuti a casa con l’ambulanza. È davvero assurdo che siano letteralmente spariti. Dispiace soprattutto per il valore affettivo delle due “fedi”, nello specifico l’anello nuziale e quello celebrativo dei 50 anni di matrimonio».
A parlare è il sancataldese Salvatore Bellomo, 51 anni, molto amareggiato per quanto accaduto all’anziano genitore, Vincenzo Bellomo, e che ieri ha presentato una specifica denuncia in questura, «perché non è possibile – dice – che ci sia chi approfitta delle condizioni critiche di un paziente per impossessarsi delle sue cose. E mi è stato detto che non è la prima volta che ciò avviene…». «Si dirà che si tratta di semplici oggetti, ma i due anelli d’oro – al di là del valore reale – rappresentano ricordi importanti per mio padre e il valore affettivo non può essere assolutamente sminuito», aggiunge Salvatore Bellomo.
«Mio padre si era fatto male il pomeriggio del 27 febbraio, mentre era in casa, ed era caduto rovinosamente a terra – racconta il figlio -. Era stata mia sorella Maria Grazia ad accorgersi dell’accaduto ed allertare i soccorsi. Nell’abitazione giungeva un’ambulanza del 118 di San Cataldo e l’equipaggio prelevava mio padre per accompagnarlo in ospedale. Mia sorella consegnava al personale sanitario una borsetta in tessuto blu con pigiama, indumenti intimi, ciabatte e alcuni medicinali di nostro padre. Al Pronto soccorso arrivava in codice rosso. E aveva certamente i due anelli d’oro.
Da quel momento non abbiamo più visto nostro padre fino al momento delle dimissioni dall’Obi, sabato pomeriggio. È tornato a casa con un servizio privato di ambulanza e ci è stata restituita una comune borsetta di plastica, simile a quelle dei supermercati, con gli effetti personali. Nessuna traccia degli anelli d’oro e del borsone. Per lo stato di semi-incoscienza, mio padre non era certamente in grado di riferire che fine avevano fatto tali oggetti. L’indomani sono tornato in ospedale, ma né al Pronto soccorso, né all’Obi sono riusciti a darmi delle risposte in merito. Concludo dicendo che è inammissibile che si verifichino simili situazioni».

