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160mo della nascita di Michele Tripisciano: un’eccellenza nissena. Il ricordo a cura della Soprintendenza ai Beni Culturali di Caltanissetta

Silvana Bartolozzi

160mo della nascita di Michele Tripisciano: un’eccellenza nissena. Il ricordo a cura della Soprintendenza ai Beni Culturali di Caltanissetta

Lun, 13/07/2020 - 16:00

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160mo della nascita di Michele Tripisciano: un’eccellenza nissena. Il ricordo a cura della Soprintendenza ai Beni Culturali di Caltanissetta

Oggi 13 luglio 2020 ricorre il 160° anniversario della nascita dello scultore Michele Tripisciano e la Soprintendenza ai Beni Culturali di Caltanissetta intende onorarne la memoria con un   breve scritto, di seguito riportato, curato dall’arch. Silvana Bartolozzi, funzionario direttivo di questo Ufficio e studiosa dell’artista.

La Soprintendenza ai Beni Culturali di Caltanissetta qualche anno addietro ha redatto l’inventario delle opere appartenenti al Comune di Caltanissetta dell’artista e cioè quelle conservate nel Museo Tripisciano, nella Biblioteca Scarabelli (disegni, fotografie, lettere e sculture) e nel palazzo della Prefettura.

Nella primavera dello scorso anno è stata avviata la catalogazione di altri documenti e di un taccuino riconducibili allo scultore, rinvenuti presso la biblioteca comunale, che andranno ad integrare il prezioso materiale documentario già schedato.

Il taccuino, datato 1876, si compone di 76 carte non numerate con disegni e schizzi di Michele Tripisciano, la cui firma con il cognome e il nome puntato, è leggibile nel disegno del volto di una divinità pagana.

Negli ultimi mesi, in occasione del riconoscimento di trenta lastre fotografiche appartenenti ad un privato che ritraggono opere note e ignote dello scultore, di prossima acquisizione da parte del Comune di Caltanissetta, in collaborazione con quest’ultimo la Soprintendenza da me diretta sta organizzando una mostra dedicata a Tripisciano, che oltre le opere già note contiene vari inediti dell’artista, intitolata “ MICHELE TRIPISCIANO “FOTOGRAFO – Opere inedite dalle lastre fotografiche dello scultore”.

In ricordo di Michele Tripisciano in occasione del 160° anniversario della sua nascita

di Silvana Bartolozzi

Ricordiamo il noto scultore nisseno ripercorrendone sinteticamente la vita sottolineando in particolare la sua formazione artistica e culturale, elemento fondamentale per l’affermazione professionale e sociale. Tripisciano, dotato di un talento artistico precoce, ha avuto la fortuna di incontrare persone sensibili alla cultura al momento opportuno: il sindaco Ignazio Cosentino, che gli consentì di studiare gratuitamente a Caltanissetta presso l’Ospizio di Beneficenza; Luigi Guglielmo Lanzirotti, presidente della Camera di Commercio, suo mecenate; Giovanni Mulè Bertolo, “uno dei pochi che lo volle artista” e lo aiutò “quando ne aveva di bisogno”.

Il Municipio e la Provincia gli elargirono borse di studio per proseguire gli studi nella città eterna, presso l’Ospizio di San Michele a Ripa, per poi affermarsi nel panorama artistico nazionale. I genitori ebbero un ruolo fondamentale: nonostante la consapevolezza che il proprio figlio avrebbe vissuto lontano da Caltanissetta, ne assecondarono l’inclinazione artistica.

Tripisciano rimase molto legato alla città natale e donò tutte le sue opere, oggi esposte al Museo Tripisciano, al Municipio.

Michele Tripisciano nasce il 13 luglio 1860, undici giorni dopo l’arrivo a Caltanissetta della brigata garibaldina guidata dal generale Eber. Cresce nella fabbrica paterna specializzata in manufatti di terracotta e dimostra una precoce abilità: un colto ufficiale di fanteria raccomanda al padre Ferdinando di averne cura perché il piccolo Michele sarebbe diventato “l’onore dell’arte e l’orgoglio di Caltanissetta”.

A tredici anni Michele, osservando due fotografie, plasma con la creta i mezzibusti di monsignor Benedetto D’Acquisto, arcivescovo di Monreale, e del cancelliere della Pretura; riproduce anche il busto di Virgilio, appartenente al barone Guglielmo Luigi Lanzirotti. Il sindaco Ignazio Cosentino, viste le tre opere, decide di avviare il giovane alla scultura per occupare “il posto lasciato dall’estinto concittadino Giuseppe Frattallone” e accoglie l’istanza presentata da Ferdinando per frequentare gratuitamente l’Ospizio Provinciale di Beneficenza.

Tripisciano non segue in toto la didattica dell’Ospizio, infatti, “conformemente al suo genio”, gli vengono impartite esclusivamente le lettere, il disegno e le esercitazioni scultoree dal prof. Michele Cucugliata, “persona innamorata delle arti belle”. Giovanni Mulè Bertolo, docente di grammatica, rimane impressionato dell’entusiasmo del giovanevispo, tutto grazie, dal volto soave, inteso da mane a sera a dar forma e vita alla creta, o a tirar linee, o a ritrarre immagini sulla carta. Il genio dell’arte lo adocchia, gli fa la ruota come farfalla torno torno al lume, lo seduce con i suoi vezzi, lo inebria”. 


Dopo uno o due anni, grazie a dei sussidi elargiti dal Municipio e dalla Camera di Commercio, diretta dal Lanzirotti, Tripisciano si traferisce a Roma nel periodo di massimo fervore per la costruzione della capitale, punto d’incontro di numerosi artisti tra cui anche i siciliani Ettore Ximenes, Domenico Trentacoste, Mario Rutelli, Giovanni Nicolini e il meno fortunato Michele La Spina.

Tripisciano frequenta l’Ospizio di San Michele a Ripa e segue i corsi di Disegno di figura, Prospettiva, Architettura ed Ornato impartiti rispettivamente dai professori Alessandro Ceccarini, Enrico Becchetti, Pietro Benedetti e Paolo Cucurri: “un’educazione artistica superiore ad ogni desiderio”!

Dopo aver frequentato dal 1880 lo studio artistico dello scultore Francesco Fabi Altini, Tripisciano vince la borsa di studio quadriennale del pensionato Scansiani, bandito dalla Insigne Artistica Congregazione dei Virtuosi al Pantheon.

Lo scultore intraprende una brillante carriera e ottiene numerose commesse private e pubbliche in molte città: Roma, Marino, Carpineto, Atina, Terracina, Palermo, Modica, Santa Caterina Villarmosa, Liverpool, Londra (?), Namur (Belgio), Il Cairo, San Josè (California), Buenos Aires (?) e New York (?).

Partecipa a numerose esposizioni nazionali ed internazionali, ottenendo prestigiosi riconoscimenti e premi con Caio Mario sulle rovine di Cartagine (Accademia di San Luca, Roma 1885 e 1887), il busto di Francesco Podesti e il Nonno siciliano (Esposizione di Belle Arti, Roma 1890), il gruppo scultoreo di Cristoforo Colombo e padre Antonio Marchena (Mostra dei bozzetti Colombiani, Roma 1892), Galba (IV Esposizione di Belle Arti, Barcellona 1898), Orfeo (Prima Esposizione italiana di Belle Arti, Pietroburgo 1898; Esposizione di Parigi, 1899; Esposizione di Roma, 1901; Esposizione di Belle Arti, Barcellona 1902; Esposizioni di Mosca, Venezia e Monaco); La Beata Vergine col Bambino (Parigi 1900), l’Immacolata (Esposizione Mariana Internazionale, Roma 1905).

Vince diversi concorsi pubblici tra cui le statue di Ortensio e Paolo (palazzo di Giustizia di Roma 1898-99) e La Sicilia (Monumento a Vittorio Emanuele II, Roma 1909). Per la realizzazione della lapide in onore degli Ufficiali Medici caduti in guerra è nominato Cavaliere della Corona dal re Umberto I.

Nel 1911 la sua vita è allietata dalla nascita del figlio Nando e dalla vittoria del concorso per l’esecuzione del monumento al poeta romano Giuseppe Gioacchino Belli. È il suo ultimo lavoro, che lo impegna a tempo pieno nonostante la malattia, una nefrite cronica, documentata nell’ottobre dello stesso anno. Tripisciano riesce a completare l’opera, inaugurata il 4 maggio 1913 in occasione delle celebrazioni per il cinquantenario della morte del poeta. Ritorna a Caltanissetta, dove viene festeggiato il 16 luglio dal Circolo Artistico e il 23 presso il Casino dei Nobili. In quest’ultima festa, Giovanni Mulè Bertolo loda lo scultore ripercorrendo le tappe importanti della sua carriera artistica per concludere così:

“L’ho ancor presente: vispo, tutto grazie, dal volto soave, inteso da mane a sera a dar forma e vita alla creta, o a tirar linee, o a ritrarre immagini sulla carta.

Chiedo scusa.

Sono in piena allucinazione.

Benedetta età!

E dire che l’ho qui a fianco in carne e in ossa.

Non è più vispo, ma cogitabondo per l’affollamento di nuove concezioni; non più tutto grazie, ma affranto dallo enorme peso degli allori raccolti; non più dal volto soave, ma velato dalla polvere sollevatasi dai campi delle battaglie vittoriosamente combattute; non più inteso a dar forma e vita alla creta, a tirar linee, a ritrarre immagini sulla carta, ma a folleggiare fra le sue numerose e angeliche creature.

Solo a quando a quando aggrinza la fronte il pensiero di una sua creatura, che qui, fra noi, se ne sta stretta fra dure ritorte come un volgare malfattore.

Michele, gloria nostra, vanto dell’isola, dell’Italia, dell’arte, oggi la patria tua ti stende le braccia e imprime sulla tua fronte il bacio dell’amore, il bacio della riconoscenza.

Tu hai il cuore e la mente di un nume, per dirla col Tarchetti; tu crei e ti collochi tra l’uomo e Dio e ne formi l’anello intermediario; tu vivi nel mondo ed hai un mondo in te stesso; il cielo ti prepara una corona di stelle.

Michele, quante cose vorrei offrirti! Ma di una sola posso disporre, che senza dubbio non disdegnerai.

É il mio cuore, che fa voti al cielo perché tu possa, e a lungo, durante le tue ispirate e gloriose fatiche, avere riposo nel sen che mai non cangia”.

Le condizioni dello scultore si aggravano e il 21 settembre, due giorni prima del decesso, detta le sue ultime volontà al notaio Giuseppe Màrgani alla presenza di quattro testimoni tra cui l’amico Tommaso Giarrizzo:

“Lascio tutti gli oggetti d’arte. bronzi, gessi e marmi, tranne i miei ritratti e i ricordi di miei amici che restar devono ai miei fratelli, al Comune di Caltanissetta, mia diletta Patria, che curerà di ritirarli dal mio Studio in Roma e custodirli nel Museo Comunale. Si eccettui pure un Crocifisso di bronzo di mia fattura che Lascio al Parroco di Caltanissetta per destinarlo a questa

Venerabile Chiesa di Santa Lucia.

Lascio all’Ospedale Civico di Caltanissetta il capitale di Lire dieci mila, con obbligo di destinarne il fruttato alla cura dei poveri ammalati di occhi; detto capitale non dovrà mai essere alienato o stornato ad altri usi sotto pena di decadenza; verificatasi la quale dovrebbe passare ai miei parenti più prossimi.

Lascio alla Biblioteca Comunale di questa mia Città natia tutti i miei libri e autografi che si trovano nel mio Studio a Roma”.

Il 23, giorno dei funerali, sulla porta del duomo e sul catafalco sono affissi manifesti con le parole dettate da Mulè Bertolo:

“IL CIELO É STATO IMPAZIENTE E SOLLECITO

A CORONARE DI STELLE

IL CAV. MICHELE TRIPISCIANO

GRANDE SCULTORE

DA CONTENDERE CON I GRANDI DI GRECIA

QUALE STRAZIO PER CALTANISSETTA!

QUANTE SPERANZE DELUSE

PER L’ITALIA!

PREGHIAMO.

L’ARTE CHE NE É PURA E FULGIDA ESPRESSIONE

LO NOVERO’

FRA I PIU’ PREDILETTI

FIGLI SUOI.”