Salute

Termometri a scelta e menu di plastica. La nuova vita sterile distante un metro

Andrea Cuomo - ilgiornale.it

Termometri a scelta e menu di plastica. La nuova vita sterile distante un metro

Dom, 17/05/2020 - 10:43

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Termometri a scelta e menu di plastica. La nuova vita sterile distante un metro

È una nuova vita, quella che germina nelle linee di indirizzo per la riapertura delle attività economiche, produttive e ricreative partorite dalla Conferenza delle regioni e delle province autonome.

Una vita che assomiglia un po’ di più a quella di prima rispetto alla non-vita che abbiamo vissuto per due mesi, dai primi di marzo ai primi di maggio. Ma una vita comunque diversa: sterile, metrica, cauta. Una vita su prenotazione, igienizzata, mascherata, disinfestata, separata, misurata. In cui al ristorante bisogna garantire che tra i clienti ci sia sempre almeno un metro di distanza, a meno che non si tratti di conviventi ma bisogna fidarsi, perché il cameriere non è un confessore, uno psicanalista, un poliziotto o un travet dell’ufficio anagrafe, che diamine, ma poi si precisa che «la regione Campania ritiene che la distanza di un metro vada calcolata dal tavolo». Che fortuna per le «pizze a metro»… Non ci saranno saliere, zuccheriere, pepiere e oliere e speriamo quindi che tutto sia sempre condito alla perfezione, i menu saranno digitali, oppure cartecei ma usa e getta, oppure plastificati e saranno disinfettati continuamente. Le trattorie odoreranno più di lysoform che di ragù. Una vita in cui ci rassegneremo a conoscere sempre la nostra temperatura corporea perché ovunque potrebbe esserci chiesto di rilevarla e guai ad agitarci perché la febbre sale in un attimo e la cosa potrebbe costarci caro. Una vita in cui l’uso del mezzo privato sarà incentivato in quanto meno pericoloso, e possibilmente dal solo pilota, ma poi i parcheggi dei centri commerciali, dei mercati, degli stabilimenti balneari e di altri luoghi dovranno essere distanziati e quindi chissà dove le metteremo, le nostre scatolette di lamiera finalmente rivalutate dopo anni di demonizzazione ambientalista. Una vita da ultima spiaggia, in cui al mare si va, ma schedati, perché il titolare dello stabilimento deve richiedere la prenotazione e conservare l’elenco delle presenze per 14 giorni. In cui ogni ombrellone deve avere dieci metri quadrati dedicati negli stabilimenti, ma poi nelle spiagge libere ci si affida alla responsabilità individuale. In cui alcuni sport si possono fare (racchettoni, nuoto, surf e kitesurf) ma altri no, come giocare a pallone o a pallavolo.

Una vita senza benessere, inteso come saune, bagni turchi e vasche idromassaggio, che saranno rinviati a una fase tre, quattro, cinque, venti. Tanto vi siete già rilassati abbastanza per due mesi sul divano. Una vita in cui fare sport diventerà atto di titanica volontà più di prima, perché ora bisognerà prenotare il posto in palestra o in piscina, bisognerà possibilmente arrivare già cambiati per ridurre al minimo le attività negli spogliatoi, si dovrà fare la doccia solo se proprio necessario (altrimenti meglio farla a casa). I grandi sudatori – ce ne sono in ogni palestra – saranno guardati con particolare sospetto ed emarginati. Pesi, tapis roulant, cyclette, panche e tutte le macchine dovranno essere igienizzate dopo l’uso. I propri vestiti andranno riposti nelle borse personali anche qualora lasciati negli armadietti.

Nella vita metrica che inizierà domani, si potrà tornare a frequentare musei, mostre e biblioteche, e comprendiamo l’esultanza della maggioranza degli italiani, che non vedevano l’ora. Ma l’accesso sarà su prenotazione, a numero chiuso, con percorsi protetti. Impara l’arte e mettiti la maschera.