CALTANISSETTA – RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO. L’analisi del giurista Calogero Jonathan Amato. L’attenzione internazionale di questi giorni si sofferma sulle manifestazioni di protesta nelle principali città russe contro la corruzione. Quello che i media non riportano sono gli episodi di intolleranza religiosa che negli ultimi anni hanno visto come vittime soprattutto i Testimoni di Geova. Il 21 luglio 2015 la Russia è diventata l’unica nazione al mondo a vietare jw. org, il sito ufficiale dei Testimoni. I provider in tutta la Russia hanno bloccato l’accesso al sito, e chiunque lo promuova rischia di essere accusato di reati amministrativi e penali. Sembra sia imminente la messa al bando totale di questo culto cristiano. La Corte suprema mette al bando i Testimoni di Geova: “Sono estremisti”.
Per denunciare quello che è un vero e proprio attacco contro la libertà religiosa, volta a emarginarli e discriminarli, i Testimoni hanno lanciato in questi giorni una campagna a livello mondiale per fare appello al Cremlino e ai funzionari della Corte Suprema, del Ministero della Giustizia e degli Affari Esteri. Hanno spedito più di 10 milioni di lettere di protesta, lo fecero già 20 anni fa sempre in Russia, ma anche in Corea, Giordania e Malawi.
Da dieci anni fino ad oggi le autorità russe hanno dimostrato la loro volontà di ignorare gli standard internazionali sui diritti umani attaccando e, dove possibile, limitando le pacifiche attività religiose dei 200.000 Testimoni russi in 2300 congregazioni. Lo fanno applicando in modo errato la legge federale contro le attività estremiste (pensata per combattere il terrorismo), usandola come base per accusarli di estremismo. Dopo la modifica alla legge apportata nel 2006, la definizione di estremismo non include più l’istigazione alla violenza, ma solo l’incitamento alla discordia religiosa. Una definizione piuttosto vaga che permette alle autorità russe di bollare tutto ciò che contraddice gli insegnamenti delle religioni tradizionali, o che promuove credenze diverse, come una forma di incitamento all’ostilità religiosa.
Già nel 2015 il Comitato per i Diritti Umani delle Nazioni Unite ha ribadito le sue precedenti raccomandazioni secondo cui la Federazione Russa deve «sottoporre a revisione senza indebito indugio la legge federale contro le attività estremiste con l’obiettivo di chiarire la vaga e indeterminata definizione di “attività estremista”, assicurandosi che tale definizione includa l’elemento della violenza o dell’odio e che indichi chiaramente quale materiale possa essere considerato estremista. Deve prendere ogni misura necessaria per prevenire l’uso arbitrario della legge e sottoporre a revisione l’elenco federale dei materiali estremisti».
Non solo, la risoluzione 1896 (2012) dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa intitolata “Rispetto degli obblighi e degli impegni da parte della federazione Russa” invitava le autorità russe ad «astenersi dall’applicare la legge federale contro le attività estremiste a tutte le comunità religiose, in particolare ai Testimoni di Geova» (par.25.31). Anche il Parlamento europeo nella risoluzione sulla «situazione in Russia», «esprime profonda preoccupazione per gli abusi della legislazione contro l’estremismo, che implica l’applicazione illecita del codice penale contro… minoranze religiose come i Testimoni di Geova… e il divieto improprio dei loro materiali per motivi di estremismo». Secondo la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, la Russia si è resa protagonista, mediante la firma di 11 trattati internazionali, di ben 235 violazioni. Io non ci sto!
Non dimentichiamo che i Testimoni di Geova praticano la loro fede in Russia dagli inizi del XIX secolo e hanno sopportato una dura persecuzione sotto il regime sovietico. Nel 1937 Stalin emanò l’ordine 00447, scatenando un periodo di terrore. Coloro che erano considerati dissidenti venivano arrestati e sottoposti a un processo sommario. Dai resoconti ufficiali emerge che decine di migliaia vennero mandati nei campi di lavoro e che oltre 300.000 furono condannati a morte e giustiziati.
Eppure l’articolo 28 della Costituzione russa recita: «A chiunque va garantita la libertà di coscienza, la libertà di religione, incluso il diritto di professare singolarmente o insieme ad altri qualunque religione o di non professarne alcuna, di essere liberi nello scegliersi, avere o divulgare punti di vista religiosi o di altro genere, e di agire secondo essi».
Non sono un Testimone di Geova, ma sono molto vicino a loro. conosco benissimo studiando la vita dei Testimoni di Geova nel Mondo, con maggior attenzione in Russia. Sono sempre convinto che i Testimoni sono un’organizzazione assolutamente pacifica presente da molto tempo nella Federazione Russa (più di 100 anni). Questi fedeli non hanno niente a che fare con l’estremismo. Eppure, per ragioni incomprensibili, i tribunali li dichiarano estremisti, come se fossero terroristi, solo perché si riuniscono per le loro funzioni religiose, parlano della Bibbia e cantano inni di lode a Dio. Critico molto la sentenza, che è stata anche molto criticata dalle associazioni per i diritti umani, che sostengono sia basata su motivazioni risibili. In sostanza i Testimoni di Geova vengono accusati di praticare una fede radicale e di non essere abbastanza patriottici. Mi auguro Viktor Zhenkov, un avvocato che rappresenta il movimento in Russia, che faccia ricorso alla sezione di appello della Corte Suprema, ed eventualmente di sottoporre il caso alla Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo.
Calogero Jonathan Amato, Giurista

