Salute

Mafia, agguato e spari contro presidente Parco dei Nebrodi Giuseppe Antoci: illeso.

Redazione

Mafia, agguato e spari contro presidente Parco dei Nebrodi Giuseppe Antoci: illeso.

Mer, 18/05/2016 - 12:43

Condividi su:

Giuseppe AntociMESSINA – Agguato al presidente del Parco dei Nebrodi Giuseppe Antoci, gia’ sottoposto a minacce e per questo da tempo sotto scorta. Il dirigente era di ritorno da una manifestazione a Santa Stefano di Camastra a bordo della blindata condotta dalla polizia, quando lungo la strada il mezzo si e’ fermato a causa di grossi sassi posti sull’asfalto. A quel punto sono partiti i colpi d’arma da fuoco di grosso calibro che hanno raggiunto l’auto con all’interno Antoci. Immediata la reazione dei poliziotti che hanno sparato in direzione dei sicari che poi sono fuggiti. Antoci, in prima linea nella battaglia per sottrarre pascoli e terreni alla mafia, e’ rimasto illeso, grazie alla tempestiva ed efficace azione della scorta e alla blindata. Indaga La Polizia di Stato con il coordinamento della Direzione distrettuale antimafia di Messina. I sicari, secondo uan prima ricostruzione della polizia, sono entrati in azione intorno alle 2, mentre Antoci a bordo della blindata stava tornando nella sua abitazione. All’improvviso la sua auto e’ stata raggiunta da alcuni colpi di arma da fuoco, anche di grosso calibro che sono stati sparati forse da due attentatori. Almeno tre proiettili hanno raggiunto la carrozzeria. L’agente di scorta ha risposto al fuoco, costringendo alla fuga gli attentatori. Nel frattempo e’ giunto sul posto anche il dirigente del commissariato di Sant’Agata Militello che stava tornando a casa a sua volta percorrendo la stessa strada. Antoci e poliziotti non sono rimasti feriti, mentre non e’ certo se nel conflitto a fuoco siano stati colpiti gli attentatori.

Molotov, proiettili, lettere intimidatorie. Il gravissimo agguato di oggi contro il presidente del Parco dei Nebrodi Giuseppe Antoci, salvato dalla polizia da un commando che ha fatto fuoco contro la blindata, e’ il culmine di una strategia intimidatoria ricondotta alla mafia del pascolo. La reazione rabbiosa di clan ancora legati all’affare della terra, e che assieme ad Antoci ha avuto tra i suoi obiettivi anche il presidente della Regione siciliana Rosario Crocetta che in passato ha presentato un dossier alla procura descrivendo gli appetiti delle cosche su questo versante. “Ne avete per poco tu e Crocetta. Morirete scannati”, si leggeva in una minacciosa missiva recapitata a dicembre 2014 negli uffici del Parco dei Nebrodi di Sant’Agata di Militello. A luglio 2015, invece, una molotov con la scritta “Ve ne dovete andare”, era stata fatta trovare presso le aree attrezzate di Piano Cicogna a Cesaro’ (Messina), per molti anni chiuse e inutilizzate e da alcuni mesi affidate in gestione a un gruppo di giovani. “Coloro che pensano che, attraverso questi ignobili segnali, si possa ritornare al passato, fermando l’opera di lotta all’illegalita’, stiano certi che cio’ non accadra’, non si arretrera’ di un passo”, era stata la risposta del dirigente. Non e’ tutto. Una busta contenente cinque proiettili calibro 9 a dicembre dell’anno scorso era stata fatta trovare presso gli uffici della presidenza del Parco. In quei mesi erano state annullate, per infiltrazioni mafiose, alcune gare e revocati alcuni contratti di concessioni di terreni demaniali grazie al protocollo di legalita’ sottoscritto con la prefettura di Messina. Erano stati ‘liberati’ i terreni dalla mafia attraverso l’obbligatorieta’ del certificato antimafia, che di fatto da allora ha impedito a esponenti di Cosa nostra di ricevere contributi europei, contrastando fenomeni come gli abigeati, la macellazione clandestina e i furti in agricoltura.
Un fenomeno non presente solo nel Messinese. Nel novembre 2015 la prefettura di Enna aveva sollecitato e ottenuto la rescissione di tutti i contratti di affitto dei terreni demaniali del Comune di Troina, gestiti dall”Azienda speciale Silvopastorale’ istituita quasi 70 anni fa dalla Regione siciliana, proprio per gestire il grande patrimonio terriero e immobiliare dell’amministrazione. Era stato il ministero dell’Interno a delegare alla prefettura il compito di nominare una commissione d’indagine per verificare eventuali forme di condizionamento, tali da compromettere il buon andamento dell’azienda e il corretto utilizzo del suo patrimonio. La commissione prefettizia aveva accertato l’incombente presenza di personaggi legati alla criminalita’ organizzata che sarebbero riusciti a impedire l’aumento dei canoni che sono rimasti tra i 15 ed i 30 euro per ettaro, a fronte di contributi comunitari per circa 300 euro per ettaro, ma anche a impedire che per gli affitti si procedesse a regolari bandi pubblici.

banner italpress istituzionale banner italpress tv