Recuperati alla memoria collettiva gli scritti pedagogici e politici di Arcangelo Russo, pubblicati in un volume a cura dell’UCIIM: illuminano un trentennio della vita del Paese e del nostro territorio, con il rigore e la passione civile di un intellettuale cattolico, nostro concittadino, che è stato protagonista di una stagione complessa e difficile della nostra storia recente.
Arcangelo Russo, uomo di scuola, laico impegnato in Azione Cattolica, dirigente nazionale dell’UCIIM, uomo politico, senatore dal 1972 al 1975, è la personalità che l’UCIIM (Unione Cattolica Italiana Insegnanti Medi) di Caltanissetta ha deciso di ricordare in occasione del 70° della propria fondazione, ricostruendo un’esperienza istituzionale e un’elaborazione culturale di cui non si era fatto tesoro in questi anni.
Arcangelo Russo infatti moriva, prematuramente, quaranta anni fa, nel maggio del 1975, stroncato da un male incurabile, a soli 51 anni, e sulla sua esistenza dedicata all’impegno pedagogico, culturale e politico non era stata coltivata alcuna memoria pubblica, se si eccettuano alcune intitolazioni di locali scolastici a Caltanissetta.
E’ stato riscoperto invece, un patrimonio di scritti, di interventi, di elaborazioni, assolutamente pregevoli per la qualità dei contenuti, e preziosi per ricostruire il contesto della vita della scuola italiana nella fase strategica della riforma della scuola media unica, che aveva posto fine ad un sistema arcaico e discriminatorio, quello della scuola media anticamera dei licei e dell’avviamento professionale per i ragazzi destinati invece “ad metalla”.
E’ stata quella, dall’inizio degli anni ’60, la sfida più importante sostenuta dalla scuola italiana non solo all’interno delle proprie aule, ma strategica per costruire una democrazia inclusiva, per sostenere la mobilità sociale legata al “boom” economico con un investimento nella promozione della conoscenza e della coscienza di tutte le nuove generazioni italiane; una sfida che mise in moto le intelligenze degli uomini di pensiero e le sperimentazioni degli operatori della scuola con uno slancio di generosità e di impegno sociale senza pari.
In quella sfida Arcangelo Russo ha saputo essere protagonista e leader educativo. Profondo conoscitore non soltanto della letteratura pedagogica, ma del dibattito a lui contemporaneo sui temi della didattica e dell’educazione, lo ha messo a fondamento del suo impegno di docente e poi di preside, con una coerenza che tutti i suoi allievi e colleghi ancora ricordano, ed ha portato la sua esperienza sul campo, nelle scuole “di frontiera” della Sicilia dell’interno, in quegli anni flagellata dall’emigrazione e dalla fine dell’economia dello zolfo, e all’attenzione nazionale con i suoi articoli su tutte le più importanti riviste pedagogiche del tempo.
Mai cattedratico nello stile comunicativo, ma modernamente essenziale ed efficace, mai retorico ma sempre problematico nel proporre questioni e delineare soluzioni possibili, tenace e determinato sulle proprie convinzioni, capace di sostenerle con ricchezza di argomenti e di esemplificazioni, senza mai scadere di tono, anche nelle inevitabili polemiche in un’epoca conflittuale.
La sua passione di educatore, vissuta con una coerenza esemplare, si era intrecciata da sempre con la sua militanza appassionata di credente impegnato in Azione Cattolica, di cui è stato dirigente diocesano e regionale, e di intellettuale impegnato nella vita politica, nella Democrazia Cristiana, di cui fu segretario provinciale giovanissimo, nel 1951, e poi dirigente regionale, fino alla elezione al Senato, in cui ha lavorato con passione e competenza negli ultimi tre anni della sua vita.
In queste diverse declinazioni della sua esistenza ha testimoniato sempre al massimo livello una lucida coerenza tra ortodossia ed ortoprassi, non soltanto nella corrispondenza tra le sue idee e i suoi comportamenti, ma anche nella capacità di relazionarsi con il potere e i suoi uomini, nel suo partito come nelle istituzioni, con lealtà ma senza alcun timore reverenziale, senza compiacenze e senza “sconti” rispetto al dovere della politica di garantire i diritti delle persone e di “rimuovere gli ostacoli” alla loro piena realizzazione.
Autorevole per questa coerenza, stimato e rispettato anche dagli avversari politici, avrebbe potuto guidare, se ne avesse avuto il tempo, la crescita di un gruppo dirigente rinnovato e competente nel mondo politico del suo territorio, perché aveva lucida consapevolezza, come emerge dai suoi interventi parlamentari, delle dinamiche di involuzione che erano in corso nella Sicilia e nel Mezzogiorno dei suoi anni; involuzione non soltanto economica, ma anche sociale, antropologica, e soprattutto relativa alla credibilità delle classi dirigenti.
Riproporre oggi la figura di Arcangelo Russo non è però soltanto una operazione di ricostruzione di una memoria importante.
L’attualità della sua elaborazione e della visione pedagogica e antropologica che emerge dai suoi scritti è positivamente sconvolgente, ci parla con le parole dell’oggi, con le idee e lo spessore etico che oggi sarebbe indispensabile tornassero ad essere alla base della vita pubblica.
La memoria è sempre responsabilità per il presente, non è consolazione nostalgica di fronte alle inadeguatezze che viviamo, è fondamento del futuro, è l’ancoraggio culturale della capacità di progettare il cambiamento.
Questa responsabilità, questa coerenza, questa dirittura morale attraverso personalità limpide e autorevoli come Arcangelo Russo, vorremmo che ritornassero a guidare oggi la nostra società e la nostra scuola.
Arcangelo Russo, intellettuale cattolico dalla scuola alle istituzioni
Sab, 20/02/2016 - 18:09
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