CALTANISSETTA – Sono tante le donne che purtroppo hanno subito e subiscono tanta violenza in famiglia; donne che hanno studiato, che hanno un lavoro, che hanno figli, genitori e amici. Donne che nel silenzio hanno subito stupri nel letto coniugale, percosse, minacce ed offese da parte del siffatto coniuge.Alcune donne non considerano il sesso forzato come stupro se sono sposate.Sono chiamate puttane, pazze.Donne che pensano che la violenza subita dal marito non sia un reato. Reati che avvengono in una solitudine pazzesca. Occorre tanta informazione e sensibilizzazione per combattere la violenza domestica ed aiutare le vittime ad uscire dal silenzio. Più la donna ha paura più il partner violento acquista potere sulla stessa. Ma perché queste donne aspettano o hanno aspettato prima di liberarsi del marito e/o compagno violento? Forse per paura, per rassegnazione, per vergogna,…. <perché non si fa>,…. <perché la famiglia non vuole> o….. <perché gli altri non devono sapere>. Le donne spesso non denunciano perché hanno paura di non trovare una proporzionata tutela da parte delle istituzioni. A ciò si aggiunga il difetto di formazione professionale di taluni operatori sociali ed istituzionali. Infatti se una donna vittima di violenza si sente dire dagli operatori del diritto di fare pace con il loro carnefice penserà che il mondo delle leggi non riconosce la sua dignità di donna. La violenza contro le donne esiste in tutti i paesi, attraversa tutte le culture, le classi, le etnie, i livelli d’istruzione, di reddito e tutte le fasce d’età. Dall’analisi parziale delle denunce in possesso delle forze dell’ordine emerge una triste casistica:
Maltrattamenti fisici: schiaffi, percosse, torsione di braccia, accoltellamento, strangolamento, bruciature, soffocamento, calci e minacce con un oggetto o un’arma. Vessazioni sessuali: costrizione al rapporto sessuale tramite minacce, intimidazione o forza fisica. Vessazioni psicologiche: distruzione d’oggetti personali affettivi, isolamento, aggressione verbale e umiliazione continua. Vessazioni economiche: negare i mezzi di sussistenza (cibo, vestiario, medicine, soldi etc.).
La punizione fisica della moglie, in certi contesti sociali, è considerata accettabile perché (secondo il comune sentire) appartiene al marito. Una donna che ha subito gravi vessazioni tenta il suicidio.
Le bambine che assistono ai maltrattamenti nei confronti della madre hanno maggiori probabilità di accettare la violenza in un matrimonio rispetto a quelle che provengono da famiglie non violente. Siamo convinti che per trattare i casi di violenza di genere gli operatori dovranno acquisire una migliore formazione in materia, evitare che il processo penale contro il carnefice diventi un’ulteriore vittimizzazione per la donna. Il governo infine, deve destinare maggiori risorse ai centri antiviolenza.
Davide Chiarenza

