CALTANISSETTA – Il Governo, con il c.d. Decreto del Fare, ha deciso di riesumare la conciliazione obbligatoria delle liti civili, istituto che già la Corte Costituzionale aveva dichiarato incostituzionale e dopo che nel periodo del suo vigore aveva dato pessima prova di sè, con un numero insignificante di accordi raggiunti e con costi esorbitanti a danno dei cittadini che per primi lo hanno disatteso.
Mentre in tutti gli altri paesi del mondo l’incentivo all’utilizzo degli strumenti alternativi al giudizio è di tipo culturale e fiscale (si rende più vantaggioso, cioè, ricorrere alla mediazione che al Giudice), da noi, vuoi per l’incapacità manifesta dello Stato di gestire adeguatamente il contenzioso, incrementando ed ammodernando le risorse ed i mezzi, vuoi soprattutto per la pressione di immonde lobbies ben identificabili e che fanno mercato dei diritti, si preferisce comprimere i diritti di ogni cittadino a ricorrere al Giudice, reintroducendo un istituto che, paradossalmente, per le cause di lavoro è stato già abrogato senza rimpianti perché fallimentare. Un istituto che, così come è concepito, non troverà mai il consenso della vera Avvocatura, quella che della difesa della libertà degli uomini si nutre. Con il decreto in questione si mortifica la Corte Costituzionale, si fa un favore a chi ha investito negli istituti rimettendo in vita un impedimento alla domanda di giustizia che, insieme con il c.d. filtro in appello, rende chiaro come lo Stato abbia deciso di abdicare dalla giurisdizione.
Le altre improvvide misure non sono da meno, quali la motivazione breve della sentenza (basterà per il Giudice fare riferimento ad un precedente analogo e conforme, sollevandolo così, finalmente, dallo sforzo del ragionamento giuridico) e la creazione di una sorta di Ufficio del Giudice, ricorrendo allo sfruttamento legalizzato dei giovani praticanti. Il balzello, seppur ridotto, agli istituti di mediazione, sorti come i funghi e come negozi di sigarette elettroniche, resta inutile ed insopportabile e non contribuirà, come nel passato, alla deflazione delle liti.
Eppure l’Avvocatura aveva, ed ha, fatto proposto alternative, come suol dirsi a costo zero per lo Stato, come la c.d. negoziazione assistita, attraverso un accordo sottoscritto dalle parti e dagli Avvocati e reso esecutivo dal Giudice, o l’istituzione di Uffici di Conciliazione ed Arbitrato –che è cosa ben diversa dalla conciliazione, in quanto conduce ad un lodo, cioè ad una decisione esecutiva- con costi analoghi a quello del c.d. contributo unificato, che è la tassa di introduzione alle liti, da istituirsi presso gli Ordini Forensi, che, è bene non dimenticare, sono Enti di Diritto Pubblico.
L’Avvocatura non resterà inerte –la lotta per la Giustizia le è connaturale- e si prefigge come sempre di opporsi ad ogni mercimonio dei diritti. Il Consiglio dell’Ordine di Caltanissetta farà la sua parte.
Avv. Giuseppe Iacona
Presidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Caltanissetta

