MUSSOMELI- L’uscita dell’ultima opera “Dio peccatore” di Mario Ricotta potrebbe far pensare ad una nuova stagione pasoliniana. Nel senso di un gesto dissacratorio, quello narrato e rappresentato dal suo romanzo nei confronti del “potere” in tutte le sue manifestazioni attuali. E in questo tempo, in una Italia ferita, massacrata, senza dignità, ci voleva la testimonianza irriverente e controcorrente di uno scrittore che anela a dire cose “sensate”, alla ricerca della verità e muovendosi nelle analisi di contraddizioni e manipolazioni sempre presenti, nonostante gli insegnamenti della Storia e le esperienze vissute di un’umanità consapevole. Un monito artistico che ha una impronta potentemente etica ed umana nel segno di una lucida follia che si fa riflessione civile e filosofica, alito poetico e memoria visionaria. Mario Ricotta, maturata una lunga esperienza negli anni nel campo della scrittura, realizza con “Dio peccatore” un romanzo di indiscussa novità, un’esperienza letteraria di lettura unica e coinvolgente. Il romanzo, dall’impianto stilistico sperimentale e dalla forma assolutamente pregevole, è capace di dare al lettore forti emozioni in un susseguirsi di dialoghi sospesi in una dimensione tra realtà e fantastico, dove il metafisico sembra congiungersi alla dimensione sopra citata, in un opera da leggere con attenzione e riflessione. Una trama inconsueta, che sfiora quella del romanzo giallo, ma anche la saggistica, dove il lettore è spinto ad una continua riflessione grazie agli spunti forniti dall’autore su tematiche religiose e filosofiche. Un romanzo che suscita un interesse non comune e che regala sensazioni forti.

