Oltre la meta’ dei cittadini non considera l’acqua una risorsa limitata, quasi l’80% sottostima quanta ne consumi durante una doccia di dieci minuti e oltre quattro persone su dieci non bevono mai quella del rubinetto, pur utilizzandola quotidianamente per cucinare e per l’igiene personale. E’ quanto emerge dalla ricerca “Consumare meno, consumare meglio”, promossa dal Gruppo CAP insieme alla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa ea Fondazione Cariplo nell’ambito del progetto ETACQUA, dedicato agli aspetti etici, sociali e comportamentali della gestione della risorsa idrica.
L’indagine ha coinvolto un campione rappresentativo di mille utenti del servizio idrico integrato della Città metropolitana di Milano, con l’obiettivo di comprensione conoscenze, percezioni e norme sociali che influenzano i consumi domestici di acqua e individuare possibili strumenti per promuovere comportamenti piu’ sostenibili. Dai risultati emerge un significativo divario tra percezione individuale e realta’ ambientale.
Il 56,2% degli intervistati ritiene infatti che l’acqua nel proprio territorio sia una risorsa poco o per nulla limitata, mentre soltanto il 15,2% attribuisce ai consumi domestici un elevato impatto ambientale. La consapevolezza varia sensibilmente in base al livello di istruzione: tra i vincitori la quota di chi riconosce l’elevata impronta ecologica dell’uso domestico dell’acqua raggiunge il 36%, mentre scende all’11% tra coloro che non possiedono alcun titolo di studio. La ricerca evidenzia inoltre un fenomeno definito di “autoindulgenza” o “sconto morale”.
Il 63,6% degli utenti ritiene infatti che gli altri giudicherebbero i propri consumi idrici “nella norma”, contribuendo a ridurre la percezione dell’urgenza di modificare le abitudini quotidiane. Particolarmente marcato appare il cosiddetto “paradosso della doccia”. L’80% degli intervistati sottostima il volume d’acqua utilizzato in dieci minuti di getto aperto e oltre un terzo del campione, il 34,8%, ritiene che il consumo sia inferiore ai 10 litri, quando in realta’ una doccia di quella durata richiede mediamente tra 120 e 150 litri d’acqua. L’indagine mette in evidenza anche uno spaccato generazionale.
Quasi la meta’ degli over 50 e dei pensionati dichiara di limitare la durata della doccia a non piu’ di cinque minuti, mentre tra gli under 30 si registrano piu’ frequentemente docce superiori ai quindici minuti. Tuttavia, i piu’ giovani mostrano una maggiore apertura verso soluzioni innovative per il riuso delle acque domestiche: il 34% conosce gia’ sistemi di recupero e riutilizzo delle acque reflue, una quota superiore alla media generale. Un’altra criticita’ riguarda il rapporto con l’acqua di rete. Sebbene venga utilizzata abitualmente dal 94% degli intervistati per cucinare e dal 97,4% per l’igiene personale, il 42,2% dichiara di non berla mai, suggerendo l’esistenza di una barriera prevalentemente culturale e psicologica nei confronti della qualita’ dell’acqua distribuita dagli acquedotti.
I risultati rappresentano il punto di partenza della seconda fase del progetto ETACQUA, che prevede l’applicazione delle scienze comportamentali per individuare strumenti e strategie capaci di favorire una maggiore consapevolezza nell’uso della risorsa idrica, in un contesto segnato dall’aumento della frequenza e dell’intensita’ degli episodi di siccita’ legati ai cambiamenti climatici.

