Non una semplice ricorrenza, ma una chiamata alla responsabilità.
Sabato 23 maggio, i rappresentanti d’Istituto e della Consulta degli studenti, accompagnati dalla Prof.ssa Parrinello, hanno partecipato, presso l’Aula Magna del Palazzo di Giustizia di Caltanissetta, all’incontro promosso dall’Associazione Nazionale Magistrati sulla figura di Giovanni Falcone e sul valore civile della memoria.
L’incontro dal titolo significativo: “Capaci di ricordare” – “Ad alta voce. L’eco di Capaci nelle parole e nella tutela delle vittime di mafia” è stato un’occasione unica per ascoltare testimonianze e riflessioni di altissimo livello, a partire dalle parole dei procuratori Carlo D’Anna e De Luca, che hanno ricordato l’importanza di onorare i martiri della giustizia partendo dal proprio territorio.
Significativo l’intervento del giudice Giovanbattista Tona, Consigliere della Cassazione, che ha trattato dell’evoluzione della Legislazione a tutela dei familiari superstiti delle vittime di mafia.
Al centro del dibattito, la figura e la lungimiranza di Giovanni Falcone, evocate attraverso le celebri tre parole chiave, “le tre C” che Paolo Borsellino dedicava ai magistrati: Cervello, Cuore e Coraggio, ricordando che la giustizia non è un algoritmo applicato a freddo, richiede l’intelligenza tecnica (il cervello), l’empatia verso le vittime (il cuore) e la forza morale di fare la cosa giusta anche quando costa caro (il coraggio). Una lungimiranza, quella di Falcone e Borsellino, che ha rivoluzionato il modo di fare le indagini scoprendo la struttura stessa di Cosa Nostra.
Tre doti respirate nei racconti commoventi dei familiari delle vittime, come Franca Evangelista (moglie dell’imprenditore Gaetano Giordano, ucciso a Gela per essersi opposto al racket del pizzo) e Italo Giannola (figlio del presidente della Corte d’Appello Antonino Giannola, assassinato nel 1992). La loro testimonianza rappresenta il ponte indispensabile tra le istituzioni e il dolore reale, le loro storie ricordano che la mafia non colpisce solo lo Stato in astratto, ma distrugge famiglie, economie sane e progetti di vita ordinari.
E poi la provocazione culturale del Professor Giuseppe Savagnone, che col suo intervento critica una società moderna che ha ridotto tutto a metriche economiche. Il benessere economico da solo non cancella la mafia; a volte, se privo di etica, le offre solo nuovi mercati in cui infiltrarsi.
La mafia non si combatte solo con l’economia o inseguendo “un mezzo punto in più di PIL“, ma cambiando mentalità, affermando costantemente le più importanti categorie culturali. Il Professor Savagnone, nel suo intervento ha evidenziato il rischio di un individualismo sfrenato, spogliato della carica culturale, spiegando che la mafia prolifera dove mancano le categorie culturali, quali il senso del bene comune e della fraternità.
Una nuova consapevolezza è emersa: la legalità non è un concetto astratto chiuso nei codici, ma un costume da vivere ogni giorno a scuola, a casa, tra i banchi, con altri giovani ai quali tocca continuare a “ricordare ad alta voce”.

