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Terna, Di Foggia rinuncia all’indennità da 7,3 milioni

AdnKronos

Terna, Di Foggia rinuncia all’indennità da 7,3 milioni

Mar, 21/04/2026 - 20:35

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(Adnkronos) – L'amministratore delegato di Terna, Giuseppina Di Foggia, rinuncia alla contestata indennità di fine rapporto da 7,3 milioni di euro. Di Foggia, indicata per la presidenza di Eni, "ha manifestato la sua disponibilità alla sottoscrizione di un accordo finalizzato alla rinuncia dell’indennità di fine rapporto", spiega Terna in una nota, aggiungendo che saranno diffuse "ulteriori comunicazioni al completamento delle procedure previste dalla normativa e nel pieno rispetto dei principi di corporate governance". La nota della società arriva poco ore dopo la presa di posizione della premier Meloni, che, a margine della sua visita al Salone del mobile di Milano, intervenendo sulla polemica legata ai cospicui emolumenti chiesti dalla manager, aveva lanciato una sorta di ultimatum: “Penso che la Di Foggia debba scegliere tra la presidenza dell’Eni e la buonuscita di Terna: mi pare abbastanza semplice la questione”, aveva detto, aggiungendo: "Credo che questa sia una scelta della Di Foggia, ovviamente nel caso valuteremo le nostre alternative".  Intanto il senatore Antonio Misiani, responsabile economico del Pd, ha annunciato un’interrogazione al ministro dell’Economia e delle finanze Giorgetti e al ministro delle imprese e del made in Italy Urso sulla vicenda. Secondo Misiani “i fatti sono di una gravità che non può essere ignorata. Di Foggia, nominata da questo governo nel 2023 e ora scaricata dallo stesso esecutivo che l’aveva voluta, avrebbe chiesto a Terna una buonuscita di 7,3 milioni di euro nonostante sia destinata alla presidenza di un’altra grande partecipata pubblica. Una pretesa che appare in diretto contrasto sia con la policy di Cassa depositi e prestiti, che esclude la buonuscita in caso di transito tra società controllate dallo stesso azionista pubblico, sia con lo statuto di Terna, che non prevede severance in caso di dimissioni volontarie".  “Ho chiesto ai ministri di chiarire se siano a conoscenza della trattativa in corso – ha spiegato Misiani – e se ritengano la pretesa compatibile con le norme applicabili, quali iniziative intendano assumere per impedire l’erogazione di somme prive di idonea base giuridica, e se non sia giunto il momento di una revisione organica della disciplina dei trattamenti di fine mandato dei vertici delle partecipate pubbliche, per garantire criteri omogenei, trasparenti e proporzionati. Il Parlamento deve essere messo nelle condizioni di valutare compiutamente questa vicenda”.   
—economiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

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