Per battere i cartelli dei narcos serve una coalizione militare: più che una proposta è un annuncio quello che Donald Trump ha comunicato ai leader conservatori dell’America Latina, convocati in Florida per un vertice ribattezzato “Lo scudo delle Americhe”. Una riunione alla quale hanno preso la parola solo i padroni di casa: il presidente Usa e il Segretario di Stato Marco Rubio. Un format inedito quello riunito nel golf club di Doral, poco fuori Miami, che ha messo insieme il network sovranista dell’America Latina: dal presidente dell’Argentina Javier Milei a quello della Bolivia Rodrigo Paz, dal presidente dell’Ecuador Daniel Noboa a quello de El Salvador Nayib Bukele.
E poi i leader di Honduras, Panama, Paraguay, nonché il presidente eletto del Cile José Antonio Kast. Ovviamente non invitati tutti i capi di Stato progressisti di Messico, Colombia e Brasile. L’alleanza lanciata dal tycoon ha già un nome: la Coalizione contro i cartelli in America (Ccca), pronta nelle intenzioni di Trump ad agire con il pungo di ferro contro le grandi organizzazioni che gestiscono il traffico degli stupefacenti. “Saremo più duri”, ha promesso il presidente, convinto che “scatenare la potenza militare” è “l’unico modo” per sconfiggere veramente i cartelli. Trump ha quindi fatto riferimento alla controversa campagna militare Usa nei Caraibi e nel Pacifico orientale contro presunte imbarcazioni dedite al narcotraffico, che ha causato nelle ultime settimane la morte di quasi 150 persone in decine di attacchi, considerati da molti esperti totalmente illegali.
La riunione, secondo molti osservatori, è servita a Trump anche per stringere i bulloni delle sue alleanze in America Latina allo scopo di fermare la penetrazione della Cina nello scenario Occidentale, tenuto conto che Pechino è già da anni uno dei partner commerciali principali di diversi Paesi latinoamericani. Una mossa che arriva appena tre settimane prima del viaggio programmato da Trump a Pechino dove incontrerà il presidente cinese Xi Jinping. Insomma il vertice in Florida rappresenta una nuova importante tappa di quella che è stata già definita la ‘Dottrina Donroe’. Non a caso, il presidente Usa ha parlato anche di Venezuela e di Cuba. Ha lodato la presidente Delcy Rodriguez, ricordando il ristabilimento da pochi giorni di normali relazioni diplomatiche tra Washington e Caracas.
Quindi ha rivendicato a sé il merito dell’intesa sull’oro: “Abbiamo raggiunto uno storico accordo che consentirà ai nostri due Paesi di collaborare per facilitare la vendita di oro venezuelano e di altri minerali. Hanno enormi quantità di oro, terreni fertili, ma non sono riusciti a estrarlo. Il sistema – ha aggiunto – non ha permesso loro di sfruttare il valore dei terreni”. Infine su Cuba, ha ribadito che l’isola è allo stremo e che un accordo con il regime castrista è ormai alle porte: “L’Avana sta negoziando con me e con Marco Rubio. Cuba è un disastro: è negli ultimi momenti della sua vita così come la conosciamo. Non ha soldi né petrolio”

