“Non è una questione di assetto di potere, è una questione di merito. È una questione di efficienza. Il problema principale per cui noi stiamo facendo questa riforma è che in Italia abbiamo un sistema nel quale, indipendentemente da quello che accade — anche di sbagliato — non accade niente, e questo lo pagano i cittadini. Se tu, per dire, selezioni i responsabili del Consiglio Superiore della Magistratura con logiche che sono chiaramente di schieramento ideologico, correntizio, partitico, tenderai ad avere quelli che devono decidere su quali sono i giudici che fanno carriera, su quali sono i giudici che devono essere sanzionati se sbagliano il loro lavoro, su quali sono i giudici che devono essere trasferiti — secondo una logica che non è meritocratica, ma di appartenenza. E questo produce un problema enorme nell’efficienza”.
Così la presidente del Consiglio, Giorgia MELONI, durante l’intervista rilasciata al podcast condotto da Fedez e Mr. Marra, Pulp Podcast. “Il controllato è quello che vota il controllore: è ovvio quindi che, se sei stato votato da quelle persone, hai anche lì un condizionamento. È ovvio che, se ti ha indicato la corrente, hai un condizionamento, perché sarà sostanzialmente la corrente, in moltissimi casi, a dirti cosa gradirebbe che tu facessi. Se invece non sei votato da quelle persone, ma sei sorteggiato, quei condizionamenti non ce li hai. E ovviamente, in un sistema nel quale i giudici vengono valutati per merito, avanzano per merito, si trasferiscono per merito, ci guadagna l’efficienza del sistema. E quando ci guadagna l’efficienza, non ci guadagno io: ci guadagnano i cittadini”. “Questa non è una riforma fatta contro i magistrati; è una riforma fatta, al contrario, per tutti i magistrati — non solo per quelli che erano inseriti in un certo sistema, ma anche per tutti quelli che magari sono stati mortificati e si sono visti un altro passare avanti per logiche che non erano di merito”, ha concluso la premier.

