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Scuola, rapporto ISMU: 930mila gli alunni con cittadinanza straniera

Redazione

Scuola, rapporto ISMU: 930mila gli alunni con cittadinanza straniera

Mer, 25/02/2026 - 17:43

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Fondazione Ismu Ets stima che siano circa 930mila gli alunni con cittadinanza non italiana (Cni) iscritti dalle scuole dell’infanzia a quelle secondarie di secondo grado. L’incidenza percentuale sul totale della popolazione scolastica ha raggiunto l’11,6%, passando in vent’anni dal 3,5% a quasi 12 studenti non italiani ogni 100. Il 51,7% del totale è rappresentato da maschi, il restante 48,3% da femmine.

E’ quanto emerge dal 31° Rapporto sulle Migrazioni di Fondazione Ismu Ets, presentato oggi a Milano. Lombardia ed Emilia-Romagna le regioni con più studenti stranieri. Com’è noto, la maggioranza degli alunni con Cni è concentrata nelle regioni settentrionali che, complessivamente, accolgono oltre il 60% del totale (Nord Ovest 38,3%, Nord Est 25,7%), seguite dal Centro (22,1%) e dal Mezzogiorno. La Lombardia si conferma – come sempre – la prima regione per numerosità assoluta (circa 236 mila alunni, pari al 26% del totale nazionale), seguita da Emilia-Romagna (112.839 presenze), Veneto (94.669), Lazio (80.051) e Piemonte (78.256).

A livello provinciale e metropolitano, Milano mantiene il primato per numero di studenti con CNI (79.039), seguita da Roma (63.782), Torino (39.465) e Brescia (32.747). Negli ultimi quattro anni scolastici, gli incrementi più rilevanti si registrano proprio in Lombardia (+15mila studenti stranieri) ed Emilia-Romagna (+8mila) e, tra le città, a Roma (+4.300). Se poi si considerano i minori stranieri non accompagnati (Msna), Milano rimane la prima città per presenze (oltre mille), ma anche in Sicilia e in particolare a Catania (745) i numeri sono molto elevati, seguite da Roma (685).

 Gli studenti con Cni provengono da quasi 200 Paesi. Circa il 43% ha origini europee (con la prevalenza di Romania, Albania, Ucraina, Moldova), il 32% è di origine africana (Marocco, Egitto, Tunisia, Nigeria, Senegal), circa il 20% di provenienza asiatica (Cina, India, Filippine, Pakistan, Bangladesh) e l’8,5% di origine latino-americana (Perù, Ecuador). Gli indicatori relativi alle difficoltà educative confermano una persistente disparità a sfavore degli studenti con background migratorio. Negli ultimi dieci anni, il tasso di abbandono precoce degli studi tra gli Elet, ovvero i giovani tra i 18 e i 24 anni che si sono fermati alla licenza media, mostra un progressivo allineamento dell’Italia alla media europea (8,5% nel 2024 contro l’8,1% dell’Ue-27). Nel contesto nazionale, i giovani stranieri presentano livelli di istruzione inferiori rispetto ai coetanei italiani.

Nel 2024 il rischio di dispersione scolastica implicita – definita come il mancato raggiungimento dei livelli minimi di competenza al termine del primo ciclo di istruzione – risulta più elevato tra i maschi (13,8%, +3 punti percentuali rispetto alle femmine) e soprattutto tra gli studenti immigrati di prima generazione (22,5%), rispetto sia agli italiani (11,6%) sia agli stranieri di seconda generazione (10,4%). Il background socio-economico familiare incide in modo significativo: tra gli studenti provenienti da contesti svantaggiati il rischio di dispersione implicita è più che doppio rispetto ai coetanei in condizioni più favorevoli.

Quanto alle scelte scolastiche, si osserva un parziale avvicinamento tra studenti con Cni e studenti italiani: gli alunni stranieri rimangono una componente stabile degli istituti tecnici, diminuiscono nei professionali e aumentano nei licei, soprattutto tra i nati in Italia. Tuttavia, permane un marcato “divario liceale”: tra gli italiani i liceali rappresentano il 53,7%, oltre 20 punti percentuali in più rispetto agli studenti con Cni. Nella SCUOLA secondaria di primo grado, la quota di studenti che intende iscriversi a un liceo supera il 50%, ma scende al 38,3% tra gli stranieri, che mostrano maggiore propensione verso istituti tecnici o professionali. Analoghi divari caratterizzano le aspirazioni universitarie: nella SCUOLA secondaria di secondo grado il 56,6% degli studenti dichiara l’intenzione di proseguire gli studi all’università, quota che scende al 44,5% tra gli stranieri, rispetto al 57,8% degli italiani.

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