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San Francesco di Sales e il dovere della verità, il Vescovo Russotto ai giornalisti: “Formarsi per formare, educare all’autonomia del pensiero e alla libertà delle scelte”

Redazione

San Francesco di Sales e il dovere della verità, il Vescovo Russotto ai giornalisti: “Formarsi per formare, educare all’autonomia del pensiero e alla libertà delle scelte”

Nella cappella del Seminario di Caltanissetta la messa per il patrono dei comunicatori. «Avete una responsabilità enorme: molti conoscono la realtà solo da come la raccontate»
Sab, 24/01/2026 - 13:52

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In occasione della memoria liturgica di San Francesco di Sales, patrono dei giornalisti e dei comunicatori, si è celebrata oggi nella cappella del Seminario vescovile di Caltanissetta una Santa Messa dedicata agli operatori dell’informazione, presieduta dal vescovo Mario Russotto.
Un momento di riflessione intensa e attuale, nel quale il presule ha richiamato con forza il ruolo cruciale della comunicazione nella società contemporanea, sottolineando la responsabilità etica che grava su chi racconta i fatti.
«Molti conoscono ciò che accade nel nostro territorio solo attraverso quello che voi comunicate – ha affermato Russotto –. Per tanti, ciò che viene detto dalla radio, dalla televisione o dai giornali diventa automaticamente la verità». Da qui, l’invito a una comunicazione onesta, prudente e consapevole, soprattutto quando si raccontano vicende complesse che coinvolgono persone e istituzioni.


Il Vescovo ha messo in guardia dal rischio di contribuire, anche inconsapevolmente, a un’ulteriore delegittimazione della cosa pubblica, in un tempo segnato da sfiducia e disaffezione: «È facile, oggi, alimentare la perdita di credibilità delle istituzioni. Per questo la responsabilità di chi comunica è ancora più grande».
Nel cuore dell’omelia, Russotto ha ripercorso la figura di San Francesco di Sales, presentandolo come antesignano della comunicazione moderna: un uomo che, in un contesto ostile e segnato dalla propaganda calvinista, seppe usare strumenti semplici ma efficaci per diffondere il Vangelo, scrivendo e distribuendo personalmente brevi fogli con il messaggio delle sue omelie. Una comunicazione paziente, capillare, mai aggressiva, capace di parlare alle coscienze e restituire libertà di pensiero.


«La gente diceva di lui: quello che dice è vero, perché la sua vita corrisponde a ciò che proclama», ha ricordato il Vescovo, indicando nella coerenza tra parola e vita il criterio fondamentale della credibilità.


Richiamando il tema della Giornata mondiale delle comunicazioni sociali, Russotto ha infine messo in guardia da un uso acritico delle nuove tecnologie e dell’intelligenza artificiale: «Non possiamo rinunciare al pensiero critico. Gli strumenti devono servire a capire meglio, a pensare più profondamente, a incontrare più umanamente, non ad omologare o isolare».
L’appello conclusivo ai giornalisti è stato netto: formarsi per formare, educare all’autonomia del pensiero e alla libertà delle scelte. Perché la comunicazione, ha ricordato il Vescovo, resta sempre prima di tutto un servizio all’uomo e alla verità.

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