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Caltanissetta, processo Saguto: parte civile, “con falso sequestro Virga centinaia di famiglie in miseria, beni distrutti”

Redazione

Caltanissetta, processo Saguto: parte civile, “con falso sequestro Virga centinaia di famiglie in miseria, beni distrutti”

Gio, 10/03/2022 - 14:14

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“Quel sequestro voluto dal giudice Saguto ha realizzato la devastazione familiare di almeno 300 o 400 persone e ha gettato, da un giorno all’altro, nella miseria più assoluta centinaia di famiglia, vengono i brividi solo a pensarci. E i beni sono stati restituiti in condizioni disastrose. Dire che sono stati oggetto di rapina è poco, una societa è fallita e altre società, non fallite, hanno debiti non ancora quantificati”.

E’ il duro atto di accusa dell’avvocato Luca Inzerillo, legale di parte civile della famiglia Virga a cui, nel luglio del 2015, l’ex giudice Silvana Saguto, quando era a capo della sezione Misure di Prevenzione, decise un sequestro per svariati milioni di euro. L’avvocato è intervenuto nel processo d’appello a carico dell’ex magistrato, nel frattempo radiata dall’ordine giudiziario, e del suo ‘cerchio magico’. In primo grado Saguto, che non è presente in aula. era stata condannata a 8 anni e mezzo per corruzione.

“Il Tribunale di Caltanissetta in questo procedimento ha accertato l’esistenza di un accordo illecito – prosegue l’avvocato Inzerillo – e non si è pronunciato sulla richiesta della parte civile, perché ha sostenuto che il pm non ha chiesto di valutare la legittimità del sequestro, ma solo la legittimità della nomina dell’amministratore giudiziario che è contenuta all’interno del provvedimento di sequestro. Signori della Corte, a me viene da ridere, perché osservi la pagliuzza nell’occhio di tuo fratello mentre non ti accorgi della trave che hai nel tuo occhio? E’ chiaro che il vulnus che la scelta della Procura ha determinato nell’interesse dei miei assistiti è enorme, e non lo dico per polemica”.

E cita una sentenza della Corte di Cassazione del 2002. Poi aggiunge: “Abbiamo la prova che il sequestro Virga sia falso, noi lo sappiamo. Ma non è oggetto di contestazione”. La stragrande maggioranza dei beni è stata restituita nel giugno del 2021 agli imprenditori Virga di Marineo dal Tribunale di Palermo, ma la battaglia giudiziaria prosegue ancora su diversi fronti. I Virga, tramite l’avvocato Luca Inzerillo, lo scorso anno avevano presentato una denuncia alla Procura della Repubblica nissena. Ritengono che il sequestro deciso dalle Misure di prevenzione nel 2015, quando la sezione era ancora presieduta da Saguto, fosse nullo.

Quando scattò il sequestro il patrimonio degli imprenditori era stato stimato in 1,6 miliardi di euro fra impianti di calcestruzzo, imprese edili, aziende agricole, produzione di gas terapeutici ed industriali, ristorazione, immobili. All’epoca si parlò “del più grande sequestro mai avvenuto” nella storia della misure di prevenzione in Italia. Ma i Virga hanno sempre parlato di un valore non superiore ai 25 milioni di euro. 

Fu solo Carmelo Virga a finire sotto inchiesta per mafia nel 2000, ma la sua posizione venne archiviata: non erano stati acquisiti elementi univoci benché, scrivevano i giudici, ”avesse avuto nel corso degli anni diverse frequentazioni con personaggi sicuramente appartenenti al sodalizio mafioso”. Alla fine della requisitoria, lo scorso 24 febbraio, la Procura generale di Caltanissetta, ha chiesto la condanna a dieci anni di carcere per Silvana Saguto, dunque un anno e mezzo più del primo grado. I giudici non ritennero l’ex magistrata colpevole di associazione a delinquere. Mentre l’accusa, con la pm Claudia Pasciuti, ha ribadito che “l’associazione c’era” tra “Saguto, il marito Lorenzo Caramma e l’avvocato Cappellano Seminara”.

La pm Claudia Pasciuti ha chiesto un aumento della pena, oltre che per Saguto, anche per l’amministratore giudiziario Gaetano Cappellano Seminara (otto anni e tre mesi), in primo grado condannato a sette anni e mezzo. Secondo l’accusa Saguto, radiata dalla magistratura, sarebbe stata al centro di un vero e proprio “sistema” che avrebbe pilotato l’assegnazione delle amministrazioni giudiziarie dei beni sequestrati alla mafia in cambio di favori. Al termine della requisitoria sono stati chiesti, inoltre, aumenti di pena per altri imputati: sette anni e due mesi per l’ex professore della Kore Carmelo Provenzano condannato in primo grado a sei anni e dieci mesi; sei anni e mezzo per Lorenzo Caramma, marito di Silvana Saguto, condannato in primo grado a sei anni e due mesi di carcere; per Roberto Nicola Santangelo, amministratore giudiziario, condannato in primo grado a sei anni e due mesi, chiesti sei anni e quattri mesi di carcere.

Per gli altri imputati del processo d’appello è stata chiesta la conferma della sentenza di primo grado. L’ex prefetto di Palermo, Francesca Cannizzo venne condannata in primo grado a tre anni. Chiesta la conferma anche per Walter Virga, condannato in primo grado a un anno e 10 mesi, per l’amministratore giudiziario Roberto Santangelo, condannato a sei anni due mesi e dieci giorni, per il colonnello della Dia Rosolino Nasca (quattro anni), per il professor Roberto Di Maria (due anni otto mesi e venti giorni) per Carmelo Provenzano, professore dell’università Kore di Enna (sei anni e dieci mesi), la moglie Maria Ingarao (quattro anni e due mesi), la cognata Calogera Manta (quattro anni e due mesi), per Emanuele Caramma, figlio dell’ex giudice, chiesta la conferma della condanna a sei mesi. Assolti invece in primo grado il padre dell’ex giudice, il novantenne Vittorio Saguto, Aulo Gabriele Gigante e il giudice Lorenzo Chiaramonte. Assoluzioni diventate definitive.

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