Vi è finalmente una buona notizia per il settore Made in Italy, l’Unione Europea ha dato l’ok all’indicazione direttamente sull’etichetta della vera origine dei salami. Si tratta di una vera vittoria per la norcineria di tutto il territorio italiano contro la produzione di beni alimentari di dubbia provenienza. Prosciutti, mortadella, salami e ogni altro genere di insaccato avranno ora l’apposito marchio, differenziandosi finalmente dalle imitazioni.
È ormai da anni che Coldiretti porta avanti la battaglia sulle etichettature obbligatorie, ed ora, tutti i produttori nazionali potranno finalmente beneficiare dei risultati ottenuti. Regioni come Veneto, Padova, Verona e Treviso, con la maggiore diffusione di produttori di carne suina, hanno visto negli ultimi anni un callo continuo sia nella richiesta che nel fatturato.
Una delle principali ragioni è proprio la poca trasparenza nei confronti del consumatore. Tanti alimenti nascondono la vera provenienza delle carni, spesso importata dall’estero e poi utilizzata per la lavorazione. La produzione italiana fatica infatti a competere con i prezzi bassissimi arrivati dall’estero e che inducono le grandi aziende a spedire il capitale verso altre economie. Per il semplice fatto di aver completato il processo produttivo in Italia, molti avevano comunque diritto di avvalersi della dicitura “Made in Italy”. Ma ora non più!
Il lungo periodo di quarantena poi, ha dimezzato ulteriormente la quotazione dei maiali nostrani, facendo scendere il prezzo a un euro al kilo. Le indagini fatte sul mercato, stimano che tre su quattro prosciutti venduti nel nostro paese, siano in realtà realizzati con carni provenienti dagli altri Stati. Un esempio è la massiccia quantità di cosce proveniente da Westfalia, in particolare da Rheda-Wiedenbrück, finita poi sui giornali per l’ampia diffusione di coronavirus tra i suoi lavoratori.
Nel tentativo di ristabilire l’equilibrio a favore del nostro commercio interno, ora i produttori dovranno indicare sulle etichette il paese di nascita dell’animale, quello d’allevamento ed infine lo sto in cui è stato macellato. Se la carne utilizzata arriva da più paesi, la dicitura da appore è obbligatoriamente UE, extra UE oppure UE ed extra UE e solo la materia prima interamente lavorata da noi potrà essere impacchettata come: al 100% italiano.
Con oltre 35 milioni di consumatori solo sul territorio italiano, la speranza è che con questa nuova forma di trasparenza, durante la fase d’acquisto, il consumatore medio scelga i prodotti a sostegno delle imprese tricolore. Evanzio Fiandino, presidente di Assopiemonte Dop e Igp si ritiene fiducioso nella ripresa degli impianti e delle imprese agricole impegnate nel mantenimento, l’allevamento e la gestione delle mandrie.
Si spera che i rappresentati politici europei continuino a promuovere i prodotti gastronomici di qualità, ormai parte integrante del patrimonio culturale europeo. Durante questo periodo di stallo, purtroppo, non è stato solo il virus ad aver duramente colpito la produzione alimentare, ma anche le iniziative controproducenti come la Nutri-score.
Questa forma di etichettatura, già utilizzata in Francia e Belgio, penalizza notevolmente i nostri prodotti gastronomici, catalogandoli come nocivi per la salute. Ispirata al concetto di semaforo, essa mette il bollino rosso sugli alimenti ricchi di grassi, calorie e zucchero. Uno dei problemi con il sistema Nutri-score è che non tiene conto della porzione normale di un alimento, ma calcola invece il punteggio sulla base di 100g o 100 ml. Questo, ovviamente, non ha molto senso per i consumatori, perché mentre la Coca-Cola si consuma in quantità di 100 ml, l’olio di oliva, riconosciuto per i suoi benefici per la salute, chiaramente non si consuma in una quantità tale.
Un altro problema è chiaramente l’enorme influenza che un sistema così semplice come un bollino di colore verde a rosso ed il ha sulle percezioni dell’acquirente, il quale potrebbe scartare un prodotto come il Prosciutto di Parma ritenendolo non sano.
A difesa della dieta mediterranea e della diffusione di informazioni corrette sull’alimentazione, il governo italiano ha inviato una controproposta, introducendo il sistema Nutrinform “a batteria”. L’etichetta è molto più facile da comprendere e prende in considerazione il reale fabbisogno giornaliero e l’apporto nutrizionale medio.
E se da un lato il governo italiano vince sulla trasparenza a tutela dei produttori di salumi italiani, dall’altro, in tutti i negozi di alimentari ci sono centinaia di altri falsi Made in Italy. Queste imitazioni provenienti dagli altri paesi copiano le ricette originali utilizzando materie prime di scarsa qualità ed ottenendo spesso risultati insoddisfacenti.
Secondo l’indagine effettuata da Coldiretti, oltre agli insaccati e ai prosciutti vi sono anche tantissime imitazioni di formaggi, di conserve di pomodoro, dell’olio extravergine e persino del miele. Tra i prodotti taroccati vi è il pomodoro San Marzano prodotto in California, il Barbera bianco prodotto in Romania, il Marsala sudamericano e persino il Bardolino argentino.
Non dimentichiamoci poi del “falso miele” creato con sciroppo di zucchero e disponibile nei supermercati ad un prezzo stracciato e che penalizza fortemente l’apicoltura italiana. Già nel passato, l’ex ministro Paolo De Castro a capo della Commissione agricoltura europea aveva denunciato il commercio di prodotti realizzati con metodi artificiali e che non vengono neppure tassati al loro ingresso sul mercato europeo.
Il periodo di ripresa è sicuramente lungo e tortuoso, ma questa primissima vittoria sul Made in Italy promette un futuro migliore, in cui l’Italia può tornare ad essere tra i leader mondiali dell’alimentazione. Sicuramente il progresso della produzione e della commercializzazione alimentare è tutto incentrato sulla trasparenza e la libera tracciabilità delle materie prime.

