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Caltanissetta, Casa Rosetta: il 50° dell’ordinazione di don Vincenzo Sorce, la nostra celebrazione è nell’azione quotidiana

Redazione

Caltanissetta, Casa Rosetta: il 50° dell’ordinazione di don Vincenzo Sorce, la nostra celebrazione è nell’azione quotidiana

Lun, 06/07/2020 - 09:05

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All’inizio di questa settimana, lunedì 29 giugno, era il 50° dell’ordinazione sacerdotale di don Vincenzo Sorce, fondatore di quest’opera straordinaria che è Casa Rosetta. Ma il giubileo non c’è stato perché la vita terrena di don Vincenzo s’è purtroppo conclusa il 4 marzo dell’anno scorso. Restano ancora vivissimi i suoi insegnamenti, le sue opere, il suo esempio, il suo profetico “coraggio di osare” in un sacerdozio vissuto con straordinaria pienezza, profonda vocazione, indomabile intensità promuovendo speranza, fede, dignità della persona.

Le perduranti misure restrittive connesse con la pandemia da Covid-19 non consentono, o limitano, molto l’organizzazione di una manifestazione pubblica e Casa Rosetta se n’è astenuta (anche nel forte convincimento che una celebrazione o una manifestazione commemorativa – per quanto connessa con un evento o un personaggio importante e solennemente allestita – contenga un rischio di connotarsi di retorica o di aridità).

Siamo fortemente convinti, tuttavia, che la celebrazione di don Vincenzo e del suo pensiero, della sua visione e delle sue azioni sia – e debba essere sempre – scritta soprattutto concretamente nell’agenda quotidiana di chi opera a Casa Rosetta: dal presidente (chiamato con insistenza dallo stesso don Vincenzo quand’era in vita e non presagiva la sua prossima fine) ai dipendenti di più recente assunzione. La celebrazione più significativa è e dev’essere coerente testimonianza di continuità e di fedeltà alla missione che don Vincenzo si era scolpita nel cuore: l’attenzione e il servizio per gli “ultimi”, gli emarginati, i meno fortunati; sostenuta con altri due pilastri fondamentali: la spiritualità e la formazione. La celebrazione è stata, ed è, e sarà ancora, l’impegno giornaliero per guidare l’associazione nella non facile ma inevitabile mutazione da monocrazia carismatica a impresa sociale “normale” riscrivendo ruoli, organigrammi e responsabilità: condizioni necessarie per continuare a lungo e con solidità la sua missione, senza incertezze e fragilità organizzative, economiche, strutturali.

La celebrazione è stata ed è nelle scelte strategiche compiute affinché il codice etico non sia un semplice guarnimento ma la stella polare per guidare il lavoro quotidiano di tutti attraverso le nuove procedure interne che fissano con chiarezza ruoli, gerarchie, responsabilità. Sempre in un atteggiamento di disponibilità all’ascolto e al dialogo, e in coerenza con quanto previsto dalle leggi e dal contratto collettivo di lavoro e con il fondamentale rispetto dei lavoratori e dei loro diritti, e con la legittima aspettativa di reciprocità di rispetto dei doveri e del posto di lavoro. La celebrazione è stata ed è nella paziente azione collegiale per dare più equilibrio ai conti dell’associazione: attraverso la meditata revisione di alcuni costi, l’aggiornamento delle strategie, la valorizzazione di risorse che hanno già consentito a fine 2019 una significativa riduzione dell’indebitamento e una riscrittura delle prospettive di bilancio che assicura realistiche e lunghe prospettive di sostenibilità.

La celebrazione è stata ed è nel campo della formazione con un articolato e ragionato piano triennale e con iniziative in parte già avviate per la crescita professionale del personale e per la migliore valorizzazione delle risorse. La celebrazione è stata ed è, a volte, anche nella sofferta e lungamente meditata adozione di decisioni non gradevoli ma inevitabili e indispensabili per correggere qualcosa che non va e per evitare la cristallizzazione di insidiosi problemi. La celebrazione è, e sarà, in mille altre piccole e grandi azioni quotidiane individuali e associative mirate alla piena realizzazione della “mission” (che abbiamo voluto, peraltro, rafforzare nello statuto anche con il nominativo riferimento a don Vincenzo).

Siamo impegnati – oggi ancora più di prima – a lavorare perché l’Associazione continui a operare nella direzione indicata da don Vincenzo Sorce, con prestigio, indipendenza, impermeabilità a rischi d’inquinamento o devianza. È l’impegno condiviso di tutto il consiglio di direzione, è l’impegno della stragrande maggioranza di operatori e collaboratori, lavoriamo perché sia impegno costante di tutti. Sentiamo ancora forte e lacerante l’assenza fisica di don Vincenzo, ma sentiamo tra noi e con noi la fertile abbondanza della sua spiritualità. E – come scrivemmo già il giorno della sua dipartita terrena – “siamo determinati ad andare avanti con umiltà ma anche con forza, con una prospettiva ovviamente più collegiale ma solidamente unitaria, testimoni e prosecutori tenaci e leali di un’eredità di straordinario valore umano, spirituale, sociale”, preziosa soprattutto in un territorio assetato di cultura umana e scientifica e bisognoso di occupazione: oltre duecento persone hanno un posto di lavoro stabile a Casa Rosetta, che in questi tempi difficilissimi appare come un’oasi fortunata e un patrimonio collettivo da difendere con forza e tenacia; una realtà da vivere anche all’esterno come una risorsa preziosa per l’intero territorio, e non soltanto per i destinatari dei suoi servizi.

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