MUSSOMELI – Ci è pervenuta una lettera aperta del dott. Mario Difrancesco relativa al sistema di accoglienza immigrati che trascriviamo integralmente e portiamo all’attenzione dei lettori.
“Sta suscitando discussione, soprattutto sui social, l’articolo del Sindaco di Mussomeli circa il percorso accoglienza immigrati, e giustamente, le cronache locali ne danno notizia. Il problema nasce, par di capire, dalla possibilità di ospitare nel nostro paese un gruppo di migranti minorenni non accompagnati, da parte di organizzazioni cooperativistiche che si occupano di questo tipo di assistenza. Sostanzialmente la nota del Sindaco dice NO al progetto di accoglienza di minori perché ritiene che sia una forma improvvisata, gestita da enti che non hanno esperienza nell’integrazione sociale, che non hanno una rete sociale di riferimento, che è concepita solo come occasionale reddito, che non coinvolge l’ente locale. Nell’articolo pubblicato da un giornale on line di cronaca locale, vengono riportati alcuni commenti dei lettori, la maggior parte dei quali di solidarietà al sindaco e contrari alla possibilità di organizzare nel paese un centro di accoglienza. Qualcuno parla di vergogna per il paese che rinnega tale accoglienza, qualcuno di accoglienza privata da fare a casa propria, qualcuno ritiene che il Sindaco sia stato frainteso e che bisognerebbe parlarne non sull’onda della emotività né con luoghi comuni ma con dati di fatto e norme esistenti, e che in ogni caso le argomentazioni del Sindaco sono inequivocabili, altri che una discussione del genere debba essere fatta in sedi istituzionali, magari in consiglio comunale. Qualche altro sottolinea come il problema dell’accoglienza presenti gravi anomalie nella gestione, nella organizzazione, nella stessa legalità dei comportamenti. Come dargli torto! Le cronache nazionali riportano le indagini della magistratura su mafia capitale, sul cara di Mineo, su centri di accoglienza gestiti da politici e loro prestanome, sulle corruzioni per l’affidamento dei servizi. Sta di fatto che il Sindaco non è favorevole alla accoglienza altrimenti, penso, avrebbe fatto un ragionamento contrario per esempio dicendo “sono favorevole a condizione che….”. C’è chi si spinge più in là nei commenti e usa , verso chi è favorevole al progetto , il termine buonisti e radical chic di sinistra in senso offensivo, se non proprio dispregiativo, e sarcastico. Si avventura in una serie di considerazioni di tipo economico sociale e chiede “ dove eravate quando si manifestava contro la chiusura del punto nascita e del reparto di pediatria?” Non capisco cosa c’entri tutto ciò con gli immigrati, ma per la cronaca, eravamo in piazza con tutti gli altri, eravamo presenti durante l’occupazione dell’aula consiliare ed abbiamo parlato con le persone e con gli studenti ed eravamo contrari allo smantellamento del comitato di protesta. “ Perché non vi indignate per le tante famiglie con bambini piccoli che non riescono ad assicurare i generi di prima necessità?” , dice ancora, volendo creare confusione appositamente per non discutere del problema reale. E’ colpa degli immigrati se chi viene licenziato senza una giusta causa non può più essere reintegrato nel posto di lavoro? E’ colpa degli immigrati se i governi preferiscono salvare le banche e non i risparmiatori? E’ colpa degli immigrati se le imprese non rispettano i contratti e pagano con i vaucher e sfruttano il lavoro? E’ colpa degli immigrati se la strade sono un colabrodo? E’ colpa dei migranti se ogni ente pubblico dice di non avere fondi mentre c’è una evasione fiscale stimata in circa centoventimila miliardi e una corruzione che produce danni per sessanta miliardi? Si cambiano i termini della discussione, si fa confusione, si parla alla pancia della società per fare emergere le nostre frustrazioni più recondite. Ma qualcuno diceva anche, penso correttamente, di discutere di cose concrete, di norme, ed è bene che sia così. Il progetto di cui si parla, non vorrei sbagliare, dovrebbe essere aderente allo SPRAR, sistema di protezione per i richiedenti asilo e rifugiati, che costituisce una rete di centri c.d. di seconda accoglienza destinata ai richiedenti e ai titolari di protezione internazionale. Lo SPRAR si propone due obiettivi principali: (a) offrire misure di assistenza e di protezione al singolo beneficiario; (b) favorirne il percorso di integrazione attraverso l’acquisizione di una ritrovata autonomia.
Lo SPRAR è stato istituito ai sensi dell’art. 32 l. n. 189/2002, e in seguito a un protocollo d’intesa del 2001 stipulato dal Ministero dell’Interno, dall’ANCI e dall’Alto Commissariato Onu per i Rifugiati (UNHCR), che hanno cercato di razionalizzare i programmi di accoglienza in precedenza gestiti a livello locale. L’intera rete è coordinata e monitorata da un Servizio Centrale, gestito dall’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani (ANCI), in seguito ad una convenzione stipulata con il Ministero dell’Interno. Lo SPRAR è costituito dalla rete degli enti locali. I progetti prevedono l’accoglienza di singoli e/o famiglie in appartamenti o in centri collettivi, e lo svolgimento di una serie di attività per favorire la loro integrazione sul territorio. I servizi offerti dai singoli progetti territoriali dello SPRAR sono: assistenza sanitaria, assistenza sociale, attività multiculturali, inserimento scolastico dei minori, mediazione linguistica e interculturale, orientamento e informazione legale, servizi per l’alloggio, servizi per l’inserimento lavorativo, servizi per la formazione. Roba da paesi civili che riconoscono i migranti, e i minori in particolare, come soggetti di diritto.
I singoli progetti possono essere rivolti ai c.d. beneficiari ordinari, oppure ai c.d. vulnerabili (minori non accompagnati, nuclei monoparentali, vittime di tortura, beneficiari con disagio psichico), in presenza di condizioni fisiche o psicologiche che rendono particolarmente delicata l’attività di accoglienza e che richiedono interventi specifici.
Con un decreto governativo del 10 agosto 2016 viene favorita la stabilizzazione dei progetti sprar già attivi e lo snellimento delle procedure di accesso alla rete per nuovi enti locali che intendano farvi ingresso., al fine di stimolare una costante progettualità coinvolgendo tutti i soggetti qualificati attivi nel settore attraverso il coordinamento dei comuni.
Per quanto ne so io i comuni sono direttamente interessati ai progetti , sono loro che li approvano, e gli enti gestori devono essere accreditati presso la regione e possono partecipare ai bandi per le realizzazione dei progetti attraverso una gara pubblica.
I comuni attraverso il loro servizio sociale controllano il regolare svolgimento del progetto e intervengono in caso di abusi od inadempienze.
Dunque il problema diventa: Vogliamo o no attivare un progetto SPRAR nel nostro paese ? E questa è una scelta politica, della giunta e del consiglio comunale alla quale non si potranno sottrarre. Nella nostra realtà esistono già dei progetti SPRAR già attivi, e, mi pare, che le esperienze siano positive. Forse non sarebbe male, data la delicatezza della questione. aprire una discussione “istituzionale” invitando anche quelle realtà che tale esperienza vivono e, perché no, anche quelle persone che ne usufruiscono. Così, tanto per essere sinceri e trasparenti. (Mario Difrancesco)”

