CALTANISSETTA – Riceviamo e pubblichiamo.
Il Concilio Vaticano II°, cominciò l’11 ottobre 1962 fino al 1965 ed è stato il 21° e ultimo Concilio ecumenico. Oggi, c’è il Giubileo della Misericordia (dic.2015-nov. 2016) che ricorre a 50 anni dalla fine del Concilio Vaticano II°. Venerdì 22 aprile nel salone del museo Diocesano di Caltanissetta, in viale Regina Margherita, dalle ore 17,30 alle ore 19,30, Don Antonio Sciortino, l’attuale direttore del diffuso e popolare settimanale “FAMIGLIA CRISTIANA ha tenuto una significativa lezione su “Informazione e opinione pubblica alla luce del Concilio Vaticano II° e al tempo di Papa Francesco”. Don Sciortino ha affrontato parecchi temi inerenti alla rivoluzione dall’avvio della stagione Conciliare. Insomma “La traversata” è stato “un tragitto piuttosto lento e non sempre lineare”, ma ha avuto il merito di portare la Chiesa in mare aperto” e di farle “prendere il largo”. Pertanto, mi permetto di esporre un mio parere sull’argomento, la Chiesa con i nuovi traghettatori ha sicuramente risposto all’invito insistente dello Spirito Santo: DUC IN ALTUM! Esci dal tempio, prendi il largo, affronta in mare aperto. Un altro tema trattato da Don Sciortino riguarda il “segno dei cristiani che devono avere il coraggio di inginocchiarsi davanti a un Cristo di cartapesta” ma, io sostengo che questo non basta a volte da solo, bisogna dare ulteriori buoni esempi che, si imprimono nell’animo e si rendono più efficaci secondo il noto proverbio: verba movent, exempla trahunt (le parole incitano, gli esempi trascinano). Il segno del cristiano, ritengo sia innanzitutto importante, anzi fondamentale, richiamare il titolo dell’argomento: Informazione e opinione pubblica. Nel corso dei secoli gli uomini si sono fregiati di vari simboli per dimostrare che sono cristiani. Hanno portato distintivi all’occhiello, catenine al collo e persino adottato un particolare taglio di capelli. Ma c’è un segno di gran lunga migliore, un segno che non è stato ideato quale espediente da usarsi in particolari circostanze o in una data epoca. E’ un segno universale destinato a durare in tutti i tempi della chiesa, fino al ritorno di Gesù. Sapendo di essere sul punto di andarsene, Egli prepara i Suoi discepoli in vista degli avvenimenti futuri e mette in chiaro quale dovrà essere il segno che contraddistinguerà il cristiano. «Figliuoli è per poco che sono ancora con voi. Voi Mi cercherete; e, come ho detto ai Giudei: “dove vado Io, voi non potete venire”, così lo dico ora a voi, Io vi do un nuovo comandamento: che vi amiate gli unì gli altri. Come Io vi ho amati”, anche voi amatevi gli uni gli altri. Da questo conosceranno tutti che siete i Miei discepoli, se avete amore gli uni per gli altri»). Questo passo rivela il segno che Gesù indica per caratterizzare il cristiano, non in una sola epoca e in un dato posto, ma in ogni tempo ed in ogni luogo, fino al Suo ritorno. E’ un comandamento che può essere violato. E’ possibile essere cristiani senza manifestare il segno, ma se desideriamo che i non-credenti sappiano che siamo cristiani, dobbiamo mettere in evidenza questo segno. Il comandamento è di amare i cristiani, nostri fratelli. Occorre però ricordare anche l’altro imperativo che ci viene rivolto, che è quello di amare il nostro prossimo come noi stessi. Tutti gli uomini infatti, anche se non sono credenti, hanno un grande valore essendo creati ad immagine di Dio e dobbiamo perciò amarli. Questo è il succo della Parabola del Buon Samaritano.
Caltanissetta lì 24 aprile 2016 Carlo Sorbetto

