Mussomeli, rimossa la croce di Dozulè

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Dozulè, croce rimossaL’impiego di un potente flex ed una imbragatura collegata ad una gru hanno messo fine, dopo tre anni, alla breve vita della Croce di Dozulè. L’Amministrazione comunale, con un blitz mattutino, ha abbattuto l’installazione e con essa ha messo fine ad un incidente diplomatico con la Curia. Un gelo lungo tre anni tra Diocesi e Comune, originatosi nel maggio del 2011 quando la croce, emblema del culto di Dozulè (non riconosciuto dall’interezza della Chiesa), fu eretta sul colle che sovrasta l’Annivina, sul punto estremo in cui poggia la Terravecchia. A patrocinare l’opera un imprenditore genovese, Angelo Vecchione, che di passaggio a Mussomeli volle omaggiare la città donando la croce. Per la sua realizzazione coinvolse artigiani che gratuitamente la plasmarono in laboratorio e la piantarono nell’asfalto. Quando sui giornali spuntarono le prime immagini della croce celeste, dalla Curia arrivò immediatamente la censura. L’Amministrazione imbarazzata corse ai ripari, invitando prima con le buone e poi con le cattive lo sponsor dell’opera a rimuovere quell’insegna cristiana che i cristiani però ha finito per dividere. In tre anni il sindaco Calà si è affrettato a firmare una serie di ordinanze di rimozione, adducendo tra le giustificazioni l’assenza di autorizzazioni. Ma Vecchione da Genova, nel frattempo ammalato, non ha mostrato alcun interesse ad eseguire i comandi del Comune. In più in città è serpeggiata la convinzione di una maledizione pronta a calare su chiunque avesse osato abbattere quel simbolo di fede. E in tanti ci hanno creduto; e se l’operaio incaricato nelle operazioni è giunto fin da Mazzarino un motivo ci sarà. Ma c’è chi non crede alla maledizione, e sfida le credenze popolari. Si tratta dell’assessore Enzo Nucera, colui che ha curato l’intervento e che si è assunto la paternità del blitz di ieri. “La maledizione è un enorme sciocchezza. Dalla mia parte ho Dio, e chi ha Dio non teme nulla” ha sferzato Nucera. C’è chi sostiene che la giornata scelta ieri per effettuare l’operazione non sia stata casuale, ma ha anticipato di quattro giorni l’arrivo in città del vescovo. Nucera si schernisce quando sente parlare di pressioni da parte della Curia. “L’abbiamo abbattuta perché era un’opera abusiva. Abbiamo fatto rispettare la legge”. Di sicuro non ha voluto pubblicizzare l’intervento nelle ore precedenti, e ciò per evitare proteste. In primis dagli artigiani della Europrofile che concepirono l’opera. Coloro che in questi anni si sono fermamente opposti all’abbattimento. Non appena rimossa è stata tagliata in piccoli pezzi e trasportata in un magazzino attiguo alla Palestra comunale. La Croce di Dozulé è una croce cristiana che alcuni credenti desiderano venga eretta nel comune francese di Dozulé dove tra il 1972 e il 1978 Gesù sarebbe apparso per quarantanove volte a Madeleine Aumont. Dovrebbe essere tutta illuminata, alta 738 metri (pari alla quota del Golgota) con bracci di 123 metri. Quella mussomelese per l’esattezza è una Croce d’amore, riduzione in scala di 1 a 100. Il culto però è osteggiato da parte della Chiesa, che vede nei seguaci di Dozulè una vera e propria setta.