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Si alla decadenza del cavaliere. Berlusconi:””Decisione indegna”

Redazione

Si alla decadenza del cavaliere. Berlusconi:””Decisione indegna”

Ven, 04/10/2013 - 20:58

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ROMA – La Giunta delle elezioni del Senato dice si’ alla decadenza da senatore di Silvio Berlusconi. Il presidente e relatore, Dario Stefano, ha letto la decisione, a maggioranza, della Giunta il cui parere passera’ ora al voto dell’Aula del Senato per il definitivo e formale pronunciamento.
“Questa indegna decisione e’ stata frutto non della corretta applicazione di una legge ma della precisa volonta’ di eliminare per via giudiziaria un avversario politico che non si e’ riusciti ad eliminare nelle urne attraverso i mezzi della democrazia”, e’ stato il commento di Silvio Berlusconi. “La democrazia di un Paese si misura dal rispetto dalle norme fondamentali poste a tutela di ogni cittadino”, ha affermato il leader Pdl in una nota. “Violando i principi della Convenzione Europea e della Corte Costituzionale sulla imparzialita’ dell’organo decidente e sulla irretroattivita’ delle norme penali – ha accusa Berlusconi – oggi sono venuti meno i principi basilari di uno stato di diritto. Quando si viola lo Stato di diritto si colpisce al cuore la democrazia”.

SCHIFANI, DECISIONE POLITICA GIA’ SCRITTA
“Peggio del previsto. Il copione era stato gia’ scritto e se ne conosceva la trama ma si e’ andati oltre ogni limite di tollerabilita'”, e’ stato il commento di Renato Schifani. “Al verdetto politico, fondato sul pregiudizio e sull’odio verso Silvio Berlusconi, in palese violazione del principio della non retroattivita’ della legge penale sancito dalla Costituzione, oggi si e’ aggiunto l’intollerabile comportamento di un senatore che ha infranto il patto di riserbo dell’udienza pubblica dell’organismo parlamentare e inficiato cosi’ la legittimita’ della decisione”, ha dichiarato il presidente dei senatori del Pdl, facendo riferimento al messaggio postato su Facebook dal grillino Crimi nel corso della seduta.

“Un comportamento, questo, che avrebbe dovuto imporre lo stop ai lavori, come abbiamo richiesto al presidente Grasso. Ora spettera’ all’Assemblea del Senato evitare che si consumi definitivamente questo gravissimo vulnus costituzionale e regolamentare. Ci auguriamo che gli alleati di governo, Partito democratico e Scelta Civica, abbiano in quella sede un sussulto di responsabilita’ e respingano insieme al Pdl il pronunciamento odierno”.

STEFANO: NESSUN CONDIZIONAMENTO
“Nel merito non ci sono stati condizionamenti nel dibattito che e’ stato approfondito, importante e di dettaglio”. Lo sottolinea il presidente della giunta per le elezioni di palazzo Madama, Dario Stefano, con i giornalisti che tornano sul caso del post di Vito Crimi. “L’aula si esprimera’ in liberta’ di coscienza”, ha aggiunto Stefano che ha stigmatizzato in ogni caso “tutti i comportamenti sopra le righe in un senso o nell’altro”. Sui tempi tecnici che prevedono la stesura di una relazione da parte sua su cui la giunta dovra’ votare affinche’ venga trasmessa entro venti giorni alla presidenza del Senato, Stefano replica: “Il regolamento dice che ci sono venti giorni di tempo, io le rispondo che non so quante ore impieghero'”.

LEGALI DI BERLUSCONI:GRAVISSIMO PRECEDENTE CHE MINA STORIA DEMOCRATICA PAESE
“Violando i principi del giusto processo e della irretroattivita’ della legge penale si e’ creato un gravissimo precedente che mina profondamente la storia democratica del Paese e lo stato di diritto”. Lo affermano in una nota congiunta i legali di Silvio Berlusconi, Niccolo’ Ghedini, Franco Coppi e Piero Longo, commentando la decisione della Giunta del Senato.
“La decisione di una Giunta la cui maggioranza dei componenti gia’ aveva votato con chiare e molteplici dichiarazioni alla stampa, era del tutto prevedibile”, aggiungono i tre avvocati del Cavaliere. “Addirittura si e’ assistito a insulti in diretta nei confronti del Presidente Berlusconi da parte di uno dei componenti della Giunta che avrebbe dovuto non solo essere, ma anche apparire imparziale”, proseguono Ghedini, Longo e Coppi.
“Tanta era la fretta che non si e’ voluto ne’ investire la Giunta per il regolamento ne’ inviare gli atti alla Corte Costituzionale ne’ alla Corte di Lussemburgo ne’ attendere la decisione del ricorso a Strasburgo. Vi era evidentemente il timore che altri organismi potessero emanare statuizioni che modificassero la decisione gia’ assunta”, concludono i tre avvocati.

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