Dei numeri ad identificare le bare; su un paio di esse una foto senza nome attaccata col nastro adesivo. Su un’altra, piccolina, di noce, un orsacchiotto. All’interno è custodito uno dei corpicini partiti dalla Libia e mai giunti in Europa. Non si conoscono i loro nomi; non si conoscono le loro storie. Vittime ignote del mare, giunte in anonime casse dai colori e dalle forme quasi identiche. Mussomeli accoglie 24 delle centinaia di vittime della tragedia di Lampedusa e lo fa con sobrietà, senza clamori e con un cerimoniale essenziale. I feretri dei migranti annegati mentre sognavano una vita senza fame e povertà sono giunti nel pomeriggio di ieri al cimitero, trasportati sui carri funebri e sui furgoni delle agenzie mortuarie. Ad accoglierli, in un rispettoso silenzio, gli amministratori comunali, i volontari della Misericordia, i carabinieri. Nonostante siano state sigillate, dalle bare si sprigiona l’odore nauseabondo dei cadaveri, spinto dal vento ad invadere i viali del camposanto. I dipendenti comunali con le mascherine si danno da fare nelle tumulazioni. Don Sebastiano Lo Conte, cappellano del cimitero, benedice i feretri. “Anche se sono musulmani sono dei fratelli che pregano il nostro stesso Dio”. “Un pezzo di Africa da oggi si trova a Mussomeli” dice il sindaco Calà, che ai giornalisti sottolinea più volte il ruolo ritagliato dalle confraternite religiose e dalle congregazioni in questa
straordinaria pagina di solidarietà. “Mussomeli è la città che ha accolto il maggior numero di salme. E di questo dobbiamo ringraziare chi si è mobilitato”. I 24 loculi sono stati messi a disposizione da Fratres e Misericordia, dalle confraternite della Madonna dei Miracoli, Sant’Enrico, Carmelo, Madrice, dalle congregazioni di Gesù Giuseppe e Maria e San Francesco, dalla parrocchia di Cristo Re e persino una famiglia, quella di Giuseppe Barba, ha voluto offrire uno spazio della tomba di famiglia per dare sepoltura a chi è morto rincorrendo un futuro migliore.
di Redazione 3
Dom, 15/03/2026 - 08:51

