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La Giunta che non c’è: …chi amministra San Cataldo?

Redazione

La Giunta che non c’è: …chi amministra San Cataldo?

Mar, 08/10/2013 - 14:01

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SAN CATALDO – Quello offerto ieri tra i banchi della Giunta comunale di San Cataldo è stato uno spettacolo demoralizzante. Non c’è bisogno di richiamare alla mente la difficoltà contingente, che è nazionale e soprattutto locale, per sottolineare che ogni singolo giorno, ogni lavoro, ogni discussione, ogni possibilità, diventa una risorsa imprescindibile per realtà piccole e povere come San Cataldo.
Di più, il contesto sociale è talmente in fibrillazione, la sfiducia nella politica così elevata, che sarebbe doveroso per ogni rappresentante politico, che faccia riferimento a un partito o meno, dare dei segnali forti e inequivocabili di serietà, impegno e responsabilità.
Nulla di tutto ciò è accaduto ieri quando, con un Consiglio praticamente al completo (mancavano soltanto il consigliere Maurizio Lombardo e il dimissionario consigliere Settimio Culora), i banchi della Giunta sono rimasti desolatamente vuoti. Nonostante 24 interrogazioni, di cui 6 mozioni di indirizzo e 4 interrogazioni; nonostante fosse stata presentata una delibera di giunta con richiesta di prelievo. Non c’era il sindaco pro tempore Giuseppe Anzalone, non c’era l’assessore al Bilancio Lorena Leonardi, non c’era l’assessore all’ambiente territorio e sviluppo economico Giuseppe Mazza (ricordiamo che l’ex Sindaco Franco Raimondi e l’ex vice-sindaco Gianfranco Scarciotta non avevano titolo a presenziare, vista l’efficacia delle loro dimissioni).
Un atto che di per sé si configura come gravissima mancanza di rispetto nei confronti delle istituzioni e soprattutto nei confronti di quei (pur pochi) cittadini che, da casa in streaming e sugli spalti dell’aula Sen. Giuseppe Alessi, vogliono essere informati dell’attività amministrativa del comune. Mancanza di rispetto tanto più molesta e fastidiosa se si considera che ancora gli assessori in carica sono regolarmente remunerati a spese di tutti i cittadini.
Fortissime le critiche che sono partite dai banchi dei consiglieri. Giuseppe Scarlata ha parlato espressamente di una attività amministrativa bloccata e di una città paralizzata e ostaggio della Giunta; focoso l’intervento di Pio Naro che, senza mezzi termini, ha parlato di personaggi ridicoli, irresponsabili e vigliacchi, argomenti poi ripresi e ribaditi dai consiglieri Romeo Bonsignore e Marcello Frattallone, che ha ricordato di non avere mai assistito a una scena del genere. Più composto, ma senza risparmio sulle doverose critiche, l’intervento del consigliere Giampiero Modaffari che ha evidenziato come l’assenza dell’intera Giunta rendesse impossibile trattare molti punti all’ordine del giorno, richiedendo un voto sul rinvio del Consiglio Comunale e che lo stesso venga convocato solo dietro garanzia di presenza della Giunta o a nomina del Commissario già effettuata. Più sfumate e buoniste le posizioni dei consiglieri Giuseppe Bonelli e Carlo Raimondi. A seguito della votazione, dopo due ore di lavori, la seduta viene rinviata a data da destinarsi.
Tutti i consiglieri hanno dato comunicazione al segretario di voler rinunciare al gettone di presenza.
Un’occasione mancata per dare un segnale positivo dopo settimane di sterili chiacchiere, di lotte a colpi di comunicati, di dimissioni per certi versi ancora non spiegabili (almeno nei tempi, se non nella sostanza), ripicche, accuse e rimproveri.

Il Consiglio si era aperto con un minuto di silenzio per le vittime di Lampedusa, argomento trattato in tutti i discorsi dei consiglieri. Subito dopo, il presidente del consiglio Cristoforo Amico ha dato lettura del messaggio di Settimio Culora, con il quale ha presentato le proprie dimissioni, motivandole con argomenti squisitamente politici: l’ex consigliere Culora ha ricevuto apprezzamenti da più parti per la serietà dell’impegno, l’equidistanza, lo spirito collaborativo e il garbo con cui ha partecipato alla vita politica attiva della città.

Alberto Di Vita

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