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Il giallo di Salvatore Falzone. La recensione di “Piccola Atene” su il Foglio.it

Redazione

Il giallo di Salvatore Falzone. La recensione di “Piccola Atene” su il Foglio.it

Mer, 02/10/2013 - 20:24

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CALTANISSETTA – Nessuno ne esce bene da questa storia. Tutti hanno uno scheletro nell’armadio, forse anche il giovane protagonista, Gaspare Lazzara, improvvisato investigatore a Caltanissetta, un velleitario troppo codardo per scegliere di diventare un eroe per come gli avvenimenti di cui si trova ad occuparsi, richiederebbero.
Questo di Salvatore Falzone è un “noir curiale”. Il titolo è citazione. E’ la definizione ironica e malinconica della Caltanissetta tra gli anni Trenta e Sessanta crogiuolo di brillanti intelligenze, luogo di incontro di scrittori come Sciascia e Brancati, politici come Pompeo Colajanni e i fratelli Macaluso, intellettuali, storici della filosofia, docenti di arte. Nessuno dice la verità in queste pagine, i cui eventi si snodano dalla domenica, giorno dell’inaugurazione di un centro commerciale alle porte della città, al lunedì successivo. Il cavaliere Edoardo Alvaro, padrone del centro commerciale, poco prima di salire sul palco per i saluti di rito, muore. Si pensa a un infarto ma Gaspare Lazzara, un giovane di trent’anni, come oggi si usa dire con bizzarro ossimoro, vuole saperne di più. Non ha un vero lavoro ma si trastulla con il suo blog al quale affida le denunce degli intrallazzi dell’onorevole Salomone per cui pure, in passato, aveva fatto campagna elettorale in cambio di una promessa di lavoro mai mantenuta. Ora però il tanto sospirato contratto a tempo indeterminato è arrivato.
Il vescovo della città, famoso per le sue battaglie contro Salomone e paladino dell’antimafia, sostenitore del suo impegno nel denunciare le malefatte dell’onorevole, gli offre di diventare il suo addetto stampa.
Ma in quella terra, si sa, ognuno ha almeno due facce. Il Salomone, che si scopre essere socio occulto di Alvaro, è meno colpevole di quanto si pensi. La segretaria dell’onorevole è la sua amante, ma ormai sa troppe cose e va a raccontarle proprio a Gaspare. La famiglia Cammarata, rivale di Alvaro nell’affare colossale del centro commerciale, è a capo di una cordata di imprenditori di specchiata onestà, la cui sede è stata oggetto di un attentato dinamitardo. Ma i Cammarata sono ricattati dal vescovo che minaccia di denunciarli perché la bomba se la sono messi da soli. Il vescovo antiracket si fa pagare profumatamente la propria omertà per pagare, a sua volta, il silenzio di umili genitori di bambini abusati dal suo segretario, un sacerdote da coprire perché addentro ai pasticci della curia. Il consulente legale del vescovo, Antonio Arnone, è socio occulto di Salomone nell’affare del centro commerciale. Intanto, per conto dell’onorevole, spia i Cammarata e manda un biglietto anonimo al vescovo in cui minaccia di rivelare tutto sui bambini abusati. Convoca Gaspare ammonendolo a lasciar perdere le sue indagini e rivelandogli che a mandarlo è proprio il vescovo… Caltanissetta è Qalat al-nis, Castello delle donne. Arnone racconta a Gaspare che la città è collocata esattamente al centro dell’isola e da sempre ne è il perno, che tiene tutto in un equilibrio che mai va turbato: “Ciò che non si vede è sempre più vero e più importante di ciò che si vede”.
Il romanzo si chiude il lunedì, primo giorno di lavoro del protagonista in curia. Il primo comunicato che il vescovo gli chiede di scrivere riguarda la tragica morte della segretaria di Salomone, volata giù da un viadotto per aver perso il controllo dell’auto che guidava. Per un attimo Gaspare vorrebbe cambiare il contenuto del comunicato, scrivere quello che sa. Ma ha ragione Arnone: “Per diventare un eroe non c’è bisogno di rompere l’equilibrio delle cose. ‘Basta parlare di legalità, diventare amico di sbirri e magistrati, spedirsi a casa due proiettili in busta ed è fatta’”. Oppure diventare l’addetto stampa del noto vescovo antiracket.(Il Foglio.it)

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